LE VIRTU' CARTINALI:
LA FORTEZZA / 6

Il perdono: la forza di Dio

Gesù ci ha insegnato quello che egli stesso ha fatto: Amate i vostri nemici, perdonate a quelli che vi odiano, non condannate, non giudicate, la misura che userete con gli altri sarà usata con voi (Lc 6).
Il Padre perdona il figlio che ha sperperato tutto il patrimonio ricevuto, gli corre incontro, lo abbraccia e fa festa (Lc 15).
Gesù si prende cura personalmente della pecora che si era smarrita. Come se quel tuo figlio, o buona mamma che leggi, che non va più a Messa, o che bestemmia, o si droga, o è in carcere, o si divide da sua moglie, fosse l’unico al mondo da salvare. Gesù si interessa con maggior amore che non il nostro e con sicura efficacia, nei tempi e nei modi che egli conosce.
Verso l’uomo peccatore, il Padre non sa usare altro che la misericordia. Egli attinge al sangue del suo Figlio e alla potenza amorosa dello Spirito Santo e mi perdona sempre all’unica condizione che io riconosca il mio peccato.
Gesù ha proclamato con decisione: “Il Figlio dell’uomo ha il potere sulla terra di rimettere i peccati” (Mc 2,10), e in virtù di questa sua autorità egli, subito dopo la sua Risurrezione, apparendo ai discepoli, disse: “Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi”. E dopo avere detto questo, alitò su di loro e disse: “Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi” (Gv 20,21-23). Dunque la Fortezza di Dio passa dal Padre al Figlio, nello Spirito Santo, perché diventi perdono, misericordia, compassione, guarigione, e dal Figlio Gesù passa al “Ministero Apostolico”, perché diventi riconciliazione con Dio, piena di compassione, misericordia e guarigione.
Il brano della lettera ai Corinzi (2 Cor 5,11-21), è chiaro e racchiude una decisione divina che non ammette incertezze, dubbi, equivoci, contestazioni: “Dio ci ha riconciliati con sé mediante Cristo e ha affidato a noi il ministero della riconciliazione” (2 Cor 5,18).
Questo insegnamento è ben racchiuso nella formula di assoluzione usata nella Chiesa Cattolica, al termine di ogni confessione:
“Dio Padre di misericordia, che ha riconciliato a sé il mondo nella morte e Risurrezione del suo Figlio, e ha effuso lo Spirito Santo per la remissione dei peccati, ti conceda, mediante il ministero della Chiesa, il perdono e la pace. E io ti assolvo dai tuoi peccati nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo”.

Preghiamo con il Salmo 116

Amo il Signore perché ascolta
il grido della mia preghiera.
Verso di me ha teso l’orecchio
nel giorno in cui lo invocavo.
Mi stringevano funi di morte,
ero preso nei lacci degli inferi.
Mi opprimevano tristezza e angoscia
e ho invocato il nome del Signore.
Buono e giusto è il Signore,
il nostro Dio è misericordioso.
Il Signore protegge gli umili:
ero misero ed egli mi ha salvato.
Ritorna, anima mia alla tua pace,
poiché il Signore ti ha beneficato,
egli ti ha sottratto alla morte.
Camminerò alla presenza del Signore
sulla terra di viventi.

Dobbiamo chiedere sempre la fortezza allo Spirito Santo

La preghiera, la parola dei Vangeli, l’Eucaristia, la Croce, la Riconciliazione, tutti i Sacramenti, sgorgati dal Cuore di Gesù e consegnati alla Chiesa, portano in se stessi la misericordia e la compassione, la guarigione e la potenza di Dio con l’abbondanza dello Spirito Santo.
Quello che avvenne in Gesù Cristo, fatte le debite proporzioni, avviene anche in noi. Lo Spirito Santo ha guidato e sorretto Gesù fin dagli inizi della sua vita terrena. Dallo Spirito Santo fu condotto nel deserto (Lc 4,1). Gesù ritornò in Galilea con la potenza dello Spirito Santo (Lc 4,14). Ogni cosa Gesù ha operato con lo Spirito Santo e la potenza del Padre, fino alla Croce, anzi fino alla Risurrezione, come bene riassume San Pietro in uno dei suoi discorsi: “Dio consacrò in Spirito Santo e potenza Gesù di Nazaret, il quale passò beneficando e risanando tutti coloro che stavano sotto il potere del diavolo” (At 10,37-38).
Il cristiano non può fare a meno né dell’amore dello Spirito Santo, né della potenza del Padre, né della fedeltà del Signore Gesù. Gli sposi cristiani devono guardare a Gesù Cristo, il quale ci ha amati con coraggiosa fedeltà, fino a essere inchiodato sulla Croce e ivi morire. Per imitarlo ed essere degni di lui, dobbiamo chiedere soccorso allo Spirito Santo, perché riscaldi giorno dopo giorno il nostro amore e bruci ogni egoismo, e ci dia una forte decisione perché in tutte le famiglie ci sia comunione di cuori e di beni, di sentimenti, di gioie e di dolori.
Il matrimonio non è un volontariato. Così fare il prete o la suora non è un volontariato. Egualmente non bisogna sfuggire alle responsabilità della vita. Ognuno ha la sua chiamata. Ma ogni chiamata richiede sempre una coraggiosa fedeltà. Quella fedeltà che è la forza dello Spirito Santo.

Preghiamo così:

Vieni, o Spirito Creatore,
visita le menti di coloro che ti appartengono,
e riempi di te stesso i cuori che hai creato, perché ognuno veda ciò che deve fare e abbia la forza di compiere ciò che ha veduto, e donaci di testimoniare ai fratelli con la nostra vita, la forza della tua presenza.

                                                                   Don Timoteo Munari SDB


RIVISTA MARIA AUSILIATRICE 2003-4
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