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ESCATOLOGIA | I NOVISSIMI | LE REALTA' ULTIME: IN CAMMINO VERSO
LE REALTA' ULTIME | 7
Per affrontare questo
tema, guardiamo anzitutto al pensiero di alcuni popoli.
La morte non è lultima realtà terrena. Nessun
popolo si è mai rassegnato al pensiero che la morte ponga
la parola fine alla vita delluomo.
Non gli Egiziani,
un popolo che viveva, si può affermare, per i loro morti.
Essi pensavano che i loro morti continuassero a vivere e che
partecipassero ancora alle sorti della loro terra. «Tu
non perisci; tu non ti annulli», scrivevano.
Non i Greci,
i quali con Platone, grande filosofo, affermavano che lanima
delluomo è immortale. Lanima delluomo
non è materiale ma spirituale e pertanto non può
corrompersi, non può morire.
E neppure gli Ebrei, i quali pensavano che dopo la morte gli
uomini andavano ad abitare nello Sheol. Il morire per loro era
come un dormire in compagnia dei propri antenati. Nei Salmi,
il cuore degli Ebrei esprimeva una sicura speranza, mentre in
altri libri sacri, come la Sapienza e lepisodio dei Maccabei,
era chiara la fede nella risurrezione.
La fede nella
vita eterna si rafforzò in loro, di secolo in secolo,
fino a credere nella risurrezione. So che mio fratello
risorgerà, rispose Marta a Gesù che le diceva:
Tuo fratello vivrà.
Quale vita
dopo la morte?
Allora, dopo
la morte che cosa sopravvive? Quale vita ci resta ancora da vivere?
Per gli Egiziani, tutto il corpo sopravvive. Per i Greci soltanto
lanima sopravvive, perché immortale. Per gli Ebrei,
speranza e attesa fan parte della loro fede in Dio, il quale
farà risorgere i loro corpi. Per noi cristiani la morte
non può colpire lanima immortale, e in più
la morte stessa, un giorno, verrà sconfitta dallo stesso
Gesù Cristo.
Luomo è un essere responsabile, la sua vita non
è un semplice episodio insignificante. Luomo cerca
continuamente qualche motivo che dia senso alla sua vita. Luomo
si sente libero, si dibatte continuamente per possedere, per
godere, per vivere. Luomo cerca il suo futuro. Luomo,
quando sa veramente amare cioè dare e ricevere
così da realizzare tutto se stesso , questuomo
si rende conto che «più forte della morte è
lamore» (Ct 8 6). Chi ama grida e sa di gridare verso
linfinito. Luomo sente prepotente limpulso
verso ciò che è infinito, o, meglio ancora, egli
stesso viene afferrato, volere o no, dallinfinito. Per
questo la morte è uno stato provvisorio, un momento, un
batter dala. La morte non ti afferra tutto quanto.
Preghiamo
con il Salmo 129
Rit.: Perdonaci,
Signore, e noi vivremo.
Dal profondo
a te grido, o Signore;
Signore, ascolta la mia voce.
Siano i tuoi orecchi attenti
alla voce della mia preghiera. Rit.
Se consideri le colpe, Signore,
Signore, chi potrà sussistere?
Ma presso di te è il perdono:
perciò avremo il tuo timore. Rit.
Io spero nel Signore,
lanima mia spera nella sua parola.
Lanima mia attende il Signore
più che le sentinelle laurora. Rit.
Israele attenda il Signore,
perché presso il Signore è la misericordia
e grande presso di lui la redenzione.
Egli redimerà Israele da tutte le sue colpe. Rit.
Come realizzare
il bisogno dinfinito?
Come potrà
luomo realizzare questo bisogno dinfinito? È
sicuro di poter toccare linfinito? E quale infinito?
La risposta sta nella speranza cristiana dono gratuito dato nel
Battesimo. La speranza cristiana, poi, si fonda sul Cristo risorto.
La speranza cristiana non ha le sue radici nellimmortalità
dellanima cosa sicura, fuori dogni discussione
, né sulla potenza di Cristo risorto da morte
e capace di ridonare vita alluomo , ma nella fedeltà
e nella misericordia di Dio Padre, il quale manterrà la
promessa di Cristo suo Figlio carissimo circa il nostro futuro:
«Chiunque vive e crede in me, non morrà in eterno»
(Gv 11,26).
Dio ci ha fatti entrare nella sfera dellAmore. Egli quindi
ci ha conosciuti, predestinandoci a essere conformi al suo Figlio,
poi ci ha chiamati, giustificati e glorificati.
Teniamoci
sempre pronti
Chi ha legato
il suo nome a quello di Gesù ha deciso anche di seguirlo
dopo la sua morte, perché sa che con la morte non è
tutto finito.
Ascoltiamo lApostolo Giacomo. Cè un brano
della sua lettera che ci può aiutare (cf Gc 4,1-10).
Certo non possiamo pensare di trovarci a nostro agio alla fine
della nostra vita se, come scrive San Giacomo, ci troviamo troppo
sovente immersi in dissidi familiari, che sovente sfiorano liti
e guerre e peggio ancora. La superbia e lorgoglio non sono
consiglieri che ci portano a un buon approdo. Tutte le passioni
che scaturiscono dai vizi capitali tradiscono luomo e lo
fanno deviare su strade impervie e devianti.
San Giacomo
è molto schietto. Egli infatti afferma che amare
il mondo è odiare Dio. Non basta dunque dire: tutti
fanno così; i giornali, la televisione insegnano così.
Il Vangelo è daccordo con loro?
Fino alla gelosia ci ama lo Spirito di Dio; egli
ci vuole santi e per questo ci viene incontro con la sua grazia.
Lapostolo San Giacomo ci ricorda che «Dio resiste
ai superbi e agli umili invece dà la grazia».
La volontà
del Padre
«Dio
Padre ha tanto amato il mondo da dare suo Figlio Unigenito»
(Gv 3,16). E il Figlio ha vinto sulla croce il peccato e la morte.
Proprio per questo Dio, il Padre nostro invita tutti gli uomini
a mettersi al seguito di Gesù Crocifisso per poter sfuggire
alla morte eterna. «Chi crede in lui non è condannato»
(Gv 3,18). Gesù stesso soggiunge: Chi mangia di
questo pane, lEucaristia, vivrà in eterno
(Gv 6), nella felicità dei nostri cari e di tutti i Santi
e gli Angeli.
Salvati, per
la fede nella passione di Gesù Cristo, il nostro posto
si trova già al di là della morte eterna. Ma se
uno non si affida a Gesù allora si mette contro la sua
infinita misericordia e rischia di cadere nella morte eterna.
«Chi non crede è già stato condannato, perché
ha preferito le tenebre alla luce» (Gv 3,18-19).
Quante volte, a motivo della nostra fragilità o perché
pensiamo che la croce che portiamo sia troppo pesante, ci riprendiamo
la nostra libertà di azione e di pensiero e così
giudichiamo Dio ingiustamente! E diciamo convinti: Come può
Dio permettere il male? Questo male? Perché Dio non fulmina
i cattivi nellatto di compiere azioni perverse? Esiste
Dio? Doveri, Signore, quando ti invocavamo? Perché
hai preso di mira la nostra famiglia?
Cè un detto che dice: Uno muore come è vissuto.
Se uno desidera
vivamente vivere una bella vita dopo la sua morte, deve vivere
in terra una vita buona, in pace con Dio e con gli uomini, e
poiché siamo peccatori, converrà chiedere ogni
giorno perdono dei propri peccati, e fare sovente una buona confessione.
Preghiera
Dio mio e Padre,
io voglio dirti,
a nome di tutte le creature umane:
abbiamo fame e sete dinfinito
non possiamo vivere senza amore e senza pace.
La nostra bocca è riarsa.
Le fontane della terra sono secche,
ci manca lacqua zampillante,
il pane vero, fragrante, profumato
e il dono dello Spirito,
siamo raminghi e lontani dalla meta.
Ecco: torniamo alla casa paterna
dove tu, buon Papà, ci aspetti
con le braccia aperte, per la festa
che non finisce.
D. Timoteo Munari sdb IMMAGINI: 1 Per il credente la morte è un passaggio
alla vita vera, alla contemplazione dellamore di Dio, un
ritorno alla Casa del Padre.
RIVISTA MARIA AUSILIATRICE
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