LE OPERE DI MIERICORDIA CORPORALE
DAR DA MANGIARE AGLI AFFAMATI


Una domanda: – Possiamo acquistare il dono del Giubileo anche compiendo le opere di misericordia corporale? – Sì! Certamente.
Le condizioni per l’acquisto sono: Confessione, comunione, recita del Credo, del Padre nostro, dell’Ave Maria, una preghiera per il Papa e la visita a una Chiesa Giubilare, prendendo parte alla Santa Messa o a un’altra celebrazione liturgica.
– Possiamo sostituire la visita a una Chiesa Giubilare con qualche altra opera?
– Sì! Compiendo le opere di misericordia corporale. Lo dice il documento con il quale viene indetto l’anno Giubilare. Queste opere infondono nei cristiani lo spirito di penitenza e di condivisione, frutti di una vera conversione. È Gesù che ha detto: Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare. Ed è proprio lo stesso Gesù la grazia del Giubileo.
Dar da mangiare agli affamati, ci invita all’astensione da consumi superflui, ci sprona a fare qualche digiuno serio, per devolvere una somma adeguata in denaro per vincere la fame nel mondo, a cominciare dalla tua parrocchia, attraverso la San Vincenzo, e per aiutare i popoli a produrre quanto è necessario per vivere, attraverso la Caritas.
Il cammino giubilare è un pellegrinaggio verso la grazia di Dio, verso la salvezza. Non basta dire: Signore, Signore! E neppure dire: Io credo nel Signore, per essere salvati. È necessario che ci procuriamo la bontà di Dio per mezzo della fede e delle opere.

Ho avuto fame

– “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare”.
– “Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare?”.
– “In verità vi dico: ogni volta che avete fatto questo a uno di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” (Mt 25,34-35.37.40).
È un piccolo dialogo che vale l’eternità intera. Questo esercizio di misericordia corporale è un vero cammino, un pellegrinaggio sulla strada della “grazia” che tu, o Padre, vuoi concedere, per mezzo del Figlio tuo Gesù, ai tuoi fedeli, come dono dell’Anno Giubilare. Perdonati i nostri peccati, cancellato ogni residuo della colpa, noi cristiani possiamo intraprendere un sicuro cammino di restaurazione del nostro edificio spirituale: mente, cuore, memoria, sensi, a cominciare dal profondo del nostro io, troppe volte carico di superbia e di egoismi, fino a tutte le facoltà che ci mettono in relazione con te e col mio prossimo.

Beati quelli che hanno fame

La storia del popolo ebreo, raccontata nella Bibbia, ci presenta avvenimenti terribili, che ancor oggi si verificano in varie parti del mondo: conquiste militari, deportazioni di popoli in massa, razzie, e poi siccità, carestie, terremoti, e tante altre situazioni dolorose. Ai tempi di Gesù la gente correva numerosa da lui, da tutte le parti, perché erano affamati del suo pane e della sua parola. “Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, diceva loro, perché saranno saziati” (Mt 5,6). Ed egli stesso che, dopo i quaranta giorni di deserto, sentì gli stimoli della fame, ci insegnò a pregare con molta fede e coraggio: “Padre nostro, dacci oggi il nostro pane quotidiano” (Mt 6,11).
Caro Gesù, ti adoro e ti benedico. Credo fermamente alla tua presenza reale nel sacramento dell’Eucaristia: tu sei il vero pane per la vita del mondo. Ti prego, metti nel mio cuore e nel cuore di tutti noi il desiderio e la volontà precisa di andare incontro, per quanto mi è possibile, a tante creature, soprattutto bambini, che nel mondo soffrono la fame. Quelli muoiono e noi sprechiamo. Ti chiedo perdono. Fa’ che si avverino le tue parole: “Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati”. Fa’ che i governanti delle nazioni ricche si decidano a soccorrere queste popolazioni dando loro i mezzi per elevare il loro tenore di vita. Per questo quando dirò nel Padre nostro: Dacci oggi il nostro pane quotidiano, non penserò solo alla mia famiglia, ma a tutta questa povera gente.

Date loro voi stessi da mangiare

Ci viene in soccorso un episodio significativo raccontato nel Vangelo di San Matteo (14,13-21). “Gesù, sceso dalla barca, vide una grande folla e sentì compassione per loro. Sul far della sera, i discepoli gli dissero: «Congeda la folla perché vada nei villaggi a comprarsi da mangiare». Gesù rispose: «Non occorre che vadano, date loro voi stessi da mangiare». E dopo aver ordinato alla folla di sedersi sull’erba, prese i cinque pani e i due pesci e, alzati gli occhi al cielo, pronunciò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli e i discepoli li distribuirono alla folla”.
Ancora oggi, o Gesù, tu vuoi andare incontro a quelli che non hanno pane né istruzione per vivere con decoro. Tu lo vuoi fare per mezzo di tutti quelli che sovrabbondano di ogni cosa. Tu infatti ci dici: Abbiate compassione di loro e date loro voi stessi da mangiare, distribuite quello che il Padre vostro vi ha dato in abbondanza. Investito seriamente della grazia del Giubileo, mi voglio impegnare, caro Gesù, sia nell’ascolto della parola di Dio e nella preghiera, come anche nella partecipazione alla Santa Messa e all’Eucaristia, per avere un cuore come il tuo: Amatevi come io vi amo. Allora non avrò difficoltà a soccorrere, secondo le mie possibilità, quelli che hanno fame e lo voglio fare nei modi che mi vengono suggeriti.

L’Eucaristia è il Pane spezzato per tutti

Il coraggio dell’aiuto fraterno, privandoci di qualche cosa per dare da mangiare agli affamati, ci viene dall’Eucaristia, cioè da Gesù. Nella Chiesa di Dio si e sempre fatto così, come racconta, per esempio, San Giustino nella prima metà del secondo secolo d.C. “Alla fine (della Celebrazione Eucaristica) coloro che hanno in abbondanza e lo vogliono, danno a loro piacimento quanto credono. Ciò che viene raccolto, e deposto presso colui che presiede ed egli soccorre gli orfani e le vedove e coloro che per malattia o per altra ragione sono nel bisogno, quindi anche coloro che sono in carcere e i pellegrini che arrivano da fuori. In una parola, si prende cura di tutti i bisognosi”. (San Giustino Cc. 66-67).
                                                                                     Timoteo Munari SDB


RIVISTA MARIA AUSILIATRICE 2000-5
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