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Siamo stati creati per vivere

Da dove veniamo?
Chi siamo?
Dove stiamo andando?

A questi interrogativi cercherò di rispondere a cominciare da questo articolo, «Hai ragione di farmi coraggio, sono felice, vedi, sono ancora viva», diceva tre mesi prima di morire la piccola Letizia.
«In principio Dio creò il cielo e la terra.

La terra era informe e deserta e le tenebre coprivano l’abisso e lo Spirito di Dio aleggiava sulle acque» (Gn 1,1-2). Dal nulla Dio ha creato tutte le cose che noi vediamo. Con la sola potenza della sua parola creatrice: Dio disse e tutto fu fatto.

Ma quando ha creato l’uomo usò altre parole e fece altri gesti. E Dio disse: “Facciamo l’uomo a nostra immagine e somiglianza”. Maschio e femmina li creò e li plasmò con le sue stesse mani, li benedisse e disse loro: “Siate fecondi e moltiplicatevi”. Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona.

Davvero la creazione di Adamo ed Eva era una cosa molto bella. Il testo greco scrive “kalos” che vuol significare sia la bontà che la bellezza (Gn 1-2). Eccoli: marito e moglie, una carne sola, il capolavoro di Dio. Da quel momento tutti i loro figli sono persone umane e hanno diritto di vivere, a cominciare dal concepimento fino alla morte naturale.
“La gioia esplose festante in casa di mia nonna, mi raccontava un amico, quando mia figlia le disse: Nonna, attendo un bambino”. Davvero questo è il regalo più ambito che tutti i nonni si attendono dai loro nipoti e pronipoti. I bimbi sono la gioia e la bellezza della vita e il gaudio delle famiglie.

L’uomo, dunque, appartiene a tutta la creazione e questa a lui, perché gli è stata sottomessa. Adamo, in ebraico “adamà”, vuol dire “terra”, ma egli non è solo terra, ma a motivo del soffio di Dio, egli è diventato creatura vivente, capace di intendere e di volere e possiede il libero arbitrio. Per questi doni può dominare ogni essere animato e inanimato, e può scegliere il bene o il male: il male che lo rende schiavo, il bene che lo fa libero figlio di Dio.

Rimango ancora ammirato del comportamento di una vedova che non volle odiare ma solo perdonare di cuore colui che aveva ucciso suo marito. Sapeva che l’odio viene dal maligno ed è morte, mentre il perdono viene da Dio che è l’Amore. Davvero siamo stati creati per vivere, per amare e perdonare.

È questa presenza di Dio che illumina l’uomo, che fa risplendere il suo volto, che lo fa distinguere da ogni altra creatura, che gli mette nel cuore la voglia di vivere e la sicura speranza di non morire.
È questa voglia che ci fa esclamare, tutte le mattine, quando mettiamo i piedi giù dal letto: Sono ancora vivo! Grazie, Signore! «Hai ragione di farmi coraggio, vedi, sono ancora viva!» diceva la piccola Letizia.

Preghiamo con il Salmo 104

Rit.: Benedici il Signore, anima mia.

Apri la mano, si saziano di beni.
Nascondi il tuo volto, vengono meno.
Mandi il tuo Spirito, sono creati,
e rinnovi la faccia della terra. Rit.

La gloria del Signore sia per sempre;
gioisca il Signore delle sue opere.
Egli guarda la terra e la fa sussultare,
tocca i monti ed essi fumano. Rit.

Voglio cantare al Signore finché ho vita,
cantare al mio Dio finché esisto.
A lui sia gradito il mio canto;
la mia gioia è nel Signore. Rit.

Apparteniamo al Dio vivente

L’uomo vivente è la Gloria di Dio, dice la Bibbia. Allora possiamo affermare anche che questa gloria di Dio e il suo riflesso benedetto, come anche la sua Immagine sono impresse nell’uomo come un marchio, come un sigillo: l’uomo appartiene a Dio e Dio all’uomo.

Per questo tutti possiamo constatare che fanno parte dell’uomo: il desiderio di pace e di felicità, la voglia di vivere e il bisogno di stare bene. E così l’istinto di conservazione ci dice che siamo nati per vivere.

«Mio caro, diceva una persona anziana a un giovane di vent’anni, ti ringrazio per le premure che hai avuto per me, prego il Signore che tu possa fare una buona morte». Quel giovane rispose: «Ma io ho soltanto vent’anni!». Egli nutriva nel cuore la voglia, la speranza e quasi la certezza di non morire, e per questo non capiva quel «fare una buona morte».

Non solo i giovani ma anche gli anziani, i malati stessi – ne conosco moltissimi –, hanno ancora voglia di vivere. Siamo stati creati per vivere e le parole di quella signora anziana auguravano al giovanotto di vent’anni una vita senza fine in Dio.

Le gazzelle

Saint-Exupery, scrittore e aviatore, aveva allevato, in un’oasi del Sahara, alcune gazzelle. Chiuse nel loro recinto, si lasciavano accarezzare e mettevano il loro musetto nel palmo della mano del loro padrone. Ma un giorno egli le trovò tutte che premevano le loro piccole corna contro lo steccato, mentre guardavano verso il deserto.

Avevano bisogno di spazio, di libertà. L’esperienza che noi abbiamo di questa nostra vita e del mondo che ci circonda, fa scaturire nel nostro cuore la speranza che non tutto sia finito con la morte. La voglia di vivere, il desiderio della libertà fanno parte di quelle parole: “Facciamo l’uomo a nostra immagine”.

L’esperienza di questa realtà terrena che ci riempie di gioia e contentezza, anche se non mancano le difficoltà, non cancella l’aspirazione a una patria definitiva. Il cielo stellato in una notte buia, le onde del mare che si accavallano mentre un’arietta tiepida avvolge il nostro corpo, una camminata di buon mattino verso le cime bianche, e mille altri miracoli della natura, tutto ci fa desiderare che si realizzi la speranza di non morire per sempre. Come quelle gazzelle scalpitiamo anche noi fino a quando non ci sarà dato di vedere il volto di colui che ci ha plasmati.

«Crescete e dominate la terra»

Questo è dunque l’imperativo: esser felici in una terra dove ci sia pace e pane per tutti, dove tutti sappiano leggere e scrivere, una terra senza guerre e senza frontiere invalicabili. E ancora: una terra vivibile, non inquinata, una terra che rispetti il colore della pelle e tutte le religioni. Debellare le malattie, solidarietà fra la gente e i popoli, ordine, pulizia, lotta agli sprechi e ai rumori. Utopie? No! Una famiglia a partire da quella domestica, fondata sul matrimonio di un uomo e una donna, fino a formare un’unica famiglia di tutto il mondo, quella di Dio, fondata sul Padre nostro.

Allora parliamo con la gente che sta attorno a noi, salutiamoci per strada, ammiriamo un fiore, il viso di un bambino, il volto di una nonna.

Preghiera

C. Padre nostro che sei nei cieli,
dimmi: Chi ti ha suggerito di lanciare
nello spazio, che tu stesso hai creato,
una schiera così innumerevole di stelle?

T. La mia bellezza e il mio splendore.

C. Dimmi ancora: Che cosa ti ha mosso
a plasmare l’uomo e la donna
a tua immagine e somiglianza
perché formassero una carne sola?

T. La mia santità e il mio amore.

C. E quando Adamo ti ha deluso, dimmi:
Chi ti ha costretto alla compassione?

T. Il Figlio del mio grembo, il mio Diletto.
Ti prego, abbracciami forte
insieme al Figlio tuo, Gesù.

                                                                      D. Timoteo Munari sdb


   IMMAGINI:
L’uomo ha in sé un infinito desiderio di vita che la vita naturale non riesce a soddisfare.



  RIVISTA MARIA AUSILIATRICE 2008 - 4
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