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VITA LITURGICA: TRASFIGURAZIONE 2009
   
TRASFIGURAZIONE: SUL MONTE CON GESU'

Il Vangelo della festa della Trasfigurazione ci parla di una esperienza che alcuni discepoli hanno provato con Gesù che li prende in disparte e li conduce con lui su un alto monte.

È il senso della preghiera: abbandonare le nostre occupazioni quotidiane per potere stare un po’ con il Signore e per poterlo vedere realmente, sapendo riconoscere in lui la gloria stessa di Dio. Gesù è uomo, è perfettamente uomo, ha un volto umano, usa parole umane, possiamo incontrarlo attraverso la sua parola; ma bisogna poter intravedere in Gesù la gloria stessa di Dio. Gesù porta sul suo volto la gloria del Padre: se uno è capace di vedere con attenzione, è capace di vedere sul volto di Gesù l’amore, la santità, la bellezza di Dio Padre. Per questo, dice il Vangelo: «Fu trasfigurato davanti a loro; il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce».

La preghiera dovrebbe condurci a saper vedere la bellezza di Dio sul volto di Gesù, in modo che il volto del Signore brilli anche per noi, sia luminoso di una luce che è la luce stessa del Padre; così che venga anche a noi voglia di ripetere le parole di Pietro: «Signore, è bello per noi stare qui; se vuoi, faremo qui tre tende, un per te, una per Mosé e una per Elia»: per gustare la presenza del Signore e il dialogo con lui.

Le parole di Pietro però non sono del tutto corrette. Nel Vangelo secondo Marco, c’è scritto addirittura che Pietro non sapeva che cosa dire, non capiva il senso di quanto diceva. Certamente Pietro ha conosciuto la dolcezza dello stare con il Signore, si è reso conto che vale la pena rimanere in dialogo con lui e che è bello vedere accanto a lui Mosè ed Elia, per capire che tutta la Scrittura, tutti i profeti, tutto quanto è capitato al popolo di Israele, in fondo, è contenuto in Gesù. Gesù è colui di cui i profeti avevano parlato, e che Abramo aveva desiderato e sognato. Vale la pena riconoscere questo, perché così si arriverà a riconoscere che Gesù è il Figlio stesso di Dio.

Dice il Vangelo di Matteo che all’udire la voce del Padre che riconosce in Gesù il suo Figlio, «I discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da un grande timore. Ma Gesù si avvicinò e, toccatili, disse: “Alzatevi e non temete”. Sollevando gli occhi non videro più nessuno, se non Gesù solo».

Si potrebbe anche dire che questo è lo scopo della preghiera: riuscire a vedere che Gesù è il Figlio di Dio, e vederlo così chiaramente che tutto il resto scompare. Naturalmente, il resto, dobbiamo imparare a vederlo attraverso gli occhi di Gesù, sicché i problemi, gli impegni, le persone, non ci nascondano più il Signore, ma lo sappiamo vedere in ogni cosa.

Il giudizio di Dio

Il Vangelo ci ha insegnato a vedere il volto di Gesù sul volto dei fratelli: quello che facciamo al più piccolo di questi fratelli lo facciamo al Signore. Possiamo però anche vedere il volto di Gesù negli avvenimenti, addirittura nelle sofferenze, nelle croci: esse portano il sapore del Signore.

Con la fede, sapremo vedere Gesù come il Figlio di Dio, e il suo volto sarà così attraente che impareremo a vedere ogni cosa a partire da lui: il suo volto negli altri e negli avvenimenti della vita.

In questo modo, secondo l’invito del profeta Daniele, avremo anche imparato a capire il senso stesso della storia. Nella prima scena del brano, vediamo il giudizio del mondo: si collocano i troni per il giudizio del mondo intero: il mondo, la storia devono essere alla fine giudicati. Li giudicherà un vegliardo, Dio, il quale, proprio perché è eterno, porta dentro di sé la ricchezza del tempo. Dice Daniele che la sua veste era candida come la neve: la veste candida è un segno di vittoria, di gloria e di potere – Dio infatti ha un potere universale – e i capelli del suo capo erano candidi come la lana: era cioè anziano e possedeva la saggezza degli anziani e il potere dell’eternità. Il suo trono era come vampe di fuoco, con le ruote come fuoco ardente e un fiume di fuoco scendeva davanti a lui: dal trono di Dio esce un fuoco capace di distruggere ciò che è male e di purificare quello che è miscuglio di bene e male; cioè è in grado effettivamente di giudicare il mondo.

Come giudica il mondo, Dio, e qual è la sua ultima parola sulla storia? Nella seconda visione si dice che viene sulle nubi del cielo Uno come Figlio d’uomo, uno cioè che ha figura umana e perciò potrebbe apparire debole, limitato e povero. Invece, quando questo uomo giunge davanti al Vegliardo, Dio gli «Dà potere, gloria e regno; tutti i popoli, nazioni e lingue lo servivano; il suo potere è un potere eterno che non tramonta mai e il suo regno è tale che non sarà mai distrutto». Questo uomo riceve da Dio un potere eterno, universale.

Il che ci fa ricordare quanto abbiamo letto in Matteo 28,18: «Mi è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra». Gesù uomo, con la sua morte e Risurrezione, ha ricevuto dal Padre un potere eterno e universale, per cui la storia del mondo è nelle mani dell’uomo Gesù di Nazaret, di colui che, Figlio di Dio fatto uomo, è vissuto non esercitando un potere di ingiustizia o di inganno, ma trasformando la sua vita in amore.

Abbiamo davanti Gesù di Nazaret, e parleremo sempre di lui, per imparare a vederlo davvero, non solo dal punto di vista esterno, con i nostri occhi, ma a vederlo con gli occhi della fede, per vedere dunque in Gesù la gloria stessa del Padre, e riconoscere in lui quello a cui Dio ha dato il potere sul mondo; vederlo così vuol dire in concreto, sottomettere a lui la nostra vita.

Il senso della preghiera sta proprio nel non vedere altro che Gesù, o meglio, nel vedere ogni cosa in riferimento a lui, in modo che Gesù possa diventare il Signore della nostra vita, e che la nostra vita sia aggrappata a lui e riceva in lui quella ricchezza di vita, di gloria e di onore che Gesù possiede e che a noi viene trasmessa in lui.
Mons. Luciano Monari

                                                                                         MONS. LUCIANO MONARI


   IMMAGINI:
1 Agnus Dei, Comunità di Taizè - Gesù si trasfigura sul monte per preparare i suoi allo scandalo della Croce, quando si manifesterà come l’agnello immolato per il nostro riscatto.
Sul monte santo, Gesù manifesta la sua origine divina. In lui il Padre ha posto ogni compiacenza e ogni salvezza per l’uomo.

      RIVISTA MARIA AUSILIATRICE  2009 - 7
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