Le opere di misericordia corporali
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VESTIRE GLI IGNUDI
La virtù della misericordia
è dono di Dio e conquista allo stesso tempo. Ciò
che ci è stato elargito da Dio in abbondanza diamolo anche
noi a coloro che sono nella necessità. Ci vuole coraggio
e sacrificio, ma se vogliamo piacere a Dio, è giusto sforzarci
al massimo per acquistare un amore sincero e pratico che sboccia
nelle opere di misericordia.
Ricordiamoci che in questo Anno Santo la Chiesa ci concede il
dono dellindulgenza del Giubileo 2000, quando, confessati
e comunicati preghiamo secondo le intenzioni del Papa e, anche
senza visitare una Chiesa Giubilare, compiamo qualcuna delle
Opere di Misericordia Corporale. In questo modo si
acquista lindulgenza giubilare che è la remissione,
dinanzi a Dio, della pena temporale per i peccati, già
perdonati con la confessione. Sappiamo che si può ottenere
una volta sola al giorno, per se stessi o per le anime del purgatorio.
La terza opera di misericordia è: Vestire gli ignudi.
Gente che non ha la sufficienza per coprirsi ce nè
sempre nel mondo. Lo diceva tanti e tanti secoli fa anche il
libro di Giobbe (24,7): Nudi passan la notte, senza panni,
non hanno da coprirsi contro il freddo. Quando il freddo
si accompagna alla nudità, e se vi si aggiunge anche fame
e sete, allora la situazione di nudità diventa insostenibile.
Ero nudo e mi avete vestito
Venite, benedetti
del Padre mio, ricevete in eredità il premio preparato
per voi fin dalleternità. Perché ero nudo
e mi avete vestito.
Signore, quando mai ti abbiamo veduto nudo e ti
abbiamo vestito?.
In verità io vi dico: ogni volta che avete
fatto questo a uno di questi miei fratelli più piccoli,
lavete fatto a me (Mt 25).
Caro Gesù, eccoci qui davanti a te, davanti a questa «Ostia
Consacrata», tu realmente presente in corpo, sangue, anima
e divinità. Spogliandoti di tutto ti sei fatto pane da
mangiare.
E allora pensiamo a quelle ultime ore della tua vita trascorse
qui in terra, quando sei stato trascinato davanti al tribunale
di Ponzio Pilato. Egli ti ha consegnato ai soldati romani i quali
ti spogliarono dei tuoi vestiti per flagellarti e schernirti
con schiaffi, sputi e insulti. Poi ti fecero indossare i tuoi
vestiti e ti caricarono sulle spalle il pesante legno della croce,
sulla quale, nudo, sei stato inchiodato. Non più figura
duomo ma come verme così ridotto dai tanti nostri
peccati. Perdono, pietà!
Sarà ben giusto allora, Gesù, se guardando a te,
crocifisso, ci mettiamo seriamente al tuo servizio nei poveri
e sofferenti, e in particolare a quelli che non hanno i mezzi
per coprirsi dal freddo e per rivestire la loro persona sia per
il lavoro che per i giorni di festa, così che tu possa
dire: Ero nudo e mi avete vestito.
Dio veste Adamo ed Eva
Allora la donna vide
che lalbero era buono da mangiare, gradito agli occhi e
desiderabile per acquistare saggezza; prese il suo frutto e ne
mangiò, poi ne diede anche al marito, che era con lei,
e anchegli ne mangiò. Allora si aprirono gli occhi
di tutti e due e si accorsero di essere nudi; intrecciarono foglie
di fico e se ne fecero cinture.
Il Signore Dio fece alluomo e alla donna tuniche di pelli
e li vestì (Genesi 3).
O Gesù buono, la storia di Adamo ed Eva che si sono lasciati
tentare dallorgoglio, cioè dalla voglia di diventare
simili a Dio, costituisce per noi un grande insegnamento. Il
frutto della disobbedienza appare più gustoso di quello
dellobbedienza, però alla fine fa crollare la fiducia
in Dio sino al punto di negarlo. A questo punto uno si trova
nudo e disperato.
Caro Gesù, quando vedi che, dopo brutte esperienze, mi
dibatto con me stesso, perché mi trovo con un pugno di
mosche in mano, non permettere che io mi nasconda da te, ma vieni
in mio soccorso con la brezza della sera, perdonami e rivestimi
di te stesso.
E questo ancora ti chiedo, o buon Gesù: Tocca con amore
di tenerezza la mente e il cuore di tutti coloro che sono interessati,
in prima o in seconda persona, a esibire, attraverso la stampa,
il cinema o la televisione, certi spettacoli per nulla affatto
degni della persona umana e fa che, eliminata ogni malizia,
si lascino rivestire della bella grazia di Dio, per la gioia
di tutti.
Vestite voi stessi gli ignudi
A Giaffa cera una
discepola chiamata Tabità, nome che significa Gazzella,
la quale abbondava in opere buone e faceva molte elemosine. Proprio
in quei giorni si ammalò e morì. I discepoli avvisarono
Pietro. Appena arrivato lo condussero al piano superiore e gli
si fecero incontro tutte le vedove in pianto e gli mostravano
le tuniche e i mantelli che Gazzella confezionava quando era
fra di loro. Pietro si inginocchiò, poi disse: Tabità,
alzati!, quindi le prese la mano e la presentò a tutti
viva (At 9,36-41).
O Gesù dolcissimo, ecco una donna che ha capito e messo
in pratica i tuoi insegnamenti riguardo alle opere di misericordia,
e in particolare il comando di vestire coloro che ne hanno bisogno.
Risuona alla memoria il consiglio che papà Tobi dava al
figlio Tobia: Fa parte dei tuoi vestiti agli ignudi
(Tb 4,16).
Luomo nudo è limmagine del più povero
fra i poveri. E non soltanto nel senso realistico della parola.
Infatti si trova nello stato di nudità anche colui che
viene privato e spogliato di tutti i suoi beni e della stessa
sua dignità. Ricordati, Signore Gesù, di tutti
questi poveri. Tocca il cuore di coloro che esercitano il potere
perché quelli che si trovano in estrema necessità
siano sollevati, e perché, guardando al di là delle
proprie barriere nazionali, si prendano provvedimenti adeguati
per tutti i bisognosi.
Timoteo Munari SDB
RIVISTA MARIA AUSILIATRICE 2000-7
VISITA Nr. 