LE TRE VIRTU' TEOLOGALI :
LA SPERANZA
La Speranza nell’Antico Testamento

La Speranza è attesa e fiducia che si realizzi quanto il nostro cuore desidera e quanto ci è stato promesso.
Origine e modello della nostra Speranza è il patriarca Abramo, il quale, contro ogni speranza umana, credette alla promessa divina e così divenne padre di molti popoli (cfr Rm 4.18).
O Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe,
noi crediamo in te e ti adoriamo;
noi speriamo in te, mostraci il tuo volto;
noi amiamo te, fa’ che siamo tuoi figli per sempre.
I testi dei salmi e di molti profeti hanno fatto balenare, al Popolo Eletto, la speranza di una terra felice. Così la descrive liricamente Isaia:
Si rallegrino il deserto e la terra arida,
esulti e fiorisca la steppa.
Come fiore di narciso fiorisca;
si canti con gioia e con giubilo.
Allora si apriranno gli occhi dei ciechi
e si schiuderanno gli orecchi dei sordi.
Allora lo zoppo salterà come un cervo,
griderà di gioia la lingua del muto (cf Is 35,1-2.5-6).
Poco alla volta, però, si è venuta rafforzando nel cuore degli Ebrei la certezza che la vera Speranza è rivolta alla vita eterna in Dio. Così, infatti, rispondono tutti i sette fratelli Maccabei, e la loro madre, al persecutore che li ha condannati a una terribile morte: “Tu, o scellerato, ci elimini dalla vita presente, ma il re del mondo, dopo che saremo morti per le sue leggi, ci risusciterà a vita nuova ed eterna” (cf 2 Maccabei 7,1-15).

Preghiera

Ascolta la mia preghiera, Signore,
In te la mia speranza.
Porgi l’orecchio al mio grido,
non essere sordo alle mie lacrime.
Per tutti i tuoi figli che hai riscattati, Signore,
prepara una via santa,
perché, liberati da ogni peccato, la percorriamo
con giubilo fino lassù, dov’è la tua dimora:
là fuggiranno tristezza e pianto.


La Speranza nel Nuovo Testamento

Dio, fondamento e termine di ogni speranza, realizza le sue promesse dando alla terra il suo Figlio. In Lui e per mezzo di Lui gli uomini da Lui amati appagheranno i loro desideri più profondi.
Con la Fede noi crediamo in Dio e in Lui ci abbandoniamo in perfetta libertà. Con la Speranza viviamo nella sicura certezza di possedere un giorno il Regno dei cieli e la vita eterna, perché soltanto lì realizzeremo la nostra piena felicità.
La Fede e la Speranza hanno bisogno del sostegno indispensabile della Carità. Queste tre Virtù sono come tre sorelle: quando una agisce ha sempre bisogno dell’accompagnamento delle altre due.
Scrive San Paolo: “Dobbiamo sempre ringraziare Dio perché la vostra fede cresce rigogliosamente e abbonda la vostra carità vicendevole. Questo è un segno di Dio, che vi proclamerà degni del Regno eterno, a noi promesso, per il quale ora soffrite” (cf 2 Ts 1,3-5).
E in un altro passo: “Vivete in pace tra voi. Vi esortiamo, fratelli: correggete gli indisciplinati, confortate i pusillanimi, sostenete i deboli, siate pazienti con tutti. Guardatevi dal rendere male per male, ma cercate sempre il bene tra voi e con tutti. State sempre lieti, pregate incessantemente, in ogni cosa rendete grazie a Dio” (1 Ts 5,13-18).
La nostra Speranza è vera potenza dello Spirito, e cioè virtù teologale, quando viviamo rettamente e con coraggio il Vangelo. Gesù c’insegna a vigilare e a pregare per non lasciarci scardinare l’anima. Per questo, dobbiamo gettare via le opere delle tenebre, cioè il peccato, e rivestirci della luce che viene dalla Parola di Dio. Comportiamoci con onestà in tutti i nostri affari, alla luce del sole, perché i nostri nemici non abbiano da criticare e condannare la Speranza cristiana. Via dunque, impurità e licenze, contese e gelosie, superstizioni, imbrogli, odio e avarizia.

Un soliloquio di Santa Teresa di Gesù

“Spera, anima mia, spera. Tu non conosci il giorno né l’ora. Veglia premurosamente, tutto passa in un soffio, sebbene la tua impazienza possa rendere incerto ciò che è certo, e lungo un tempo molto breve. Pensa che quanto più lotterai, tanto più proverai l’amore che hai per il tuo Dio e tanto più un giorno godrai con il tuo Diletto, in una felicità e in un’estasi che mai potranno aver fine”.

Gesù Cristo è la nostra Speranza

“Giovanni Battista fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l’agnello di Dio!». Due suoi discepoli, Andrea e Giovanni, sentendolo parlare così, seguirono Gesù. Gesù allora si voltò e, vedendo che lo seguivano, disse: «Che cercate?». Gli risposero: «Rabbì (che significa maestro), dove abiti?». Disse loro: «Venite e vedrete». Andarono dunque e videro dove abitava e quel giorno si fermarono presso di lui. Erano circa le quattro del pomeriggio” (Gv 1,35-39).
La Speranza non è soltanto la virtù teologale che ci fa pregustare la vita eterna donandoci la grazia necessaria per meritarla ma, ancora più, è la meravigliosa esperienza di vita alla quale siamo chiamati dallo stesso Gesù: vivere in compagnia con Lui, ascoltandolo e nutrendoci di Lui, nel nostro cammino terreno, per poi goderlo per sempre in Paradiso.
Inoltre, la Speranza è la salvezza che Gesù è venuto a portare all’uomo, in tutta la sua realtà umana, e lo ha dimostrato passando per la Palestina, nel beneficare i poveri e i malati.
Il Signore Gesù, però, non vuole mettere nel nostro cuore l’attesa miracolosa di un paradiso terrestre, ma la sicurezza che Dio è al nostro fianco, come scudo e baluardo, consolazione e tenerezza d’amore, in questa vita nella fede, nell’altra nella visione.
Iniziando la sua predicazione, Gesù annuncia le “Beatitudini”, fondamento e fine dei suoi insegnamenti e della sua stessa opera di salvezza. Queste ci orientano al Cielo e sono regola di vita cristiana. Il cammino che conduce a questa” terra nuova” è pieno di prove, piccole e grandi, che noi possiamo affrontare e superare con Lui e per Lui. Beati, dunque, coloro che seguono il Maestro, il quale, per la sua bontà e per la sua passione, ci tiene ben stretti in questa Beata Speranza che non delude mai. La ripetizione di “Beati…Beati...”, sono come le forti radici dell’albero della Speranza, le quali penetrano nel profondo della nostra vita, ci rendono sicuri nelle tribolazioni e lieti in Dio.

Preghiamo (cf Mt 11,25-30)

Benedetto sei tu, o Padre,
Signore del cielo e della terra,
perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti
e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli.
Sì, o Padre, perché così è piaciuto a te.
Il tuo giogo, Signore Gesù, è dolce
e il tuo carico leggero.
Ecco, veniamo a te, affaticati e oppressi,
per trovare in te ristoro e consolazione,
e imparare a essere miti e umili di cuore,
come lo sei tu.

Preghiamo Maria Speranza nostra

Salve, o Regina, madre di misericordia; vita, dolcezza e speranza nostra, salve.
Con la confidenza di figli, ci rivolgiamo a te, Maria, Madre nostra, tutta misericordia. Quello che diciamo in situazioni particolarmente difficili alle nostre mamme lo diciamo ancor più a te che sei la Madre di Gesù. Tu sei la nostra vita, e noi cerchiamo solo questa; tu sei la nostra dolcezza, e noi attendiamo da te un sorriso, una carezza; tu sei la nostra speranza, ti chiediamo di rafforzarla, perché se perdiamo questa perdiamo tutto.
A te ricorriamo, noi esuli figli di Eva: a te sospiriamo gementi e piangenti in questa valle di lacrime.
Ci sono momenti nella vita dell’uomo che ci costringono a invocare la mamma. Ora, siamo lontani dalla patria celeste e sempre bisognosi delle grazie per meritarla. Per questo tendiamo a te le mani. Disperazione, gemiti strazianti si elevano dal cuore di tante madri e forti grida e lacrime da tanti figli. Chi ci libererà da questi lacci di morte? Se tu non ti muovi, siamo perduti.
Orsù dunque, avvocata nostra, rivolgi a noi quegli occhi tuoi misericordiosi.
O Maria, sii tu colei che ci difende dall’attaccamento del peccato e dalle insidie del maligno. Rivolgi verso di noi il tuo sguardo pieno di bontà e di compassione. Così accenderai nel nostro cuore la beata speranza del Paradiso.
E mostraci dopo questo esilio Gesù, il frutto benedetto del tuo seno.
Presentaci, dunque, il tuo Figlio benedetto, frutto del tuo grembo, Gesù, nostro caro e unico Salvatore. Il suo nome è dolcissimo, il suo volto è adorabile e il suo amore ci renderà sazi per sempre.
O clemente, o pia, o dolce Vergine Maria.

Che cos’è la Virtù Teologale della Speranza

Lo diciamo nell’Atto di Speranza: “Mio Dio, spero dalla tua bontà, per le tue promesse e per i meriti di Gesù Cristo, nostro Salvatore, la vita eterna e le grazie necessarie per meritarla con le buone opere, che io debbo e voglio fare. Signore, che io possa goderti in eterno”.

                                                              Don Timoteo Munari SDB


RIVISTA MARIA AUSILIATRICE 2002-2
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