I VIZI E LE VIRTU':
AVARIZIA E GENEROSITA'

Allarga il tuo cuore verso Dio e verso coloro che ti stanno attorno e non chiuderlo nel tuo io. Non dire non ho denaro e se ne avessi tanto ne darei la metà ai poveri. Anche se possiedi poco hai sempre a tua disposizione due mani per lavorare e due piedi per camminare in favore di chi ha più bisogno.
Ai tempi dell’Apostolo Pietro, c’era in Giaffa di Palestina una donna chiamata Tabita, che significa Gazzella, la quale abbondava in opere buone. Un giorno si ammalò e morì. Allora mandarono a chiamare Pietro, al quale si fecero incontro tutte le vedove in pianto che mostravano le tuniche e i mantelli che Gazzella confezionava per loro. Pietro salì al piano superiore e rivolto alla salma disse: “Tabita, alzati”. Essa aprì gli occhi, si mise a sedere e Pietro le diede la mano e la presentò viva ai credenti (At 9).

Come descrivere un animo generoso

Tutti siamo convinti che è generoso colui che si spende per gli altri, fosse anche solo in piccole cose e in gesti quasi insignificanti. Non dimenticare, dunque, che possiedi un volto, con occhi, gote e bocca. Se tu affermi di amare il tuo prossimo e non hai alcun mezzo per dimostrarlo, né denaro, né braccia, né salute, tu possiedi sempre gli strumenti più appropriati, i segni più visibili per testimoniare il comando del Signore Gesù: Ama Dio con tutto il cuore e il prossimo tuo come te stesso. In famiglia, prima di tutto. Non chiuderti nel tuo egoismo, un sorriso non costa nulla e, per salutare, ci vuole poco. E, soprattutto, sii veramente generoso nel perdonare con larghezza d’animo.
Basta impegnarsi a fare ciò nelle varie occasioni che capitano, e non solo fra amici e parenti.
Questa è vera generosità che rispecchia quella di Dio, il quale “fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti” (Mt 5,45). Tutti si accorgeranno dal tuo volto e dagli occhi stessi se lo fai per forza o per amore. Amare è proprio il contrario di possedere. Stai sicuro che il tuo modo di fare contagerà molti.

Preghiamo con il Salmo 145

Rit.: Benedetto sei Tu, Padre, Signore del cielo e della terra.


Loda il Signore, anima mia:
loderò il Signore
per tutta la mia vita, finché vivo
canterò inni al mio Dio. Rit.
Non confidate nei potenti,
in un uomo che non può salvare.
Beato chi spera nel Signore suo Dio,
creatore del cielo e della terra,
del mare e di quanto contiene. Rit.
Egli è fedele per sempre,
rende giustizia agli oppressi,
dà il pane agli affamati. Rit.
Il Signore rialza chi è caduto,
il Signore ama i giusti,
egli sostiene l’orfano e la vedova,
ma sconvolge le vie degli empi. Rit.


Generosità è dare senza misura

La misura del dare, cioè dell’essere generosi e di far felici gli altri, ci viene offerta da Gesù: “Date e vi sarà dato, una buona misura, pigiata, scossa e traboccante vi sarà versata nel grembo perché con la misura con cui misurate sarà misurato a voi in cambio” (Lc 6,38). Certamente ci vuole molta fede e tanto coraggio per intraprendere questa strada. Ma poiché è un comando di Gesù, ci sarà anche il suo aiuto.
Evidentemente non possiamo confondere la generosità con la prodigalità. Tutte e due sono il contrario dell’avarizia, ma non per questo la prodigalità si può chiamare virtù. Il prodigo eccede nello spendere fino al fallimento, come viene descritto nella famosa parabola di Gesù. E poi lo fa per sé.

Chi ha il cuore libero canta così al Signore

Benedirò il Signore in ogni tempo,
sulla mia bocca sempre la sua lode.
Io mi glorio nel Signore,
ascoltino gli umili e si rallegrino.
Celebrate con me il Signore,
esaltiamo insieme il suo nome.
Ho cercato il Signore e mi ha risposto
e da ogni timore mi ha liberato.
Guardate a lui e sarete raggianti,
non saranno confusi i vostri volti.
Gustate e vedete quanto è buono il Signore;
beato l’uomo che in lui si rifugia.
Temete il Signore, suoi santi,
nulla manca a coloro che lo temono.
I ricchi impoveriscono e hanno fame,
ma chi cerca il Signore non manca di nulla.
                                         (Salmo 33)

Un esempio fulgido:
B. Madre Teresa di Calcutta

La Beata Madre Teresa di Calcutta ha imparato dai suoi genitori ad avere un cuore grande verso i poveri e i bisognosi.
Il fratello di Madre Teresa racconta: “Mio padre donava cibo e denaro, senza farlo notare. A volte mi mandava a portare denaro, vestiti, cibo ai poveri della nostra città. Diceva sempre: Dovete essere generosi con tutti”. E lei stessa ricorda: “Mio padre mi diceva: Figlia mia, non prendere né accettare mai un boccone se non è diviso con gli altri”.
Di sua madre scrive: “Era una donna forte, indistruttibile e allo stesso tempo generosa. Molti poveri della città e dei dintorni conoscevano la nostra porta. Mai nessuno ripartiva a mani vuote. Ogni giorno avevamo qualcuno a tavola per il pranzo o la cena. Ogni giorno puliva le piaghe di una vecchia alcolizzata e le dava regolarmente da mangiare. Un giorno una vedova morì lasciando sei orfani. Mia madre li prese con sé e li fece crescere come se fossero figli suoi”.
Teresa a 19 anni parte missionaria per Calcutta e a 27 emette i voti perpetui. Era felice. Una lettera di sua madre, però, la scuote: “Mia cara figliola, non dimenticare che sei andata laggiù per i poveri. Ti ricordi della nostra piccola Filja? Ora è piena di piaghe, ma quello che la tormenta maggiormente è sapere di essere sola al mondo. Noi facciamo quello che possiamo per aiutarla. In effetti il peggio non sono le piaghe, ma il fatto che i suoi l’hanno dimenticata”.
Le parole della mamma e una nuova chiamata di Dio, portano Madre Teresa a una coraggiosa decisione: “Ho deciso di abbandonare il convento per poter più liberamente servire i poveri fra i più poveri”. E vi si gettò a capofitto. Il resto lo sappiam
o.

                                                            Don Timoteo Munari SDB


RIVISTA MARIA AUSILIATRICE 2004-1
VISITA Nr.