ARRENDERSI
A DIO
Gesù
Cristo pur essendo
nella condizione di Dio
non ritenne un privilegio
l'essere come Dio,
ma svuotò se stesso assumendo una
condizione di servo (Fil 2,6-8)
Con
Maria di Nazaret
Se voglio fare una buona esperienza
di contemplazione seguendo il percorso dell'arrendersi incondizionato
a Dio, il quale mi vuole tutto per sé, mi si presenta
la proposta di imitare Gesù Cristo e la Beata Vergine
Maria. Si tratta di fare la volontà di Dio non come una
imposizione ma come una mia scelta libera e cosciente della sua
volontà. Tutte le categorie di persone, ognuna secondo
il proprio stato, possono intraprendere questa proposta di preghiera.
Ideale stupendo per la maggior gloria di Dio. Che cosa vuoi di
più?
Questa resa senza condizioni abbraccia tutto il mio mondo, la
fantasia, gli oggetti, le amicizie, le cose che mi piacciono,
ma soprattutto il far bene il mio dovere.
La resa dunque non è un puro sentimento di abbandonarsi
a Dio, un qualcosa che può appagare il mio cuore per pochi
istanti, ma investe gli impegni, i doveri del proprio stato,
quelli cioè che derivano dalla condizione particolare
in cui uno
si trova nell'ambito di una famiglia o di una comunità.
Gesù Cristo è stato chiaro sia nella sua obbedienza
amorosa al Padre, sia quando diceva: "Se qualcuno vuol venire
dietro a me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua"
(Mc 8,34).
La vera "resa", l'offrirsi liberamente all'amore di
Dio, è una scelta fondamentale che fu così cara
a Maria, la Vergine di Nazaret, la quale disse all'Angelo: "Eccomi,
sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto"
(Lc 1,38).
L'esercizio di questa proposta di preghiera contemplativa è
dunque "la resa", ma un consegnarsi incondizionato
e cioè una scelta libera e amorosa della volontà
del Padre.
Il Signore ha formato i suoi santi prendendoli da tutte le categorie
di persone: padri e madri di famiglia, fanciulli e fanciulle,
studenti universitari, soldati, medici, professionisti, infermieri,
suore, preti, vedove, missionari, ecc.
Non mi sarei mai aspettato che la scelta di Dio cadesse anche
su di me. E che Egli mi amasse tanto da conquistarmi, solo in
attesa della mia resa senza condizioni. Si è tanto innamorato
di uno come me, di un povero peccatore e tante volte traditore?
E pur sapendo che l'arrendermi a Dio è frutto di una violenza
amorosa, ma sempre violenza che cattura la mia volontà:
Eccomi, mi arrendo e mi dono a Te, Signore mio e Dio mio, in
piena libertà, pronto a portare la mia croce e a rinnegare
me stesso, con l'amore che lo Spirito Santo mi darà in
ogni momento. "Mi hai sedotto, Signore, e io mi sono lasciato
sedurre; mi hai fatto forza e hai prevalso" (Ger 20,7).
Imitiamo Gesù, così amante del Padre, il quale
dopo una lunga lotta nel Getsemani, ha fatto la sua scelta e
si è offerto liberamente alla sua passione di croce per
nostro amore (cfr Canone II). Ecco l'esempio e allo stesso tempo
l'aiuto incondizionato di Gesù per coloro che lo vogliono
seguire, rimanendo fedeli al proprio stato.
Arrendersi a Colui che è il più forte, abbassare
la nostra difesa davanti a uno che ti fa libero, ti guarisce,
ti dona vita perenne e ti brucia il cuore di amore, perché
è Lui che si dona a te, è cosa saggia, è
la scelta migliore che mi seduce e alletta grandemente, più
di ogni offerta del mondo.
Questa resa, dato che ci troviamo nell'ambito di Dio che è
l'Amore, ha la sua naturale conclusione nell'abbandono incondizionato
a Lui, già ora nella fede e poi per sempre nella sua tenda.
Questa è la certezza della nostra speranza.
Estasiante atto amoroso di consegna al mio Amore, poiché
già Lui per primo mi ha attirato e si è donato
a me senza riserve né limiti di sorta. Se non fosse per
Lui io non saprei neanche che cosa sia amare, cioè l'arrendersi
liberamente, il donarsi vicendevole, e che cosa sia questo meraviglioso
impulso gratuito del dono di sè. Ecco ora cedo davanti
all'iniziativa di Colui che, non curante dei miei peccati e delle
mie miserie e infedeltà, mi ama e mi chiede amore, perdutamente.
Spirito
di Dio scendi su di me
Effondi su di me il tuo Spirito,
o Signore, come una colata di fuoco davanti alla quale non si
può fare altro che arrendersi. La tua presenza è
come il sole che illumina e riscalda, mentre una brezza leggera
fa desiderare di gustare grandemente la vita nuova nello Spirito.
Non mi possiedo più, mentre tu stesso vivi in me (Gal
2,4) e hai la sovranità assoluta sul mio corpo e sulla
mia anima.
Lascio tutto per non avere più
nulla di mio: né affetti, né preoccupazioni che
mi distolgano da Te. Non difendo più nulla in me. Io stesso
non mi difendo più, perché è arrivato il
momento della resa a Te, mio gramde amore.
Fondimi al tuo calore, con le tue mani plasmami, del tuo Spirito
riempimi e usami secondo il progetto del tuo amore infinito.
È proprio questo che voglio: mi arrendo al tuo amore,
cedo le armi di fronte alla tua potenza amorosa, non dubito un
istante perché Tu sei fedele al tuo mandato.
Se mi fondi, come l'oro nel crogiuolo, più nulla rimarrà
di mio, le scorie verranno eliminate, anche se per questa delicata
operazione non basterà né un giorno,
né un anno, ma tutta la mia vita.
E quando Tu mi plasmi, come avete
fatto con i nostri
progenitori, sarò davvero un uomo nuovo, creato a
immagine, di Gesù. E come un grande artista, Tu, ogni
giorno, ritoccherai questa tua opera.
Del tuo Spirito riempimi, in misura abbondante, fino
all'orlo e oltre, perché tutti possano bere di
quest'acqua cristallina e il Padre venga sempre
lodato, benedetto e ringraziato.
Ora Tu puoi usarmi. Grazie, tantissime grazie, o Spirito
d'amore. Quanto sei buono! Dal mio nulla, ti prego,
attingi e le mani tue riempile di Te, dei tuoi eccellenti
doni, e fanne regali a quanti amo.
Tutto è tuo, benedetto mio Signore. Dunque non sono
più io che vivo, amo, lodo, ringrazio e bacio, ma sei
Tu,
Spirito del Padre e del Figlio, che vivi e operi in me.
Venga
il mio Diletto nel suo giardino
e ne mangi i
frutti squisiti (Cantico 4,16).
Vieni, Spirito del Padre. Vieni,
Spirito Santo, dolce vento che porti consolazione e sollievo.
Vieni ed effondi su di me il profumo dei tuo aromi, e rivestimi
di santità. Fammi splendere come una sposa semplice e
cara. "Lo Spirito e la sposa dicono: Vieni, Signore!"
(Ap 22,17).
Dal profondo del mio cuore vado ripetendo: " Venga il mio
diletto nel suo giardino e ne mangi i frutti squisiti" (Ct
4,16). Il mio invito è per Te, Gesù, anche se Tu
puoi venire non invitato, come hai già fatto, poiché
io non appartengo più a me stesso, ma tutto tuo già
io sono. Il tuo amore mi ha fatto tuo. Il tuo Spirito mi ha ricostruito.
Che cosa ho ancora che sia mio e non tuo? Il riconoscimento dei
miei peccati.
E anche questo è un dono del tuo Spirito. Per questo il
testo sacro dice: "Venga il mio diletto nel suo giardino".
E' tuo il giardino e Tu sei mio. Chi ci guadagna di più?
Un giardino senza pretese, disadorno e spoglio, ti sei acquistato,
e io, invece, un amante forte e geloso ho avuto in regalo. Tu
sai seminare nel mio giardino, far fruttare, cogliere e gustarne
i frutti squisiti, e sono quelli del tuo Spirito. Ma anch'io
posso riamarti senza morirne, perché il tuo Spirito allarga
sempre di più gli spazi del mio cuore.
Ora è tuo il mio giardino, tuoi i frutti, ogni cosa ti
consegno, il mio essere e il mio avere ti dono. Non sono più
io e più non mi possiedo, ma ho caro che tutto sia tuo,
perché solo così ritrovo me stesso, nel migliore
mio esistere.
Mi metto in ascolto e sento la tua voce, la tua conferma: Parola
che crea, Spirito che rinnova la faccia della terra. Parola che
mi chiama al convito, Spirito che ha la dolcezza di un favo di
miele. "Sono venuto nel mio giardino, sorella mia, sposa,
e raccolgo la mia mirra e il mio balsamo, mangio il mio favo
e bevo il mio vino" (Ct 5,1). Sì, mio caro Gesù,
tutto è tuo.
Le
condizioni della resa
"Abbiate in voi gli stessi
sentimenti che furono in Gesù Cristo" (Fil 2,5),
scrive San Paolo. Ecco: le condizioni della resa e il percorso
da fare seguendo le orme di Gesù. Egli si è arreso,
come Figlio, alla volontà del Padre suo, incarnandosi
e seguendo la via tracciatagli, fino alla morte di croce.
Ed egualmente Gesù, nostro fratello, si è arreso
a noi peccatori e per noi ha subito liberamente, come sua scelta,
una morte ignominiosa e dolorosissima: inchiodato sul legno,
a braccia aperte e il cuore squarciato per accoglierci tutti.
Gesù si arrende a noi ogni giorno con le parole del Memoriale:
"Prendete e mangiatene tutti, questo è il mio corpo
offerto in sacrificio per voi". Nella sua grande libertà
amorosa non solo si fa cibo e bevanda ma pure prende casa nel
tabernacolo per stare sempre in mezzo a noi.
E come Gesù si offre a noi liberamente, dice infatti "Prendete
e mangiatene tutti", allo stesso modo noi liberamente e
con amore lo accettiamo, poiché la violenza che egli ci
fa è violenza d'amore. "Signore, gridava Geremia,
tu mi hai sedotto e io non ho saputo resisterti. (Ger 20,7).
Mi domando come si può resistere all'amore e all'amore
di Dio? Maria lo ha capito e senza esitare ha risposto all'angelo:
"Eccomi sono la serva del Signore, avvenga di me quello
che hai detto" (Lc 1,38). Anche San Paolo non ha saputo
resistere al pungolo che lo sollecitava e alla parola che lo
chiamava (At 9,1-31).
Arrendersi a Dio è un invito rivolto a tutti i cristiani
di tutte le categorie, infatti con il Padre nostro, se lo comprendiamo
e lo preghiamo bene, ci consegniamo a Dio totalmente.
È chiaro che la nostra resa incondizionata - cioè
mettere Dio al primo posto -, ha un suo percorso preciso: La
Via della Croce, la via del proprio dovere. Questa via ci porta
a vivere una vita più alta, più vera, una vita
da non potersi immaginare quanto sia forte e meravigliosa: "Sono
stato crocifisso con Cristo e non sono più io che vivo,
ma Cristo vive in me" (Gal 2,20). La mia vita in questa
mia carne ha significato perché è vita di fede
in Cristo e non mi sbaglio perché porto in me il sigillo
dello Spirito che non mi inganna. Questo sigillo illumina la
mia mente e mi fa toccare con mano - che Gesù, il Figlio
della tutta Santa, "mi ha amato e ha dato se stesso proprio
per me" (Gal 2,20). Tutto ciò dà sicurezza
al cuore appagandolo pienamente.
Non possiamo tergiversare, un po' di qua e un po' di là.
Gesù parla della vite e dei tralci. Lui è la Vite
e noi i tralci. E chi di noi non vuole vivere, e vivere bene?
Egli si presenta come l'Assoluto, colui che solo possiede il
vivere e soltanto chi rinnega se stesso e sta unito a lui, vive
veramente, adesso e per sempre. Chi sta unito a Lui porta molto
frutto, ma se uno si annoia e non ama e non porta frutto, il
Padre lo taglia e vien gettato nel fuoco. (cfr. Gv 15).
Per terminare: la via della "resa", a Dio, tocca la
montagna delle Beatitudini. Lì uno deve costruire la sua
casa, lì bisogna innalzare la nostra tenda, perché
soltanto in quel monte abita Gesù. (Matteo 5,1-12).