I VIZI E LE VIRTU':
IRA E MITEZZA / 1

Il vizio capitale dell’ira

Un impeto dell’animo che si sfoga fino alla vendetta, questa è l’ira. Uno vi cade perché vuole respingere un’ingiuria superandola di gran lunga non solo con altre ingiurie verbali ma anche con azioni concrete.

Si vuole colpire l’avversario, come sfogo dei più bassi sentimenti, mentre la mente perde lucidità e la volontà viene privata della sicura libertà di azione. In questo momento uno scoppia e l’ira si impossessa di lui. Allora non c’è ragione che tenga e neppure servono intermediari.
Si può colpire a morte, o venire duramente alle mani, non solo in un momento in cui uno perde la testa, ma anche a sangue freddo, in perfetta lucidità.

L’ira se non viene domata può sempre esplodere anche contro i nostri principi morali. Quando però nel nostro cuore si annida l’odio, che è un profondo sentimento, deliberatamente voluto, di grave avversione e ostilità verso una o più persone, sì da essere indotti a fare o anche solo a desiderare per loro del male, allora l’ira ha il suo campo aperto.

Due esempi biblici

Un giorno mentre Davide tornava dall’uccisione di Golia, uscirono le donne da tutte le città d’Israele a cantare e a danzare incontro al re Saul. Alternandosi in doppio coro intonarono: «Saul ha ucciso i suoi mille, David i suoi diecimila». Saul ne fu profondamente sconvolto fino al punto che uno spirito cattivo si impossessò di lui e si mise a delirare. E mentre Davide suonava la cetra per intrattenere il re, questi impugnò la lancia e gliela scagliò contro pensando di inchiodarlo al muro. Fortunatamente Davide gli sfuggì indenne (cf 1 Sam 18,8ss).
Il re Erode ai magi che gli chiedevano: «Dov’è il re dei Giudei che è nato?». Disse: «Andate a Betlemme e informatevi accuratamente del bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo». Attese invano. Accortosi dunque che i re Magi si erano presi gioco di lui, s’infuriò e mandò a uccidere tutti i bambini di Betlemme e del suo territorio (cf Mt 2,1ss).

Preghiamo con il Salmo 36

Rit.: Come l’erba, appassiranno i nemici del Signore.

Desisti dall’ira e deponi lo sdegno, non irritarti: faresti del male, poiché i malvagi saranno sterminati, ma chi spera nel Signore possederà la terra. Rit.
Gli empi sfoderano la spada e tendono l’arco per abbattere il misero e l’indigente, per uccidere chi cammina sulla retta via. Rit.
Poiché gli empi periranno, i nemici del Signore appassiranno come lo splendore dei prati, tutti come fumo svaniranno. Rit.

La parola di Gesù

Ogni cristiano ha preso degli impegni precisi da quando è stato battezzato. L’odio e la collera sono banditi dal nostro comportamento, non perché la nostra natura sia stata cambiata, ma perché la Parola di Dio è potenza in noi. Una potenza che ci aiuta fortemente a vincere ogni passione cattiva, e quindi l’ira e ogni sorta di collera, non per una sorta di miracolo ma perché la Parola di Dio che attingiamo nella Bibbia è per noi come un balsamo che con l’esercizio ci guarisce.
“Non uccidere” ci dice Gesù, e subito dopo aggiunge: “Non andare in collera contro il tuo fratello” (Mt 5,21ss). Un buon esame di coscienza rimprovera un po’ tutti, specialmente quelli che vivono nell’ambito familiare. Le parole volano per un nonnulla, per una inezia, e feriscono fortemente. Il nostro io, il nostro modo di vedere le cose, vuole avere sempre ragione. E ancora. Gesù è esplicito. Senza mezzi termini comanda: “Amate i vostri nemici, pregate per quelli che vi perseguitano” (Mt 5,43). E poi; “Non condannate e Dio non vi condannerà” (Mt 7,1).
Purtroppo i nostri discorsi sono infarciti di giudizi, di condanne. Soltanto noi siamo i più bravi, quelli che hanno ragione, invece gli altri sbagliano sempre, sono cattivi, ingiusti. Questo comportamento indica chiaramente quanto noi siamo collerici, iracondi: il volto si altera e uno diventa verde dalla bile. Noi preferiamo guardare la pagliuzza che sta nell’occhio del fratello e la vogliamo togliere, piuttosto che vedere la trave che offusca la nostra vista. Effettivamente, ci insegna San Tommaso, l’ira è la passione che maggiormente impedisce l’uso della ragione.
Poi quando è passato il momento di crisi siamo pronti a pentirci di quanto abbiamo detto e fatto, riconoscendo il turbamento e lo sconvolgimento del cuore e della mente, rimanendone profondamente pentiti.

Preghiamo con il Salmo 36

Rit.: Beati i miti perché erediteranno la terra.

Non adirarti contro gli empi non invidiare i malfattori. Come fieno presto appassiranno, cadranno come erba del prato. Rit.
Confida nel Signore e fa’ il bene; abita la terra e vivi con fede. Cerca la gioia del Signore, esaudirà i desideri del tuo cuore. Rit.
Manifesta al Signore la tua via, confida in lui: compirà la sua opera; farà brillare come luce la tua giustizia, come il meriggio il tuo diritto. Rit.

Ogni creatura umana possiede, nell’arco della vita, mille tesori per mantenere i quali uno è sempre pronto a lottare tenacemente: la vita, il proprio io, i genitori, i figli, gli amici, le proprie idee, quanto possiede, poco o molto che sia, il lavoro, il tempo libero, ecc. ecc. Nella vita familiare il bene più importante penso che sia il rispetto reciproco, il riconoscimento dei valori di ciascun componente e il perdono dato generosamente, in modo che vi regni la pace e l’armonia.
A questi beni tutti ci teniamo e li difendiamo con energia fino al punto di adirarci terribilmente, con conseguenze inaspettate. Gesù mette in guardia i cristiani così: “Amate i vostri nemici, fate del bene a coloro che vi odiano, benedite quelli che vi maledicono, pregate per quelli che vi fanno del male... e se qualcuno ti prende ciò che ti appartiene, tu lasciaglielo” (Lc 6,27.31). Dunque il cristiano deve rivestirsi di amore, di misericordia e bandire dalla sua vita ogni irascibilità e odio dalle conclusioni nefaste, sempre pronto al perdono. Tutte cose che succedono sotto i nostri occhi ogni giorno, sia a livello familiare come a quello internazionale. Purtroppo facciamo molta fatica a comprendere che praticamente soltanto la pace e l’amore liberano l’uomo e le stesse nazioni.

                                                                                          Don Timoteo Munari


RIVISTA MARIA AUSILIATRICE 2004-4
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