LE TRE VIRTU' TEOLOGALI:
LA FEDE
“Simon Pietro, servo e apostolo di Gesù Cristo, a coloro che hanno ricevuto in sorte con noi la stessa preziosa fede per la giustizia del nostro Dio e salvatore Gesù Cristo: grazia e pace sia concessa a voi in abbondanza nella conoscenza di Dio e di Gesù Signore nostro” (1 Pr 1,1-2). Così incomincia San Pietro la sua seconda lettera. Siamo invitati a conoscere la “virtù teologale della fede” e a domandarci se crediamo davvero, non a parole ma con i fatti.
La virtù teologale della “fede” viene messa in relazione con la “salvezza”, promessa e comunicata agli uomini dal Dio di Abramo. Fede e Salvezza, unite in modo indissolubile, disegnano tutta la nostra storia, con la prospettiva del ritorno al Padre, creatore del cielo e della terra.

La fede di Abramo

La Bibbia dell’Antico Testamento descrive la storia dell’Alleanza voluta da Dio con il popolo d’Israele, a partire dalla storica chiamata di Abramo fino all’arrivo del Messia. La fede è, pertanto, l’accettazione di questo preciso piano di salvezza; è il “sì” all’unica salvezza dell’unico Dio Salvatore. Praticamente il “popolo eletto” si impegnava ad accettare la Parola di Dio e la sua legge, come unica guida nel suo cammino terreno.
Il cammino di Abramo verso il monte Moria, è il cammino lungo e pieno di silenzi della fede di un uomo che ha voluto obbedire alla voce di Dio. Il comando: “Prendi tuo figlio, il tuo diletto che tu ami e va’ nel territorio di Moria e offrilo in olocausto”, era straziante. Ma nonostante l’angoscia sua e del figlio, Abramo non si è fermato. Questo è il breve colloquio di fede fra i due: “Padre mio, disse Isacco, ecco il fuoco e la legna, ma dov’è l’agnello per l’olocausto?”. “Figlio mio – rispose Abramo –, Dio si provvederà da sé l’agnello per l’olocausto”.
La fede non si fonda su risorse umane ma sulla parola di Dio. Fu così che Abramo, per la sua grande fede, è diventato il padre e il modello di tutti i credenti.

Preghiamo insieme:

Canterò senza fine le grazie tue, Signore,
con la mia bocca
annunzierò la tua fedeltà nei secoli,
perché hai detto:
“La mia grazia rimane per sempre”;
la tua fedeltà, o Dio, è fondata nei cieli (cf Sal 88).
Sei tu il mio Dio e ti rendo grazie.
Sei il mio Dio e ti esalto (cf Sal 117).

Nel tempo stabilito Dio ha mandato il suo Figlio

In uno dei suoi sogni, il Profeta Daniele vide una pietra che si staccava dal monte, ma non per mano d’uomo, e che andò a sbattere contro i piedi di una grande statua, simbolo dei regni della terra, e la frantumò. Egli ne dà questa spiegazione: “Il Dio del cielo farà sorgere un regno che non sarà mai distrutto e che stritolerà e annienterà tutti gli altri regni, mentre esso durerà per sempre” (cfr Dn 2,31-45).
Gesù Figlio di Dio è quella pietra. Egli stesso lo afferma citando il Salmo messianico 117,22: “La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata testata d’angolo”, e soggiunge: “Chiunque cadrà su questa pietra si sfracellerà e a chi cadrà addosso, lo stritolerà” (Lc 20,17-18). Le Scritture del Nuovo Testamento ci descrivono la reale venuta del Messia atteso: Gesù Cristo. Da questo momento la storia della salvezza è tutta incentrata sul Figlio della Vergine Maria di Nazaret, concepito per opera dello Spirito Santo e nato a Betlemme in Giudea. Egli è l’Unico Salvatore del mondo, inviato a noi dal Padre celeste. La nostra fede sgorga, pertanto, come acqua limpida, dalla fontana che è Cristo, il quale ha proclamato: “Il tempo è compiuto, il Regno di Dio è già qui. Convertitevi e credete al Vangelo” (cfr Mc 1,15). La salvezza e l’amore di Dio Padre sono, perennemente, alla portata di tutti, nella persona del Figlio suo Gesù.

Gesù unico nostro Salvatore

La fede è obbedienza amorosa e fiduciosa al Padre di ogni bene. Non è servilismo. Anzi. Con l’aiuto dello Spirito Santo, il credente si accosta a Dio e compie la sua volontà in piena e cosciente libertà, come una scelta sua personale, perché si sente figlio. Allo stesso modo di Gesù, il quale si offrì liberamente alla sua passione, per la gloria del Padre e per la nostra salvezza.
Prima di affrontare la sua passione, Gesù pregò e supplicò accoratamente il Padre per tutti coloro che avrebbero creduto in lui, mediante la parola dei suoi Discepoli (cfr Gv 17,20-21). Egli ha pregato, dunque, per tutti noi che accogliamo lui stesso in persona e i suoi insegnamenti, arrivati fino a noi per mezzo degli Apostoli e dei loro successori. E perché pregò così? Primo: perché “tutti siano uno come tu, Padre, sei in me e io in te, affinché siano anch’essi in noi”. Secondo: “perché il mondo creda che tu mi hai mandato”.
Noi non siamo chiamati a credere come se fosse un affare puramente personale, Noi crediamo, un cuor solo e un’anima sola, in perfetta sintonia, senza divisioni, nell’unità della Chiesa, che è il corpo di Cristo. Formiamo una cosa sola con le tre Persone divine e, se siamo uniti, il mondo stesso conoscerà che il Padre ha mandato il suo Figlio sulla terra per salvare tutte le creature umane.

Preghiamo insieme:

Credo in te, Gesù, vero Dio e vero uomo.
Tu sei l’Unigenito Figlio
che il Padre ha donato a noi.
Solo tu hai detto:
“Io sono la risurrezione e la vita”.
Gesù, credo che tu sei l’unico nostro Salvatore.
Voglio vivere in comunione con il Padre tuo.
Bramo vivamente di vedervi tutti e Tre,
Padre e Figlio e Spirito Santo, a faccia a faccia.

Come deve essere la nostra fede?

La fede, dunque, esige che aderiamo alla persona di Gesù Cristo, morto e risorto, perché la nostra salvezza è il frutto glorioso della sua umiliazione nella morte di croce e della sua risurrezione dai morti. Credere vuol dire accettare pienamente il dono della fede, regalo esclusivo della grazia divina.
La fede deve essere un atto della nostra intelligenza, la quale è in grado di conoscere la verità storica dell’incarnazione del Figlio di Dio e di quanto egli ci ha detto.
La fede è un atto della nostra volontà che investe tutta la persona umana. Crediamo in Gesù a oltranza, testimoniandolo con la nostra vita. Gesù, infatti, è l’unico Salvatore del mondo: “Ti consiglio di portare questa fede con te come una provvista da viaggio per tutti i giorni della tua vita, e di non accettare mai altri insegnamenti al di fuori del Credo cattolico. Cerca di ritenere a memoria il Credo. Esso non è stato fatto secondo capricci umani, ma è il risultato di una scelta dei punti più importanti di tutta la scrittura. Essi compongono e formano l’unica dottrina della fede. E come un granellino di senapa, pur nella sua piccolezza, contiene in germe tutti i ramoscelli, così il Credo contiene, nelle sue brevi formule, tutta la somma di dottrina che si trova tanto nell’Antico quanto nel Nuovo Testamento” (dalle catechesi di San Cirillo di Gerusalemme, IV secolo).

La fede e le opere

“Che giova, fratelli miei, scrive San Giacomo Apostolo, se uno dice di avere la fede ma non ha le opere? Forse che quella fede può salvarlo? Se un fratello o una sorella sono senza vestiti e sprovvisti del cibo quotidiano e uno di voi dice loro: ‘Andatevene in pace, riscaldatevi e saziatevi’, ma non date loro il necessario per il corpo, che giova? Così anche la fede: se non ha le opere, è morta in se stessa. Abramo, nostro padre, non fu forse giustificato per le opere, quando offrì Isacco, suo figlio, sull’altare? Vedi che la fede cooperava con le opere di lui, e che per le opere quella fede divenne perfetta” (cfr Gc 2,14-26).

Preghiamo con Maria Madre di Dio (Lc 1,46-55)

“Allora Maria disse: Eccomi, sono la serva del
Signore, avvenga di me secondo quanto hai detto” (Lc 1,38).
O Padre, effondi su di me il tuo Spirito, e sarò lieto di fare sempre la tua volontà, e avrò la pace.
“L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio Salvatore”.
La cosa più bella che voglio fare è lodare e benedire il mio Dio in ogni circostanza della mia vita.
“Egli ha guardato l’umiltà della sua serva. D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata”.
Se Maria, la Madre del mio Signore, è la tua
serva, chi sono io povero peccatore dalla dura cervice?
“Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente e Santo è il suo nome”.
Grazie, Signore, perché hai fatto anche di me cose grandi. Tu mi vuoi santo e mi dai la forza di amare tutti anche i miei nemici.
“Il Signore ha disperso i superbi e ha innalzato gli umili”.
Vieni in mio soccorso, o Dio, e abbatti il mio io, il mio orgoglio.
“Ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote”.
Non finirò mai di dirti grazie con tutto il cuore, o mio Signore, per tutti i tuoi benefici e soprattutto per la Santissima Eucaristia.
“Ha soccorso Israele, ricordandosi della sua misericordia”.

O Padre, siamo noi il nuovo popolo di Israele, secondo la volontà salvifica del Figlio tuo Gesù.

                                                                    Don Timoteo Munari SDB


RIVISTA MARIA AUSILIATRICE 2002-1
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