I VIZI E LE VIRTU':
GOLA E SOBRIETA' / 1

Come si definisce il vizio capitale della gola

San Tommaso ci dà la giusta definizione del vizio capitale della gola. Si tratta, scrive questo santo, della brama abituale e disordinata di cibi e bevande raffinati e ricercati.
È disordine il desiderio intenso, e cioè la bramosia, la smania di arrivare al più presto possibile all’incontro con il cibo, e anche il mangiare con avidità, da ingordi, e ancora il mangiare più di quanto è necessario.
Provare soddisfazione nei cibi, anzi ricercarne il piacevole diletto, fa parte dell’uso del senso del gusto, che ci invita a nutrirci, come è giusto fare, e suscita gioia e allegria soprattutto in famiglia e nelle feste. Ciò è cosa buona. Gesù stesso, parlando del suo Regno, ce lo presenta come un gran banchetto, pieno di ogni bene, nel quale lui stesso passerà a servirci.
Il disordine si ha quando si cerca il piacere per il piacere. Per il cristiano è sempre un errore mettere Dio al secondo posto, o addirittura scartarlo, come avvenne ai giorni di Noè. Allora la gente pensava solo a mangiare e a bere, a prendere moglie e marito, fino a quando Noè entrò nell’arca, e non si accorse di nulla finché venne il diluvio e li inghiottì tutti (Mt 24,37-39).
Dio vuole salvarci e pertanto vuole che viviamo santamente, seguendo la legge dell’amore, non gli piacciono le opere del mondo. Fra queste, scrive San Paolo, ci sono quelle che riguardano la gola e cioè l’ubriachezza, le orge e cose del genere (Gal 5). Dice un proverbio: ne uccide più la gola che la spada. Il vizio del bere manda in malora molte famiglie. Anche il fumo è una brutta bestia per la salute dell’uomo, come pure la droga che distrugge il cervello di molti giovani riducendoli a larve di se stessi. E il pianto delle madri non finisce mai.

Preghiamo con il Salmo 48

Rit.: Non potete servire Dio e il denaro.

Ascoltate, popoli tutti, porgete orecchio abitanti del mondo, voi nobili e gente del popolo, ricchi e poveri insieme. Rit.
Non confidate nella vostra forza, non vantatevi della vostra grande ricchezza. Per quanto uno paghi non potrà bastare per vivere senza fine, e non vedere la tomba. Rit.
Vedrai morire i sapienti; lo stolto e l’insensato periranno insieme e lasceranno ad altri le loro ricchezze. Rit.

La parabola del ricco insaziabile

Quelli che fanno del proprio ventre il centro dei loro desideri, non si danno mai pace: vanno in cerca di amici con i quali poter gozzovigliare, sono a caccia dei ristoranti più rinomati, esaltano i cuochi che offrono ricette le più stravaganti, le loro discussioni su cibi e bevande non hanno mai fine. L’ingordigia è la loro pelle, l’avidità il loro respiro.
Scrittori classici romani narrano di una grande invenzione per i cosiddetti buon gustai di allora: per darsi a banchettare senza sosta, unico scopo della loro vita, hanno appunto inventato il “vomitorium”, cioè un locale apposito, annesso al ristorante, dove poter vomitare quanto avevano ingerito per incominciare da capo a gustare i cibi più prelibati.
Sembra quasi di sentire dalla bocca di Gesù la famosa parabola del ricco epulone: C’era una volta un uomo molto ricco, vestito sempre di gran lusso, il quale si dava ogni giorno a lauti banchetti, con parenti e amici. Il mangiare lautamente era diventato lo scopo della sua vita. Ci si domanda come abbia fatto a non accorgersi che al limitare della sua porta un certo Lazzaro, coperto di piaghe, stava lì in attesa di qualche boccone che cadeva dalla tavola imbandita. Nessuno lo raccattava per lui. Soltanto i cagnolini erano diventati suoi amici, gli leccavano le piaghe, gli spartivano i loro bocconcini e si lasciavano accarezzare da lui. Conosciamo l’orribile sorte riservata al ricco senza cuore e quella bellissima toccata a Lazzaro (cf Lc 16,19-31).
In due cose sbagliatissime si tuffò questo ricco intento solo a godersi la vita: soddisfare la gola quale unico scopo della vita, e considerare i poveri affamati e piagati come persone da disprezzare.

Preghiamo con San Paolo

Rit.: Luce sul mio cammino è la tua parola.

Fatevi miei imitatori, fratelli, e guardate a quelli che si comportano secondo l’esempio che avete in noi. Rit.
Molti, ve lo dico con le lacrime agli occhi si comportano da nemici della croce di Cristo: la perdizione sarà la loro fine. Rit.
Perché essi, che hanno come Dio il loro ventre, si vantano di ciò di cui dovrebbero vergognarsi, tutti intenti alle cose della terra. Rit.
La nostra patria invece è nei cieli, di là aspettiamo come salvatore il Signore Gesù Cristo, il quale trasfigurerà il nostro misero corpo per conformarlo al suo corpo glorioso. Rit.
(cfr Fil 3,17-21)

Consideriamo bene il rimprovero di San Paolo

Molti cristiani si comportano da nemici della croce di Cristo. Non sanno o non vogliono sapere che il nostro creatore fa belle e buone tutte le cose, il suo sole splende sui buoni e sui cattivi, e la pioggia irriga i campi dei giusti e degli ingiusti. Provvede ai prati e agli alberi, agli animali che vivono nei mari, nei fiumi, sulla terra e che volano nei cieli. Dio stesso ha creato l’uomo perché governi tutto il creato e ricavi da esso cibo e bevanda e quant’altro è necessario per la vita.
L’uomo sbaglia quando vuole escludere Dio dalla sua vita, e pensa che la sua felicità assoluta consista nel soddisfare in modo esclusivo ed egoistico tutti i suoi sensi.

                                                                          Don Timoteo Munari SDB


RIVISTA MARIA AUSILIATRICE 2004-6
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