I DONI DELLO SPIRITO SANTO:
IL DONO DELLA SCIENZA - 2

Leggiamo il grande libro della natura

L’anima mia ha sete di te, Dio mio,
quando vedrò il tuo volto?

Ecco la risposta di un saggio: sotto ogni zolla, sotto ogni fiore, sotto ogni nido, sotto ogni culla tu puoi scorgere il volto di Dio. Tutto il creato ci parla di Dio. Siamo noi che vogliamo incontrare Dio, oppure è lui che viene in cerca di noi? In realtà è proprio Dio che si muove per primo verso di noi perché Dio è l’Amore e l’Amore sa soltanto amare e vuole manifestarsi come amore.

Lasciamoci dunque prendere per mano dal Dono di Scienza, dono prezioso dello Spirito Santo, nella lettura del libro del Cantico dei Cantici. Qui possiamo conoscere profondamente l’alleanza che Dio ha contratto con Israele, suo popolo prediletto.

Un’alleanza sfociata in un vero innamoramento e in un matrimonio d’amore,
dove lo sposo è lui stesso e la sposa il popolo eletto,
e questo vincolo, da parte di Dio, non fu mai sciolto.
Per questo il Dono della Scienza non è soltanto dono di conoscenza,
ma soprattutto dono di esperienza del Padre e del Figlio nello Spirito Santo,
proprio come un matrimonio d’amore.

L’idillio si svolge in una coreografia splendida: il creato, e ci fa scoprire Dio, appunto, nel meraviglioso dipinto della creazione: prati smaltati di fiori, dolci colline, caprioli saltellanti, canti di tortore. Questo piccolo libro della Bibbia ci incanta, mentre sappiamo, e non per sentito dire ma per esperienza, che il Padre, nel suo grande amore per noi, ci ha donato Gesù, il Figlio suo prediletto, come Sposo, in perpetuo. Ed Egli, dall’alto della croce, come scrive il Catechismo della Chiesa Cattolica, ci ha conosciuti e amati con il suo grande cuore umano.

Dio viene in cerca di noi

Dal Cantico dei Cantici 2,8-17. Tutto il creato mi parla di Dio, ma non mi permette di toccarlo. Ne immagino la grandezza, ne ammiro la bellezza, ma non trovo il suo volto. Se io cerco di fermarlo, egli mi sfugge.
Sento una voce. È lui, il mio diletto. È il mio Dio!

“Una voce. Il mio diletto.
Eccolo, viene saltando per i monti,
balzando per le colline” (2,8).

Sei tu, ti riconosco perché il mio cuore batte forte. Tu vieni dalla campagna e mi parli con la luce dei tuoi occhi, con i colori del tuo vestito, con i profumi che arrivano fino a me dalla tua persona. Non mi sbaglio. Vieni, amico, entra in casa mia.

“Saltando per i monti, balzando per le colline, tu somigli a un capriolo o a un cerbiatto” (2,8-9).

È il mio diletto, colui che io amo. Ora ti puoi affacciare al davanzale della mia finestra. Non nasconderti dietro il muro. Non spiare attraverso le inferriate; è forse una cosa proibita questo nostro incontro? Guarda dentro la mia stanza. La finestra è spalancata e le tendine tutte aperte.

“Ora parla il mio diletto e mi dice:
Alzati, amica mia, mia bella, e vieni!” (2,10).

Sento la tua voce: il tempo del canto è ritornato e la voce della tortora si fa sentire nella nostra campagna.Vedo il tuo viso: i fiori sono sbocciati e mandano profumo, il fico ha messo fuori i primi frutti e le viti fiorite spandono fragranza. Tutto mi parla di te, ma non ti ho trovato, non ti ho stretto ancora al mio petto.

“L’inverno è passato, è cessata la pioggia,
i fiori sono apparsi nei campi,
il tempo del canto è tornato” (2,11.12).
“Alzati amica mia, mia bella, e vieni!” (2,13).

All’invito della tua voce, io corro. I tuoi profumi mi guidano, la tua luce illumina il mio cammino. Ma tu scappi, ti nascondi, giochi come i ragazzi a nascondersi. Il mio cuore fatica in questa ricerca e la mia mente si perde. Interrogo i fiori dei campi, ascolto la voce della tortora, e ora che la primavera è tornata trovo le tue orme in ogni angolo. Ma te non trovo.
“Il mio diletto è per me e io per lui!” (2,16). Tu sai che cosa desidera l’anima mia. Conoscerti e possederti come sono conosciuto e posseduto da te. Mi basta dirti che ti amo. Mi basta sapere che sono amato da te. Tutto il resto è nulla. Mi basta la tua presenza.

“O mia colomba, che stai nelle fenditure della roccia,
nei nascondigli dei dirupi, mostrami il tuo viso,
fammi sentire la tua voce, perché la tua voce è soave,
il tuo viso è leggiadro” (2,14).

Perché mi dici: “la tua voce è soave, il tuo viso è leggiadro?” (14).
Tu mi dai voce, tu mi dai sembianze, tu mi dai un cuore nuovo e ti compiaci di me.
“Il mio diletto è per me e io per lui” (2,16). Anche se le mie braccia ancora non ti stringono, so che tu mi ami. Il dono di te stesso è già in atto. Permettimi ora un ultimo appello: come un canto giunga a te la mia preghiera.

“Prima che spiri la brezza del giorno e si allunghino le ombre,
ritorna, o mio diletto, somigliante alla gazzella
o al cerbiatto, sopra i monti degli aromi” (2,17).

Quando noi cerchiamo Dio

dal Cantico dei Cantici 3,1-4

L’anima inquieta e sperduta si sente abbandonata anche da Dio e lo cerca con affanno. È notte e il buio mi copre completamente. Sola con me stessa, nel mio nulla.

“Sul mio letto, lungo la notte,
ho cercato l’amante del mio cuore;
l’ho cercato ma non l’ho trovato” (3,1).

È l’amore che mi spinge. È la volontà di trovarti. Sono amata, come posso non riamare?
Il buio è più oscuro. Il letto è fatto di cocci. L’anima è vuota ma non stanca. Non trovo sonno, non trovo riposo. Devo darmi da fare a cercarti. Devo muovermi. Voglio interpellare chi è più saggio di me. Anche nel buio dei sensi, e nella desolazione dell’anima.

“Mi alzerò e farò il giro della città; per le strade e per le piazze;
voglio cercare l’amato del mio cuore” (3,2).

Questa corsa notturna, non è una corsa pazza. So bene quello che voglio. Ora non ho più il viso leggiadro, né la mia voce è soave, ma egualmente voglio presentarmi a te e oso cercare l’amato del mio cuore.

“L’ho cercato, ma non l’ho trovato” (3,2).

Ormai questo è il ritornello di tutte le mie ricerche. Anche l’ultimo tentativo è fallito. Incontrando le guardie che fanno la ronda io, come una cerva ferita e impaurita, mi sono rivolta a loro per sapere qualcosa di te.

“Avete visto l’amato del mio cuore?” (3.3).

Nessuna risposta. Ho capito. Devo spogliarmi di tutto anche di me stessa.
Ecco, ora ti capisco: ora tu mi puoi trovare e possedere, amico mio, mio tutto. Ho trovato l’amato del mio cuore. Questo momento è per te e per me il sempre, è già l’eternità.

“Quando trovai l’amato del mio cuore,
lo strinsi fortemente e non lo lascerò” (3,4).

Ti porto con me, Signore mio, giorno e notte, perché tutti sappiano che ho trovato l’amato del mio cuore.
                                                                       
 D. Timoteo Munari SDB


IMMAGINI:
1 La scienza spirituale ci fa vedere la presenza di Dio in ogni cosa e ci aiuta a rivolgere a lui tutto il nostro cuore.
 Con la bellezza di una colomba in volo, l’anima attratta da Dio si libra nel cielo della vita.
RIVISTA MARIA AUSILIATRICE  2006 - 4
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