I DONI DELLO SPIRITO SANTO:
IL DONO DELLA FORTEZZA

Umiltà e fortezza
alla base delle grandi opere di Dio

Il Catechismo della Chiesa Cattolica al numero 1831 afferma che i sette doni dello Spirito Santo “appartengono nella loro pienezza a Cristo”. In misura diversificata vengono effusi sui battezzati, secondo la corrispondenza di ognuno e in base ai liberi progetti di Dio su ciascuno di noi.

Nelle grandi imprese occorrono umiltà e forza. In un sogno Dio ha presentato a Giovannino Bosco la missione che doveva compiere. Renditi umile, forte e robusto, gli disse una voce. Don Bosco guidato dallo Spirito Santo non si risparmiò e toccò con mano le meraviglie operate da Dio.

Gesù, nella sua vita terrena fu ripieno di Spirito Santo e, soprattutto, quando arrivò il momento supremo di salvare tutta l’umanità dal peccato e dalla morte eterna, nell’abbondanza dei doni dello Spirito si offrì liberamente alla sua passione e morte, abbracciando decisamente e con grande desiderio, il cammino dell’umiliazione più sconcertante, fino al punto di spogliarsi della sua natura divina, assaporando sputi, fustigazioni, chiodi, morte di croce. Per questo la Chiesa ha sempre cantato questa impresa divina con il cuore e la voce dell’apostolo San Paolo:

Preghiamo con San Paolo (Fil 2,6-11)

Gesù, pur essendo di natura divina,
non considerò un tesoro geloso
la sua uguaglianza con Dio;
ma spogliò se stesso,
assumendo la condizione di servo
e divenendo simile agli uomini;
apparso in forma umana, umiliò se stesso
facendosi obbediente fino alla morte
e alla morte di croce.
Per questo Dio l’ha esaltato e gli ha dato il nome
che è al di sopra di ogni altro nome;
perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi
nei cieli, sulla terra e sotto terra;
e ogni lingua proclami che Gesù Cristo è il Signore,
a gloria di Dio Padre.

La lettera agli Ebrei

La lettera agli Ebrei al capitolo 12, ci presenta Gesù esempio ideale per quanti debbono affrontare difficoltà, che vanno al di là delle proprie forze.
Dopo il discorso sulla fede esemplare degli antenati, l’autore della lettera scrive: “Anche noi,
dunque, corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti tenendo fisso lo sguardo su Gesù” (Eb 12,1-2).

Su di lui si è posato lo Spirito di fortezza. Un esempio. Una meta. Una realizzazione personale, poiché con lui formiamo un solo corpo. Una esperienza da ripetere sotto l’influsso dello Spirito Santo. In cambio della gioia che già possedeva e che nessuno poteva togliergli, “Egli si sottopose alla croce”. “Si è assiso alla destra del trono di Dio”, solo dopo aver abbracciato l’ignominia della croce.

Il dono della fortezza è frutto che pende dall’Albero della Croce, è abito per chi è rivestito di Croce, è istinto dello Spirito per chi adora la Croce. E la Croce è Cristo. Gesù che si identifica con la Croce. Anche noi, dunque, che accogliamo, nella vita di ogni giorno, il Cristo Crocifisso, come compagno, come maestro, come gloria. Ma guai a noi se la Croce è vuota.

“Non avete ancora resistito fino al sangue nella vostra lotta contro il peccato”. Operare, patire, soffrire fino al sangue – e non necessariamente un sangue versato –, nel terribile quotidiano. Ci vuole una forza non comune, non conquistata ma donata. E Gesù rimane sempre la fonte e l’esempio. “La parola della croce è potenza di Dio” (1 Cor 1,18). La croce, conquistata per opera dello Spirito, diventa a sua volta “potenza di Dio”, e sapienza e intelligenza di Dio. “Noi predichiamo Cristo crocifisso, potenza di Dio e sapienza di Dio” (1 Cor 1,24). Per alcuni è scandalo la croce, per altri stoltezza, ma questo scandalo e questa stoltezza sono capaci di confondere tutti i potenti di questo mondo.
Quando uno si offre in sacrificio, e non importa come, ha Dio al suo fianco che combatte come un guerriero valoroso. Le scelte che fa Dio non sono quelle del mondo. Egli sceglie ciò che è ignobile e disprezzato e ciò che è nulla perché nessuno possa gloriarsi.

Preghiera per seguire l’esempio di Gesù (Eb 12)

Rit.: Non perdiamoci d’animo nelle prove della
vita.
Teniamo fisso lo sguardo su Gesù: egli, si sottopose alla croce e disprezzando l’ignominia si è assiso alla destra del trono di Dio. Rit.
Pensate attentamente a colui che ha sopportato
contro di sé una così grande ostilità dei peccatori, perché non vi stanchiate perdendovi d’animo. Rit.
Non avete ancora resistito fino al sangue nella vostra lotta contro il peccato e avete già dimenticato l’esortazione: Figlio mio, non disprezzare la correzione del Signore. Rit.
Dio ci mette alla prova per il nostro bene, allo scopo di renderci partecipi della sua santità. La correzione arreca pace e giustizia. Perciò rinfrancate le mani cadenti. Rit.

Le preferenze della SS. Trinità

Dio Padre sceglie ciò che nel mondo è stolto e debole, per confondere i sapienti e i forti di questo mondo. Per questo Egli ci ha posti in Cristo Gesù perché diventiamo in lui sapienza e potenza e santificazione. Noi fondiamo la nostra speranza sulla croce ed è per questo che noi ora esistiamo. Per questo il mondo ci odia.

La conclusione è ovvia: “Carissimi, non siate sorpresi per l’incendio di persecuzione che si è acceso in mezzo a voi per provarvi, come se vi accadesse qualcosa di strano” (1 Pt 4,12). Purtroppo noi ci meravigliamo sovente di fronte ad avvenimenti di persecuzione da parte di chi non ci vuole bene o ci odia, e ci difendiamo anche accanitamente e oltre il necessario. Ciò avviene perché non siamo forti, perché non abbiamo l’istinto di ciò che è eroico, l’impulso per le cose grandi, lo stimolo e la gioia dello Spirito Santo che hanno condotto Gesù al sacrificio sulla croce.

Dunque nulla di strano quando ci assale la prova. Anzi, dovremmo temere quando nulla accade, quando sul fronte tutto è calmo. Lo Spirito di fortezza che si posa su di noi, ci avverte di stare sempre all’erta e ci impegna al combattimento quotidiano. E questo vivere cristiano è talmente dello Spirito Santo, cioè gli appartiene tutto, perché è dono, che produce in noi sicurezza e beatitudine. “Beati voi se venite insultati, per il nome di Cristo, perché lo Spirito della gloria e lo Spirito di Dio riposa su di voi” (1 Pt 4,14). Beati e sempre più beati, “nella misura in cui partecipate alle sofferenze di Cristo” (1 Pt 4,13). Rallegratevi, esultate.

La fortezza appiana le asperità e ci conduce sulla via della santità: ci rende forti e imperturbabili di fronte agli ostacoli; rasserena l’anima che si sente difesa; e ci fa sentire meravigliosamente liberi figli di Dio e lieti oltre ogni previsione umana. “Ed essi se ne andarono dal Sinedrio lieti di essere stati oltraggiati per amore del nome di Gesù” (At 5,41).

La santità feriale, generosa e forte, fiorisce ancora abbondantemente nelle famiglie di Dio, per la generosa effusione dei doni dello Spirito Santo.
                                                                               
Timoteo Munari SDB


IMMAGINE:
1  JUAN MIRO' -
La grandezza del santo consiste nella forza della sua umiltà.
RIVISTA MARIA AUSILIATRICE 2006 -1
VISITA Nr.