Il Vangelo della festa della
Trasfigurazione ci parla di una esperienza che alcuni discepoli
hanno provato con Gesù che li prende in disparte e li
conduce con lui su un alto monte.
È il senso della preghiera:
abbandonare le nostre occupazioni quotidiane per potere stare
un po con il Signore e per poterlo vedere realmente, sapendo
riconoscere in lui la gloria stessa di Dio. Gesù è
uomo, è perfettamente uomo, ha un volto umano, usa parole
umane, possiamo incontrarlo attraverso la sua parola; ma bisogna
poter intravedere in Gesù la gloria stessa di Dio. Gesù
porta sul suo volto la gloria del Padre: se uno è capace
di vedere con attenzione, è capace di vedere sul volto
di Gesù lamore, la santità, la bellezza di
Dio Padre. Per questo, dice il Vangelo: «Fu trasfigurato
davanti a loro; il suo volto brillò come il sole e le
sue vesti divennero candide come la luce».
La preghiera dovrebbe condurci
a saper vedere la bellezza di Dio sul volto di Gesù, in
modo che il volto del Signore brilli anche per noi, sia luminoso
di una luce che è la luce stessa del Padre; così
che venga anche a noi voglia di ripetere le parole di Pietro:
«Signore, è bello per noi stare qui; se vuoi, faremo
qui tre tende, un per te, una per Mosé e una per Elia»:
per gustare la presenza del Signore e il dialogo con lui.
Le parole di Pietro però
non sono del tutto corrette. Nel Vangelo secondo Marco, cè
scritto addirittura che Pietro non sapeva che cosa dire, non
capiva il senso di quanto diceva. Certamente Pietro ha conosciuto
la dolcezza dello stare con il Signore, si è reso conto
che vale la pena rimanere in dialogo con lui e che è bello
vedere accanto a lui Mosè ed Elia, per capire che tutta
la Scrittura, tutti i profeti, tutto quanto è capitato
al popolo di Israele, in fondo, è contenuto in Gesù.
Gesù è colui di cui i profeti avevano parlato,
e che Abramo aveva desiderato e sognato. Vale la pena riconoscere
questo, perché così si arriverà a riconoscere
che Gesù è il Figlio stesso di Dio.
Dice il Vangelo di Matteo che
alludire la voce del Padre che riconosce in Gesù
il suo Figlio, «I discepoli caddero con la faccia a terra
e furono presi da un grande timore. Ma Gesù si avvicinò
e, toccatili, disse: Alzatevi e non temete. Sollevando
gli occhi non videro più nessuno, se non Gesù solo».
Si potrebbe anche dire che
questo è lo scopo della preghiera: riuscire a vedere che
Gesù è il Figlio di Dio, e vederlo così
chiaramente che tutto il resto scompare. Naturalmente, il resto,
dobbiamo imparare a vederlo attraverso gli occhi di Gesù,
sicché i problemi, gli impegni, le persone, non ci nascondano
più il Signore, ma lo sappiamo vedere in ogni cosa.
Il giudizio
di Dio
Il Vangelo ci ha insegnato
a vedere il volto di Gesù sul volto dei fratelli: quello
che facciamo al più piccolo di questi fratelli lo facciamo
al Signore. Possiamo però anche vedere il volto di Gesù
negli avvenimenti, addirittura nelle sofferenze, nelle croci:
esse portano il sapore del Signore.
Con la fede, sapremo vedere
Gesù come il Figlio di Dio, e il suo volto sarà
così attraente che impareremo a vedere ogni cosa a partire
da lui: il suo volto negli altri e negli avvenimenti della vita.
In questo modo, secondo linvito
del profeta Daniele, avremo anche imparato a capire il senso
stesso della storia. Nella prima scena del brano, vediamo il
giudizio del mondo: si collocano i troni per il giudizio del
mondo
intero:
il mondo, la storia devono essere alla fine giudicati. Li giudicherà
un vegliardo, Dio, il quale, proprio perché è eterno,
porta dentro di sé la ricchezza del tempo. Dice Daniele
che la sua veste era candida come la neve: la veste candida è
un segno di vittoria, di gloria e di potere Dio infatti
ha un potere universale e i capelli del suo capo erano
candidi come la lana: era cioè anziano e possedeva la
saggezza degli anziani e il potere delleternità.
Il suo trono era come vampe di fuoco, con le ruote come fuoco
ardente e un fiume di fuoco scendeva davanti a lui: dal trono
di Dio esce un fuoco capace di distruggere ciò che è
male e di purificare quello che è miscuglio di bene e
male; cioè è in grado effettivamente di giudicare
il mondo.
Come giudica il mondo, Dio,
e qual è la sua ultima parola sulla storia? Nella seconda
visione si dice che viene sulle nubi del cielo Uno come Figlio
duomo, uno cioè che ha figura umana e perciò
potrebbe apparire debole, limitato e povero. Invece, quando questo
uomo giunge davanti al Vegliardo, Dio gli «Dà potere,
gloria e regno; tutti i popoli, nazioni e lingue lo servivano;
il suo potere è un potere eterno che non tramonta mai
e il suo regno è tale che non sarà mai distrutto».
Questo uomo riceve da Dio un potere eterno, universale.
Il che ci fa ricordare quanto
abbiamo letto in Matteo 28,18: «Mi è stato dato
ogni potere in cielo e sulla terra». Gesù uomo,
con la sua morte e Risurrezione, ha ricevuto dal Padre un potere
eterno e universale, per cui la storia del mondo è nelle
mani delluomo Gesù di Nazaret, di colui che, Figlio
di Dio fatto uomo, è vissuto non esercitando un potere
di ingiustizia o di inganno, ma trasformando la sua vita in amore.
Abbiamo davanti Gesù
di Nazaret, e parleremo sempre di lui, per imparare a vederlo
davvero, non solo dal punto di vista esterno, con i nostri occhi,
ma a vederlo con gli occhi della fede, per vedere dunque in Gesù
la gloria stessa del Padre, e riconoscere in lui quello a cui
Dio ha dato il potere sul mondo; vederlo così vuol dire
in concreto, sottomettere a lui la nostra vita.
Il senso della preghiera sta
proprio nel non vedere altro che Gesù, o meglio, nel vedere
ogni cosa in riferimento a lui, in modo che Gesù possa
diventare il Signore della nostra vita, e che la nostra vita
sia aggrappata a lui e riceva in lui quella ricchezza di vita,
di gloria e di onore che Gesù possiede e che a noi viene
trasmessa in lui.
Mons. Luciano Monari