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IL PECCATO E LA MORTE

Perché la morte?

“Io pongo oggi davanti a te la vita e il bene, la morte e il male; ti comando di amare il Signore tuo Dio, di osservare i suoi comandamenti, perché tu viva. Ma se il tuo cuore si volge indietro e se tu ti lasci trascinare a prostrarti davanti ad altri dèi, io vi dichiaro oggi che certo perirete” (Dt 30, 15-20).

La morte può venire dalle mani benefiche di Dio? No, certamente. La morte è conseguenza del peccato? Sì, secondo la Bibbia. Dice la Scrittura: «La morte è il prezzo del peccato» (Rm 6,23). «Se mangerai il frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male, morirai!» (Gn 2,17).
Se vuoi decidere da te stesso ciò che è bene e ciò che è male per te, tu rinneghi il tuo stato di creatura e non solo ti ribelli a Dio, ma anche ti stacchi da lui; allora tu pecchi e peccando muori perché hai abbandonato la fonte della vita. Infatti chi abbandona la radice della vita cade nella morte, come il ramo di un albero quando viene tagliato muore.

Il peccato, dunque, ha generato la morte fisica: ricordati che sei polvere e in polvere ritornerai. Ma il peccato ci ha colpiti con una morte ancora peggiore, una morte senza soluzione: la morte eterna. Incombe sull’uomo questa terribile morte, questo distacco crudele dall’albero della vita che ha fatto gridare San Paolo (e anche noi con lui alziamo la voce): «Chi ci libererà da questo corpo votato alla morte? Siano rese grazie a Dio per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore» (Rm 7,24-25). L’uomo sente il bisogno di essere liberato tutto quanto e ciò avviene per mezzo di Gesù Cristo, il quale, morendo sulla croce, ha cancellato il peccato e la morte.

Con San Paolo anche noi oggi possiamo e vogliamo vincere questo orribile pericolo della disfatta eterna rivolgendoci al nostro Salvatore, sia in vita come in morte, dicendo di cuore: Signore Gesù, abbi pietà di me peccatore


La morte è il prezzo del peccato

Per il peccato di Adamo è entrata nel mondo la morte: Sei polvere e in polvere ritornerai! Ma, ciò che è più grave, l’uomo perde l’amicizia con Dio. Dunque tutti muoiono? Inesorabilmente la morte corporale colpisce tutti gli uomini. E se quando uno muore si trova nel peccato mortale allora il suo spirito che sempre vive, entra in inimicizia con Dio, e vivrà in eterno in quella stessa inimicizia.

Proprio come dice Dio per mezzo del profeta: Se osserverai i comandi di Dio tu vivrai e la morte eterna non ti toccherà. Se invece farai quello che è male al cospetto dell’Altissimo tu sarai vittima della morte per sempre. Per questo diciamo che il peccato ha prodotto la morte, quella fisica e quella eterna.

Mentre quelli che operano il bene non saranno toccati dalla morte eterna, perché la loro amicizia con Dio sarà la loro vita.
Come possiamo salvarci? Se io compio il bene, mi salvo? La mia salvezza eterna dipende da me stesso? Ma poiché tutti gli uomini sono soggetti, senza eccezioni, al peccato e alla morte, è volontà di Dio che nessuno può salvarsi da se stesso, ma tutti vengono chiamati alla vita eterna in Cristo.
Infatti dice la Scrittura: «Per mezzo di un uomo il peccato venne nel mondo e per mezzo del peccato la morte» (Romani 8,12). Esiste quindi un vincolo tra il peccato e la morte.

Preghiamo con il Salmo 49

Rit.: Mostraci, Signore, la via della salvezza.

Non ti rimprovero per i tuoi sacrifici,
i tuoi olocausti mi stanno sempre dinanzi,
non prenderò giovenchi dalla tua casa,
capri dai tuoi recinti. Rit.

Perché vai ripetendo i miei decreti
e hai sempre in bocca la mia alleanza,
perché detesti la disciplina
e le mie parole te le getti alle spalle?
Hai fatto questo e dovrei tacere? Rit.

Forse credevi ch’io fossi come te!
Ti rimprovero: ti pongo innanzi i tuoi peccati.
Chi offre il sacrificio di lode, questi mi onora,
a chi cammina per la retta via
mostrerò la salvezza di Dio. Rit.

Il peccato distrugge l’uomo

Il peccato stravolge la propria vita perché chi vive per se stesso, non vive per il Signore Dio che è l’unica vera vita. Infatti se uno vive distaccato da Dio, vuol dire che affonda le sue radici nel peccato, cioè nella morte. Chi vive nel peccato diventa preda dell’affanno, dell’inquietudine e per questo la sua vita diventa un assurdo.
La Scrittura dice: «Cristo è morto per tutti, perché quelli che vivono non vivano per se stessi ma per lui» (2 Cor 5,15).

Si tratta di avere il coraggio di compiere un vero capovolgimento di valori. Tutto quello che il peccatore (= vivere secondo gli insegnamenti del mondo) riuscirà a fare e a inventare non potrà mai metterlo in salvo nell’aldilà.

La paura della morte nasce quando uno crede di realizzare felicemente la sua vita cercando solo di avere, di possedere, di appropriarsi di beni e di godere e non di essere, di donare, di aprirsi agli altri. Il vuoto che ci lascia il mondo diventa paura dell’aldilà. Hai paura della morte e la rigetti dai tuoi pensieri; ti ribelli alla morte e, considerandola un castigo, ti ribelli anche a Dio quale essere lontano e crudele.
Adamo, per il suo peccato, è causa della morte. Da quel momento il cammino dell’uomo sulla terra è segnato dal peccato e dalla morte, sorte comune di tutti gli uomini.

L’intervento di Dio Padre

Per fortuna che Dio Padre ha mandato il suo Figlio per districare questa brutta matassa di peccato e morte. Egli ha risolto il problema radicalmente addossandosi il peccato del mondo. Subendo liberamente e con grande amore la passione e la morte in croce e quindi risorgendo il terzo giorno, ha riportato la grande vittoria sulla morte e sul peccato in nostro favore.
Nel suo stendardo egli ha scritto: Chi vorrà salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per me, la salverà. Infatti che giova all’uomo guadagnare il mondo intero, se allontanandosi da Dio rovina se stesso?

Con il Battesimo il credente viene inserito in Cristo e così partecipa della sua vittoria sul peccato e sulla morte. Solo così veniamo sottratti al potere della morte e del peccato. Per questo la morte non è propriamente «morte», una sconfitta, una maledizione, perché mi fa passare da questa vita terrena alla vita eterna nel cielo.

A me e a voi consiglio un atteggiamento, che può diventare anche un esercizio e una vera esperienza di morte sulla stessa nostra pelle. Si tratta dell’atteggiamento di Gesù, il quale dopo di aver sperimentato l’angoscia della morte a causa dei nostri peccati, proprio prima di spirare disse: «Padre, nelle tue mani consegno la mia vita»!

Ascolto e fiducia in lui

Allora la morte nostra non sarà conseguenza del peccato, ma sorella nostra morte corporale. La vita è sempre dono di Dio, compito da svolgere, servizio da prestare. Solo così la morte segnerà il luogo della speranza, la casa del Padre, la sala del banchetto, l’eterno giorno di festa. È dimostrato infatti che la morte non è la realtà ultima.

Preghiera

Caro Gesù, raccontaci qual gioia fu per te
prender carne
nel grembo immacolato e caldo d’amore
della Vergine,
sposa di Giuseppe della casa di Davide.
Quanto hai sofferto per tutti noi ingiusti e ingrati:
perdono, pietà!
Con te camminiamo nel mondo
per salvare tutti i peccatori che tu ami.

 

                                                                D. Timoteo Munari sdb


   IMMAGINI:
1  Cercare l’infinito, seguire il desiderio di pace, affidarsi alla fiducia in Dio sono gli atteggiamenti che permettono all’uomo di elevarsi dai suoi istinti e vivere nella serenità.



           RIVISTA MARIA AUSILIATRICE  2008 - 7
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