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   IN CAMMINO VERSO LE REALTA' ULTIME | 5

    RICORDATI CHE SEI POLVERE

      TUTTI DOBBIAMO MORIRE

La morte è come un leone accovacciato alla porta di casa per distruggere la nostra vita. Ma è ancor più vero che “Gesù è venuto per servire e dare la sua vita per la salvezza di tutti” (Mc 10,45).
Non è una novità: la morte si introduce nella nostra vita in modo astuto. Appena nasce una vita, già vi trovi nascosto il segno della morte, ma ciò non deve spaventare nessuno perché Dio l’accoglie sotto la sua protezione.

Ci pare un assurdo la morte di un bambino pieno di vita. Non dovrebbe mai succedere. Ho ancora sotto gli occhi, dopo molti anni, la vista di un bimbo senza vita: mi pareva impossibile e crudele.
Un giovane, pieno di vita, si può lanciare sicuro a oltre 200 km all’ora, e troppe volte, purtroppo, la morte è lì, in agguato e lo ghermisce. Anche questo non dovrebbe accadere.
Però quando si arriva alla pienezza della vita, ecco incomincia il declino: il sole a mezzogiorno inizia la sua parabola discendente.
La morte circonda da tutte le parti la nostra vita e, se riflettiamo un poco, ci mette in discussione: che senso ha la mia vita?

I perché

Quanti punti interrogativi! Dove sto andando? Sono qui per caso? Se alla mia vita chiedo qualunque cosa, me la darà? E a quale prezzo? E se un giorno tutto mi sarà tolto, allora perché sono nato? Che sto ancora a fare qui? Se con la morte tutto finisce, perché non devo godere il momento presente?

Ma, invece, se con la morte la vita vera incomincia per davvero la sua realizzazione più esaltante, allora sì che vale la spesa di vivere.
Mi sono divertito assai nell’osservare un bimbo di quindici mesi che portava, tutto gioioso e a passi svelti, i suoi giocattoli, uno alla volta, alla sua mamma.

All’improvviso prende un’altra decisione e corre là dove era proibito andare. In un lampo la mamma lo prese e lo sollevò in un grande abbraccio. Dio non tralascia di prendersi cura delle sue creature.

Invece di chiedermi i «perché» delle varie malattie, delle sofferenze, dei disagi, delle cattiverie della gente, della morte, ecc., (perché senza risposta), dovrei chiedermi il «perché» della mia vita, oggi.

Perché vivo? Perché sono cristiano? Perché sono sposato? Che cosa sto combinando giorno dopo giorno? Perché mi irrigidisco nelle mie idee? Perché questa brutta separazione?

Perché mi chiudo in me stesso e giudico e scarto tutti gli altri? A questi «perché» solo io posso e devo darmi una risposta, oggi stesso.

Preghiamo con il Salmo 30

Rit.: Salvami, Signore: in te confido.

Scioglimi dal laccio che mi hanno teso,
perché sei tu la mia difesa.
Mi affido alle tue mani;
tu mi riscatti, Signore, Dio fedele. Rit.
Se odo la calunnia di molti,
il terrore mi circonda;
quando insieme contro di me congiurano,
tramano di togliermi la vita. Rit.
Ma io confido in te, Signore;
dico: Tu sei il mio Dio,
nelle tue mani sono i miei giorni.
Liberami dalla mano dei miei nemici,
dalla stretta dei miei persecutori. Rit.

Si può vincere la morte?

Al giorno d’oggi la società moderna, così evoluta e sicura di sé, tenta di rimuovere dalle coscienze della gente persino l’idea stessa della morte. Con le migliori tecniche e le varie scoperte scientifiche si vuole prolungare la vita dell’uomo fino all’impossibile. Si fanno esperimenti sugli embrioni per eliminare future malattie e malformazioni. Si tentano clonazioni. Ci sono cosiddetti scienziati che pretendono di mettersi al posto di Dio, e chissà dove vogliono arrivare. Le cellule staminali stanno facendo miracoli sul nostro corpo. Sogno e sforzo utopistico, irrealizzabile quello di debellare la morte. Puro frutto di fantascienza.

La nostra civiltà ha trovato il modo per allontanare la morte dalla propria abitazione. Ci sono le cliniche, gli ospedali, i ricoveri dove si mettono i vecchietti e certi malati, dove possano trascorrere i loro ultimi giorni. E in quali condizioni? Ma non è meglio morire fra le pareti domestiche e assistiti dai propri cari?

È persino sorta una scienza nuova in America: non appena uno viene a morire, il suo cadavere viene prelevato e portato in una clinica, per essere sottoposto a un trattamento radicale di bellezza, onde preservare i familiari e gli amici da ogni esperienza reale e traumatizzante della morte.

Esperienze di vita e di morte

La vita dell’uomo sulla terra non si estingue all’improvviso con la morte corporale. Ogni giorno, volere o no, qualche cosa di noi muore. È giusto pertanto pensarci seriamente e farne quasi una reale esperienza personale. La morte, infatti, si presenta nella nostra vita in modo sottile, con passi felpati: lavoro stressante, pericoli nei cantieri, malattie, tribolazioni, gli anni che passano inesorabili.

I giovani non ci pensano, essi hanno l’argento vivo nelle vene. Tutti però dobbiamo vivere da buoni cristiani e da onesti cittadini, come diceva Don Bosco, e allora la morte non farà più paura perché è proprio essa che ci apre la porta alla vera vita.

Parlando a quelli di mezza età e agli anziani, dico che sarà buona cosa saper rinunciare a qualche pezzetto della nostra vita, giorno dopo giorno. Dobbiamo renderci conto di non essere più giovani. Allo stesso tempo, però, noi ci impegniamo con ogni mezzo a vivere, perché così piace al Creatore, e quindi: visite mediche, cure particolari, qualche dieta, ginnastica, passeggiate, momenti al mare e in montagna, distensione, ecc. Vivere è una cosa molto importante, bella, splendida. Ne abbiamo una conferma nel sorriso dei bimbi, nei giochi dei fanciulli e nei volti sereni delle nonne.

Le gioie e le sofferenze, le lotte e le conquiste, tutta l’esperienza che uno può accumulare con il tempo, tutto ed il vivere medesimo se non avesse lo sbarramento della morte, assumerebbe l’aspetto di un puro gioco, un gioco superficiale, senza significato, fuori di ogni impegno.
Ho conosciuto anziani e non che, stremati, avevano un modo meraviglioso di affrontare la morte: era per essi quasi un dono un regalo meraviglioso. Il credente infatti sa di entrare nella vita dove tutti i desideri si compiranno.

Finché c’è vita mi posso impegnare per vincerla bene, e così la posso realizzare come a Dio piace. Qualcuno afferma che morire è un rinascere. Se il chicco di grano caduto in terra muore, si aprirà alla vita. Per il credente in Cristo la morte non è morte ma un passaggio alla totalità della vita.
Se non ci fosse la morte noi saremmo tentati di tramandare ogni lavoro, ogni impegno, tanto c’è sempre tempo per fare. Tutto diventerebbe indifferente. Invece, sospinti dalla morte, ci diamo da fare, e così gustiamo ogni giorno che ci viene regalato, ogni alba e poi tramonto, un fiore di primavera e una foglia d’autunno e lo squittire di un pettirosso, fino a quando potremo vedere il volto di Dio con questi stessi nostri occhi.

Preghiera

Caro papà, non vieni più a passeggiare e conversare nel bel giardino dell’Eden, che per te e per noi hai creato con gusto?
Abbi pietà di noi peccatori! Cerchiamo l’albero della croce per cogliere i suoi frutti vermigli così amari al palato ma dolci alla vita.
                         
                                                                      
D. Timoteo Munari sdb


   IMMAGINI:
  
La morte e il misero, Hieronymus Bosch (c. 1490), National Gallery of Art, Washington. | L’uomo contemporaneo cerca di rimuovere dalla propria coscienza l’insolubile problema della morte. Da qui la sua tragedia e la sua disperazione.



       RIVISTA MARIA AUSILIATRICE  2008 - 8
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