LE OPERE DI MISERICORDIA CORPORALI / 5
VISITARE I CARCERATI
Acquistiamo l’indulgenza del Giubile.

È possibile acquistare l’indulgenza del Giubileo facendo un cammino diverso della visita a una chiesa giubilare, e che sia alla portata di tutti?
Sì, certamente, lo possiamo compiendo “le opere di misericordia corporale”, senza trascurare la confessione, la comunione e la preghiera per il Papa, cose che sono necessarie. In sostanza dobbiamo impegnarci a fare una vera conversione. Sono sette: dar da mangiare agli affamati, dar da bere agli assetati, vestire gli ignudi, alloggiare i pellegrini, visitare gli infermi, visitare i carcerati, seppellire i morti. Il campo è vasto.Delle prime cinque opere abbiamo già scritto.
Ora, commentiamo: Visitare i carcerati.
Ci troviamo di fronte a un mondo conosciuto soltanto attraverso i giornali e la televisione per alcuni episodi sconcertanti che avvengono nelle carceri, e per le tristi vicende di coloro che per il desiderio di sfrenata libertà e cupidigia, rovinano se stessi e le loro famiglie.
Possiamo affermare che è dovere dei discepoli di Gesù Cristo conoscere questo triste affare e usare misericordia, almeno nel profondo del nostro cuore. “Abbiate gli stessi sentimenti che furono in Gesù Cristo”, scrive San Paolo. Consideriamo la gran compassione che il nostro Maestro ebbe per noi uomini prigionieri del peccato e della morte.
Possiamo condannare e pure emarginare tutti questi mali che mettono a repentaglio la buona e serena convivenza umana, ma come credenti dobbiamo avere sentimenti di compassione, di pietà per chi ha sbagliato, pur lasciando che la giustizia faccia il suo corso.
Carcerati e famiglie dei carcerati si trovano troppe volte in gravi difficoltà per l’inserimento nella società civile: vengono umiliati ed emarginati. Se ci comportiamo così, quanti verranno reintegrati? Quanti si formeranno una famiglia, quanti ritorneranno a essere peggio di prima?

Ero carcerato e mi avete visitato

– “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il premio preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. Perché io ero carcerato e siete venuti a trovarmi” (Mt 25,36).
– “Signore, quando ti abbiamo visto in carcere e siamo venuti a trovarti?” (25,39).
– “In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose ad uno solo dei miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” (Mt 25,40).
Caro Gesù, se io mi decidessi di far visita ai carcerati, certo difficilmente mi concederebbero il permesso. Soltanto i familiari, e non tutti, possono recarsi a colloquio con i loro cari, e anche il cappellano e qualche suora.
Però noi possiamo sempre fare qualche cosa di bello e di importante per noi cristiani. Per esempio, approvare in cuor nostro il perdono cristiano che il fratello della suora, trucidata da tre ragazze, ha dato loro. Ti ringraziamo. Signore Gesù. Perché ci dai sempre la forza di perdonare coloro che ci fanno del male. Ma quante altre volte rimaniamo turbati, caro Gesù, per i sentimenti non buoni che hanno coloro che non vogliono per niente perdonare. L’odio è una vera sconfitta, l’amore una gran vittoria.
Il tuo santo apostolo Paolo ha scritto che “non dobbiamo avere alcun debito con nessuno, se non quello di un amore vicendevole” (Rm 13,8). E tu stesso hai detto: Amate i vostri nemici, perdonate e vi sarà perdonato. Con la misura con cui misurate sarà misurato a voi in cambio (Lc 6).
Un’altra cosa posso fare: Avere compassione di questi poveretti che hanno sbagliato. Sono esseri umani per i quali, Gesù, tu hai sofferto e hai versato il tuo sangue. Anche di loro e della loro condizione tu ti interessi con amore perché “il Padre vuole che tutti gli uomini siano salvati e arrivino alla conoscenza della verità” (1 Tm 2,4).
E ancora: come preghiamo per tante intenzioni, così non dobbiamo dimenticare di pregare anche per i carcerati e per le loro famiglie che trascorrono mesi e anni assai difficili per questa terribile situazione.

Gesù è venuto a liberarci

“Lo Spirito del Signore mi ha mandato per annunziare ai poveri un lieto messaggio, per proclamare ai prigionieri la liberazione, per rimettere in libertà gli oppressi e predicare un anno di grazia del Signore (Lc 4,18).
Apri i nostri occhi, Signore, perché non si fermino egoisticamente su noi stessi, come hanno fatto gli abitanti di Nazaret che volevano solo miracoli e non misericordia, ma sulle necessità e i tormenti del genere umano.
L’Anno santo porta con sé un forte richiamo in favore di coloro i quali, a motivo della loro cattiva condotta, scontano nelle carceri una pena lunga e dura. E non sono pochi gli innocenti che trascorrono lunghi anni in cella o che sono condannati a morte. Illumina i giudici perché tentino tutte le strade per arrivare alla verità, e dà la forza della fede ai condannati.
Se è giusto che ognuno paghi fino all’ultimo centesimo è pur sempre vero che noi cristiani abbiamo l’esempio tuo, Gesù, che hai detto: Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno (Lc), e che lo Spirito Santo che abita in noi ci sospinge alla misericordia e alla compassione.
Le carceri sono troppo affollate perciò i carcerati vivono in condizioni inumane. E troppe volte il carcere è il luogo del vizio e dell’ozio, dove si respira violenza, e difficilmente uno vi esce più buono.
Tutti siamo chiamati dal tuo Vangelo a mettere ordine nei nostri giudizi nel riguardo dei detenuti. Se io non avessi avuto l’educazione che ho avuto dove sarei potuto finire?

Gesù condannato a morte

– Gesù viene arrestato come un malfattore: “Giuda, con un bacio tradisci il Figlio dell’uomo?”.
– Gesù viene rinnegato da Pietro: “Costui era con Gesù Nazareno”. “Non conosco quell’uomo”.
– Gesù viene condannato a morte. “A morte costui! Dacci libero Barabba”.
– Pilato decide che la loro richiesta venga eseguita.
– Gesù viene crocifisso e dalla croce supplica: “Padre, perdonali perché non sanno quello che
fanno”.
– Gesù, emettendo un forte grido, spirò.
Caro Gesù, quante volte si è ripetuta questa tragedia? Tu hai testimoniato fino alla morte in croce la tua obbedienza e il tuo grande amore al Padre tuo e nostro. Spargendo il tuo sangue ci hai liberati dal peccato e dalla morte. E tantissimi dopo di te hanno affrontato il martirio senza badare alla loro vita. La loro testimonianza è ancora viva in mezzo a noi a difesa della Chiesa e quale esempio eroico per tutti noi. In questi nostri giorni una vera ecatombe di pastori e di fedeli cristiani hanno sigillato quella effusione di sangue che le apparizioni di Fatima hanno previsto. Ovunque sulla faccia della terra il sangue degli innocenti grida davanti al Padre e chiede perdono.
                                                                     
   Timoteo Munari SDB


RIVISTA MARIA AUSILIATRICE 2000-9
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