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CHE SEI POLVERE TUTTI
DOBBIAMO MORIRE
Ci pare un
assurdo la morte di un bambino pieno di vita. Non dovrebbe mai
succedere. Ho ancora sotto gli occhi, dopo molti anni, la vista
di un bimbo senza vita: mi pareva impossibile e crudele. I perché Quanti punti interrogativi! Dove sto andando? Sono qui per caso? Se alla mia vita chiedo qualunque cosa, me la darà? E a quale prezzo? E se un giorno tutto mi sarà tolto, allora perché sono nato? Che sto ancora a fare qui? Se con la morte tutto finisce, perché non devo godere il momento presente? Ma, invece,
se con la morte la vita vera incomincia per davvero la sua realizzazione
più esaltante, allora sì che vale la spesa di vivere. Allimprovviso prende unaltra decisione e corre là dove era proibito andare. In un lampo la mamma lo prese e lo sollevò in un grande abbraccio. Dio non tralascia di prendersi cura delle sue creature. Invece di chiedermi i «perché» delle varie malattie, delle sofferenze, dei disagi, delle cattiverie della gente, della morte, ecc., (perché senza risposta), dovrei chiedermi il «perché» della mia vita, oggi. Perché vivo? Perché sono cristiano? Perché sono sposato? Che cosa sto combinando giorno dopo giorno? Perché mi irrigidisco nelle mie idee? Perché questa brutta separazione? Perché mi chiudo in me stesso e giudico e scarto tutti gli altri? A questi «perché» solo io posso e devo darmi una risposta, oggi stesso.
Si può vincere la morte? Al giorno doggi la società moderna, così evoluta e sicura di sé, tenta di rimuovere dalle coscienze della gente persino lidea stessa della morte. Con le migliori tecniche e le varie scoperte scientifiche si vuole prolungare la vita delluomo fino allimpossibile. Si fanno esperimenti sugli embrioni per eliminare future malattie e malformazioni. Si tentano clonazioni. Ci sono cosiddetti scienziati che pretendono di mettersi al posto di Dio, e chissà dove vogliono arrivare. Le cellule staminali stanno facendo miracoli sul nostro corpo. Sogno e sforzo utopistico, irrealizzabile quello di debellare la morte. Puro frutto di fantascienza. La nostra civiltà ha trovato il modo per allontanare la morte dalla propria abitazione. Ci sono le cliniche, gli ospedali, i ricoveri dove si mettono i vecchietti e certi malati, dove possano trascorrere i loro ultimi giorni. E in quali condizioni? Ma non è meglio morire fra le pareti domestiche e assistiti dai propri cari? È persino sorta una scienza nuova in America: non appena uno viene a morire, il suo cadavere viene prelevato e portato in una clinica, per essere sottoposto a un trattamento radicale di bellezza, onde preservare i familiari e gli amici da ogni esperienza reale e traumatizzante della morte. Esperienze di vita e di morte La vita delluomo sulla terra non si estingue allimprovviso con la morte corporale. Ogni giorno, volere o no, qualche cosa di noi muore. È giusto pertanto pensarci seriamente e farne quasi una reale esperienza personale. La morte, infatti, si presenta nella nostra vita in modo sottile, con passi felpati: lavoro stressante, pericoli nei cantieri, malattie, tribolazioni, gli anni che passano inesorabili. I giovani non ci pensano, essi hanno largento vivo nelle vene. Tutti però dobbiamo vivere da buoni cristiani e da onesti cittadini, come diceva Don Bosco, e allora la morte non farà più paura perché è proprio essa che ci apre la porta alla vera vita. Parlando a quelli di mezza età e agli anziani, dico che sarà buona cosa saper rinunciare a qualche pezzetto della nostra vita, giorno dopo giorno. Dobbiamo renderci conto di non essere più giovani. Allo stesso tempo, però, noi ci impegniamo con ogni mezzo a vivere, perché così piace al Creatore, e quindi: visite mediche, cure particolari, qualche dieta, ginnastica, passeggiate, momenti al mare e in montagna, distensione, ecc. Vivere è una cosa molto importante, bella, splendida. Ne abbiamo una conferma nel sorriso dei bimbi, nei giochi dei fanciulli e nei volti sereni delle nonne. Le gioie e
le sofferenze, le lotte e le conquiste, tutta lesperienza
che uno può accumulare con il tempo, tutto ed il vivere
medesimo se non avesse lo sbarramento della morte, assumerebbe
laspetto di un puro gioco, un gioco superficiale, senza
significato, fuori di ogni impegno. Finché
cè vita mi posso impegnare per vincerla bene, e
così la posso realizzare come a Dio piace. Qualcuno afferma
che morire è un rinascere. Se il chicco di grano caduto
in terra muore, si aprirà alla vita. Per il credente in
Cristo la morte non è morte ma un passaggio alla totalità
della vita.
IMMAGINI: 1 La morte e il misero, Hieronymus Bosch (c. 1490), National Gallery of Art, Washington. | Luomo contemporaneo cerca di rimuovere dalla propria coscienza linsolubile problema della morte. Da qui la sua tragedia e la sua disperazione.
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