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VITA LITURGICA: QUARESIMA 2009
   
QUARESIMA: TEMPO DI CONVERSIONE

Così cerca di prolungarsi il pianto nella notte, ma già il mattino sorge: mistero d’amore è la nostra parabola.
Dov’è la vittoria della morte?

Un forte vento toglierà la pietra anche dal nostro sepolcro.
Il futuro è già presente e viene incontro, luce adorna come fiori le piaghe, resurrezione ha nome il nostro giorno.
(Padre D. M. Turoldo, 1916-1992)

Origine della Quaresima

La Risurrezione di Cristo è il centro sul quale poggia e si alimenta la fede del credente. Essa è l’oggetto primario della predicazione degli Apostoli e costituisce la sintesi dell’intera vita del cristiano.

Perché il cristiano deve credere in Dio (e non di rado credere è fatica), deve sperare nella vita eterna (e sperare vuol dire attendere con pazienza e fiducia), deve amare i fratelli fino a donare per loro la vita (e sacrificarsi per loro è l’essenza dell’amore)? Perché Cristo è risorto, e con la Risurrezione ha vinto per sempre la morte e il peccato. Se Cristo non fosse risorto, inutili sarebbero non solo la fede, ma pure la speranza e l’amore.

Così insegna l’apostolo Paolo (1 Cor 15,17). Questa verità rivelata e provata duemila anni or sono (Lc 24,39) prosegue nel tempo e si diffonde nello spazio. La Risurrezione si celebra nella festa di Pasqua, che trae origine dall’antica pasqua ebraica che ricordava il passaggio (la pesáh in ebraico significa passaggio) degli Ebrei attraverso il deserto e il Mar Rosso, e la loro liberazione dalla schiavitù egizia.

La vicenda terrena di Gesù ha trovato a Pasqua il suo epilogo più tragico e glorioso. Ucciso durante i giorni della festa ebraica, il suo sacrificio vi conferisce un senso nuovo: è Lui il vero agnello sacrificato per Dio e per tutti, nel cui sangue si stabilisce e si perfeziona la nuova alleanza (Lc 22,20; 1 Cor 11,25); Egli diventa “nostra Pasqua” (1 Cor 6,7).

Per i cristiani dei primi secoli non vi erano altre feste. La celebravano settimanalmente nel dies domini, il giorno del Signore. Per questo ancora oggi si dice, giustamente, che ogni domenica è Pasqua, la Pasqua della settimana rivissuta nell’Eucaristia, e ogni credente – che sia tale – non la può posporre a nessuna altra cosa. Non è accettabile quello che tante volte si sente dire: pratico poco perché ho il mio credo dentro di me e non sento il bisogno di esternarlo in chiesa.

La festa della Risurrezione, cioè della Pasqua, merita e richiede una preparazione. L’idea di una preparazione ampia ed intensa si sviluppò in Oriente, nel IV secolo; in Occidente, invece, alla fine di tale secolo o poco più tardi. Da quell’epoca si comincia a parlare di Quaresima, come insieme di 40 giorni considerati alla luce del simbolismo biblico che dà a questo tempo un valore salvifico e redentivo. Fissando il tempo di 40 giorni (da cui il termine “quaresima”), la Chiesa ha accolto la tipologia biblica di questo numero:

Mosè sta 40 giorni sul Sinai davanti alla gloria del Signore (Es 24,12-18);
Elia cammina nel deserto per 40 giorni (1 Sam 17,16-41);
attraverso la predicazione di Giona, Dio accorda 40 giorni di penitenza ai perfidi abitanti di Ninive (Gn 3,4-11).

Dando pieno valore salvifico a questi esempi (e ai molti altri dell’AT), Gesù iniziò la sua attività messianica rimanendo 40 giorni nel deserto (Mc 1,12-13). Anche il credente deve prepararsi intensamente per 40 giorni prima di celebrare l’evento essenziale della fede, mediante l’ascolto più frequente e meditato della Parola e la maggiore frequenza ai sacramenti.

Caratteri della Quaresima

Alla voce “quaresima” si accosta facilmente l’idea di un qualcosa di lungo, monotono e stancante.
Non sono questi i suoi caratteri. Anzitutto la Quaresima non è un tempo di mortificazioni e di rinunce, ma un tempo di educazione alla libertà. Insegna il Vaticano II che questo tempo ha un duplice carattere: battesimale e penitenziale (Sacrosanctum Concilium 109).

Il Battesimo, sacramento fondamentale, deve essere rivissuto nella sua interezza, non solo come celebrazione rituale, ma come spirito di conversione continua che anima tutta la vita del credente. Legato al simbolo di morte e di vita attraverso l’acqua, il Battesimo viene riscoperto come rinnovata nascita alla vita divina, e la sua memoria inserisce sempre più in quell’organismo che è il corpo mistico di Cristo, cioè la Chiesa.

La penitenza non è il risultato di una serie di appesantimenti della vita quotidiana, ma riscoperta umile e riconoscente del dono della vita, avente l’obiettivo di conformare sempre più la vita alla volontà di Dio, la cui profondità di sapienza rende imperscrutabili i giudizi e inaccessibili le vie (Rom 11,33).

Penitenza non è quindi imporsi una rinuncia ad un cibo o bevanda, che si può interrompere in ogni momento, ma trasformarsi rinnovando la mente, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a Lui gradito e perfetto (Rom 12,2). Qui trovano senso le mortificazioni che il credente può imporsi, orientate però non ad un esercizio fisico o anche ascetico, ma rivolte ad un maggior amore a Dio e ai fratelli.

Il sostantivo “penitenza” viene dal latino poenitentia, a sua volta proveniente dall’antico greco metanoia, termine usatissimo da San Paolo, che vuol dire cambiamento di mentalità. Ciò comporta il graduale passaggio da una vita centrata su se stessi ad una vita proiettata verso Dio e i fratelli, combattendo l’orgoglio, l’ira, l’avarizia, l’invidia e ovviamente il culto di sé.

Ecco dunque il cammino quaresimale: l’abbandono, faticoso e protratto per tutta l’esistenza, del peccato, nell’acquisizione che nessuno vive e muore per se stesso (Rom 14,7-8), e che quella realtà immediata e tangibile, e sovente amata male ed egoisticamente che è il corpo, è vero tempio dello Spirito Santo, e attraverso di esso si glorifica Dio (1 Cor 6,19-20).

Per cui Quaresima è anche proibire al corpo piaceri inutili o dannosi, come pure concessioni pericolose e devianti, imponendogli una retta disciplina che favorisca un’efficace adesione a Dio e un più sincero amore ai fratelli. Il cristiano si comporterà in ogni tempo, ma soprattutto in questi 40 giorni, come l’atleta che è temperante in tutto, e che si allena non per il riconoscimento offerto da questo mondo, ma per ottenere una corona incorruttibile, trattando anche duramente il corpo (1 Cor 9,24-27).

Sono dunque almeno quattro le ragioni che fanno di questo tempo il “tempo favorevole, il giorno della salvezza” (2 Cor 6,2): l’adorazione di Dio Signore e Padre; la memoria purificata dai peccati mediante il sacramento della Riconciliazione; la speranza rinnovata del giorno in cui le attese umane saranno realizzate nella Terra Promessa; ultimo, la più ampia solidarietà tra gli uomini. Ecco l’educazione alla libertà che viene dalla penitenza quaresimale.

La liturgia della Quaresima

La Quaresima, nel rito romano, inizia il mercoledì precedente la I domenica. Questo giorno è caratterizzato da due elementi: l’imposizione delle ceneri e il digiuno. La Lettera circolare della Congregazione per il Culto divino avente per titolo “Preparazione e celebrazione delle feste pasquali” (16-1-1988) recita: I fedeli, ricevendo le ceneri, entrano nel tempo destinato alla purificazione dell’anima. Con questo rito penitenziale sorto nella tradizione biblica, viene indicata la condizione dell’uomo peccatore che confessa e­sternamente la sua colpa davanti a Dio ed esprime la volontà della conversione.

La benedizione e l’imposizione delle ceneri si svolge durante o anche fuori la Messa. Il mercoledì delle ceneri è giorno obbligatorio di penitenza in tutta la Chiesa, con l’osservanza del digiuno. Il rito, il cui simbolismo ha riscontro anche nel Vangelo, quando Gesù rimprovera le città galilee (Mt 11,21), costituisce un segno di lutto, di dolore, di caducità. La formula dell’imposizione è quella con la quale Gesù invita ad accogliere la buona novella: “convertitevi e credete al Vangelo” (Mc 1,15).

L’anno B, che si sta svolgendo nella liturgia, propone per la Quaresima una serie di testi incentrati sul mistero della croce gloriosa di Cristo secondo Giovanni (il segno del Tempio distrutto e riedificato: 2,19-21; l’amore di Dio Padre, che dona al mondo il Figlio sacrificato sulla croce: 17,1-5; l’ora di Gesù: 2,4; 4,23). Dal ricco lezionario feriale e domenicale emerge, nell’anno B, una Quaresima cristocentrica. Le domeniche sono cinque e la sesta è la domenica delle Palme o di Passione.

Sintetizzando questi dati, si può considerare la Quaresima come un esercizio di carattere ascetico-penitenziale, che ritorna annualmente come formazione permanente, un tempo di rinnovamento spirituale e di progresso nella conoscenza del mistero di Cristo e di conseguenza della Sacra Scrittura: tempo cioè di ascolto e meditazione della Parola di Dio. In tale prospettiva, è indispensabile l’accostamento frequente al sacramento della Riconciliazione, per un sincero pentimento e per il perdono delle infedeltà.

La Quaresima possa dunque essere tempo favorevole alla conversione del cuore, alla riparazione per i tanti delitti e offese all’umanità, tempo che educhi al saper attendere nel silenzio e nell’ascolto.
L’educazione religiosa imprime spesso un tratto di una certa pusillanimità, tanto che ogni volta che pronunciamo parole grandi sorge il sospetto di abbandonarci alla presunzione. Invece, proprio la Quaresima, insegna che è la magnanimità (nel senso etimologico della parola: l’animo grande) il segno psicologico dell’essere cristiani. Se ogni evento che tocca il genere umano ci preme veramente, offriamo la nostra penitenza e la nostra mortificazione per una cultura della vita.

Possa la nostra piccola offerta contribuire al sostegno dei poveri, dei malati, di coloro che non hanno voce, che una sciagurata cultura condanna perché “inutili”. Possa la nostra offerta di penitenza sollevare un mondo allibito dalle atrocità delle guerre. Se all’inizio di questa Quaresima ci è stato detto: convertiti e credi al Vangelo, questo voleva dirci: superiamo i nostri egoismi, rompiamo i nostri schemi, apriamoci all’attesa e alla pazienza, alle provocazioni che partono da tutte le sofferenze del genere umano.

                                                                                         FRANCO CAREGLIO OFM


   IMMAGINI:
1 Al momento del Giudizio, l’uomo si ritrova da solo davanti al suo Creatore.
È nella umiliazione della Croce che Dio ha mostrato al mondo la potenza della sua misericordia.

      RIVISTA MARIA AUSILIATRICE  2009-3
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