LE OPERE DI MISERICORDIA CORPORALI/2
DAR DA BERE AGLI ASSETATI


Introduzione

Il dono del Giubileo non è qualcosa di automatico, ma deve essere un vero cammino di conversione e di guarigione che ha le sue tappe: la confessione, la comunione, la preghiera secondo le intenzioni del Papa e la visita a una chiesa giubilare.
La visita alla chiesa giubilare può essere sostituita anche con la pratica di una delle opere di misericordia corporale. Queste opere ci aiutano a coltivare lo spirito di penitenza e ci allenano alla condivisione con chi non ha o ha meno di noi. Penitenza e condivisione sono i frutti di una vera conversione e ci ottengono guarigione. Dar da bere agli assetati è la seconda opera di misericordia corporale, ed è un invito ad astenerci dalle bevande costose, a soffrire anche un po’ la sete pensando a quanti nel mondo del 2000 muoiono ancora di sete, e a offrire una somma adeguata di denaro per estinguere la sete nel mondo, attraverso i canali addetti, come la Caritas o altre iniziative che ci vengono proposte.

Ho avuto sete

– “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il premio preparato per voi fin dall’eternità. Perché ho avuto sete e mi avete dato da bere”.
– “Signore, quando mai ti abbiamo veduto assetato e ti abbiamo dato da bere?”.
– “In verità io vi dico: Ogni volta che avete fatto questo a uno di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” (Mt 25,34-35.37.40).
O Gesù, se la situazione dei popoli affamati è tragica lo è ancor di più se vi si aggiunge la mancanza d’acqua. La terra senz’acqua si riduce in polvere, mentre le creature umane e gli animali senz’acqua gridano verso il cielo e muoiono. Il pane è frutto della terra e del lavoro dell’uomo, l’acqua è il grande dono di Dio per tutti, dono abbondante e gratuito della bontà del nostro Padre che è nei cieli. Tu fai sorgere il sole sui buoni e sui cattivi, e fai piovere sui giusti e sugli ingiusti. L’acqua che scende dall’alto ristora la terra, gli uomini e gli animali, va al mare, poi sale e riprende il suo cammino a beneficio degli uomini. Ma tu, Signore, ci ripeti: Procurate voi stessi i mezzi perché tutto il mondo abbia l’acqua da bere e da irrigare i campi. Tu vuoi salvare tutti, Gesù, e i beni che hai creato li hai messi a disposizione di tutti. Grazie!

La tristezza della sete

Questa tristezza l’hanno provata gli Ebrei usciti dall’Egitto, quando, trovatisi nel deserto senz’acqua, mormorarono contro Mosé dicendo: “Ci hai fatti uscire dall’Egitto per farci morire di sete, noi, i nostri figli, il nostro bestiame” (Es 17,2). Anche un altro episodio narrato nel libro della Genesi (21,14...) ci riporta ai momenti tristissimi di tante popolazioni dell’Africa. Abramo allontana Agar, la schiava egiziana e il suo figlioletto, e la manda nel deserto con un’unica provvista di
pane e un otre d’acqua. Venendo a mancare quest’ultima, la madre, disperata, adagia il bimbo sotto un cespuglio dicendo: “Non voglio vedere
morire il fanciullo”. E Dio ascoltò il pianto del bambino.
O Gesù, mio adorato Signore e mio tutto, l’anima mia anela a te come la cerva ai corsi d’acqua (Sal 42,2). Abbiamo sete d’acqua viva, sete di te, sete d’anime. Quelli che ti conoscono e anche quelli che non ti conoscono innalzano a te il loro grido: “O Dio, tu sei il mio Dio, all’aurora ti cerco. Di te ha sete l’anima mia, a te anela la mia carne come terra deserta, arida, senz’acqua” (Sal 62). E tu ci ripeti: “O voi tutti assetati venite all’acqua, chi non ha denaro venga ugualmente” (Is 55,1). Anche tu un giorno, stanco, hai avuto sete. Ti sei seduto presso il pozzo di Giacobbe e alla Samaritana hai detto: “Dammi da bere” (Gv 4,10). E in croce, sul Calvario, hai gridato: “Ho sete” (Gv 19,29). Tu che hai sofferto la sete, vieni in nostro soccorso!

Date loro voi stessi da bere

Come un giorno Gesù ha detto agli apostoli: Date loro voi stessi da mangiare, così egli dice a tutti noi: “Chi avrà dato anche un solo bicchiere di acqua fresca a uno di questi piccoli perché è mio discepolo, in verità vi dico: non perderà la sua ricompensa” (Mt 10,42). Quando veniamo a sapere che grosse calamità mettono a repentaglio la vita di popolazioni intere, non tiriamoci indietro. San Paolo annuncia con coraggio: “Se il tuo nemico ha fame, dagli da mangiare, se ha sete, dagli da bere” (Rm 12,20). È la Bibbia che ci sprona a essere generosi verso il prossimo. Essa ci invita a renderci conto di come vanno le cose sulla faccia della terra, sia al riguardo della fame come della sete e non solo fisica ma anche spirituale.
O Gesù benedetto, i tuoi richiami sono forti. Tu ci metti in guardia perché non abbia da succederci come al ricco Epulone, il quale durante la sua vita ha pensato solo a se stesso, e si è poi trovato a chiedere l’elemosina di una sola goccia d’acqua (Lc 16,24). Noi ti preghiamo, Signore, fa’ che per mezzo delle opere di misericordia corporale, vinciamo i nostri vizi, e, liberi dal peccato, possiamo acquistare il dono del giubileo per una salutare ed efficace conversione e guarigione del nostro spirito.

Il cuore di Gesù è la fonte d’acqua viva

Se vogliamo avere occhi di misericordia verso coloro che non hanno acqua a sufficienza dobbiamo guardare al cuore di Gesù trapassato dalla lancia del soldato romano. Lui è la fonte che ristora il nostro spirito, lui è il rifugio di tutti i tribolati. “Chi ha sete, egli ci dice, venga me e beva, chi crede in me. Fiumi d’acqua viva sgorgheranno dal suo seno” (Gv 7,37-38).
Donare acqua è un’opera molto attuale che deve impegnare non solo le nazioni ricche ma anche la chiesa e i singoli cristiani a prendere forti iniziative per debellare il flagello della sete che colpisce molte popolazioni e della siccità che brucia le loro campagne.

                                                                                         Timoteo Munari SDB


RIVISTA MARIA AUSILIATRICE 2000-6
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