VIRTU' CARDINALI : LA TEMPERANZA / 2
Essere buoni cristiani e onesti cittadini

Purifica il nostro spirito, Signore,
e rinnovalo con l’abbondanza dei tuoi doni,
perché tutto il nostro essere
riceva nuovi germi di vita e di risurrezione.

Le virtù che il cristiano deve coltivare durante tutta la sua vita, se vuole testimoniare Cristo, sono un dono prezioso dello Spirito Santo. Esse ci aiutano a vivere bene anche dal punto di vista umano, ma soprattutto ci danno la forza di amare Dio con tutto il cuore, e di metterlo al primo posto senza trascurare l’amore del prossimo.
Quando l’amore è vero e totale non reprime, non castiga i propri piaceri, gli istinti, i desideri, gli slanci, ma li corregge con bontà e giudizio, li guida e li sublima, perché l’uomo sia davvero uomo, buon cristiano e onesto cittadino, come diceva Don Bosco.
Quando lo spirito dell’uomo non è ben sorretto né dall’alto né dalla persona stessa, allora rischia di andare molto oltre gli impulsi che, secondo natura, muovono gli stessi animali. Questi, per esempio, quando sono sazi, smettono di mangiare; l’uomo invece, a volte, cerca soltanto il gusto e non il nutrimento. Si racconta che i romani, nei banchetti, quando erano sazi si procuravano il vomito per poter gustare altro cibo. Gli studiosi ci dicono che gli animali solitamente non uccidono per il piacere di uccidere. Invece, l’uomo di tutti i tempi si addestra nell’arte della guerra.

Cosa scrive San Paolo

San Paolo mette in guardia i primi cristiani dalle opere che vengono dal maligno e dalla cattiveria umana, che sono: “fornicazione, impurità, libertinaggio, idolatria, stregonerie, inimicizie, discordia, gelosia, dissensi, divisioni, fazioni, invidie, ubriachezze, orge, e cose del genere” (Gal 5,19ss). In questi casi gli istinti si scatenano nella libertà più assoluta, mentre l’uomo stesso non tiene in nessun conto i suggerimenti di Dio. Poco più in là, l’Apostolo ci invita a guardare alle opere dello Spirito e cioè: “Amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé” (Gal 5,22ss).

Beato l’uomo che non segue il consiglio degli empi,
non indugia nella via dei peccatori
e non siede in compagnia degli stolti;
ma si compiace della legge del Signore,
la sua legge medita giorno e notte. (Salmo 1)


Ascesi, ascetismo e temperanza

Al posto di “temperanza” si possono anche usare altre espressioni come “ascesi”, “ascetismo”, parole e concetti molto cari nel passato. “Ascesi” e “ascetismo” era la pratica di vita intesa a raggiungere la perfezione spirituale e religiosa, sottolineando sia gli aspetti esteriori del comportamento, come l’allontanamento dal mondo, l’isolamento, gli atti di penitenza e di mortificazione, sia gli aspetti interiori, quelli positivi della pratica ascetica, come la meditazione, la contemplazione, la preghiera e il costante esercizio della virtù.
Non si tratta dunque di pensare che l’ascesi si nutra di sentimenti contro la natura umana – voluta e creata da Dio –, e dell’odio del mondo – che Dio vuole salvare.
L’ascesi, come pure la temperanza, ci aiuta a combattere il peccato e ogni arbitrarietà degli istinti e degli impulsi umani.
Le pratiche ascetiche sono animate dal nostro spirito e dallo Spirito Santo, per dare un significato nuovo agli istinti umani, suscitando in essi profondità meravigliose, bellezze eccelse, gioie insperate. L’uomo deve vivere da uomo, come Dio l’ha creato. L’uomo deve saper superare gli eccessi degli impulsi e non cullarsi nelle deviazioni che non lo renderanno felice. Insomma: ascesi e temperanza vogliono dire esercizio, invitano a scendere nella palestra del proprio io, intelligenza e volontà, e lì esercitarsi per una giusta condotta di vita umana a tutti i livelli, nei riguardi di se stessi e degli altri.

Ci viene in soccorso anche San Pietro

San Pietro poi insiste: “Siate temperanti, vigilate” (1 Pt 5,8). Il nemico non scherza. Si tratta del Diavolo, bestia nera e feroce, leone ruggente, che si aggira attorno a noi, e che, se non stiamo attenti, riesce sempre a trovare un varco per entrare nella nostra vita per distruggerla.
Il piacere smoderato non appaga, lascia sempre un amaro in bocca: non è un vero bene. Il bene vero, invece, anche se si accompagna sovente con il sacrificio e la derisione del mondo, ci mostra “beni grandissimi e preziosi” per mezzo dei quali ci sarà dato di partecipare della “divina natura” di Dio (2Pt 1,4). La mèta è bellissima e vale la spesa di moderare l’attrattiva passeggera dei piaceri illeciti, per una eternità che sarà piena di stupende sorprese.

Esercitiamoci dunque

La virtù della temperanza ci sospinge anche a esercitarci nell’amore di Dio e del prossimo, a non odiare, a perdonare, a non giudicare e a non condannare mai nessuno. Sulla strada che porta a Cristo, alla luce delle sue parole “Vigilate e pregate”, è sempre necessario l’esercizio coraggioso e costante.

Preghiamo con il Salmo 138

Ti lodo, perché mi hai fatto come un prodigio;
sono stupende le tue opere,
tu mi conosci fino in fondo.
Scrutami, Dio, e conosci il mio cuore,
provami e conosci i miei pensieri:
vedi se percorro una via di menzogna
e guidami sulla via della vita.

                                                                     Don Timoteo Munari SDB


RIVISTA MARIA AUSILIATRICE 2003-8
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