I
DONI DELLO SPIRITO SANTO:
IL DONO DELL'INTELLETTO / 2
Nellarticolo precedente, riguardante
il dono dellintelletto, ho iniziato con il racconto della
caduta di Adamo ed Eva. Ci domandiamo: dopo il loro peccato,
cosa si sono trovati in mano e in bocca? La loro rovina!
Ora invochiamo con fede lo Spirito Santo perché, effondendo
in noi il dono dellintelletto, possiamo penetrare in profondità
e amore nel Mistero della Pasqua del Signore Gesù. San
Tommaso afferma che questo dono è una luce soprannaturale
della mente che ci aiuta a conoscere più intimamente Dio
e più profondamente la Sacra Scrittura.
Esiste una
profonda connessione tra lepisodio del Paradiso terrestre
e la Pasqua di Gesù. Là spicca lAlbero del
frutto proibito, qui lAlbero del frutto della salvezza.
Al vecchio Adamo si contrappone il Nuovo Adamo, Gesù Cristo
il Figlio
di Dio.
DallAlbero
della Croce ci è dato di cogliere il Frutto preziosissimo
che è il Corpo di Cristo, Frutto buono da mangiare,
gradito agli occhi e desiderabile per lacquisto della saggezza
(Genesi 3).
NellUltima Cena, Gesù
ha aperto per noi il cuore del Padre suo, spiegandoci il progetto
del suo amore paterno, e lo ha realizzato nellintimità
del Cenacolo in compagnia dei suoi discepoli. In quella notte
prese il pane e disse quelle parole che ogni sacerdote ripete,
per suo comando, quando celebra la Santa Messa: Prendete
e mangiatene tutti, questo è il mio Corpo offerto in sacrificio
per voi. Gesù unisce la cena e la croce, come un
unico avvenimento. Il sacrificio si attua sulla croce, e da quellalbero
ci invita a prendere e a mangiare il frutto di quellalbero,
e cioè il pane che sta porgendo, vero corpo suo. È
lavvenimento del Paradiso terrestre, ma in positivo. Non
siamo noi che vogliamo essere come Dio, ma è il nostro
Dio e Signore che vuole che diventiamo come lui, qui in terra
e per la vita eterna.
Ecco, dunque, quando noi stringiamo
nelle nostre mani lOstia consacrata, il suo vero Corpo
e lo accostiamo alle nostre labbra per mangiarlo, abbiamo con
noi il più grande tesoro, facciamo nostra la vera vita,
per sempre, il frutto più bello e più gustoso,
e siamo pronti a vendere tutto anche noi stessi per lui.
Con la Chiesa,
cantiamo anche noi
È Veramente
giusto rendere grazie a te,
Padre santo, Dio onnipotente ed eterno.
Noi ti lodiamo e ti benediciamo e ti glorifichiamo
per il mistero della Vergine Madre.
Dallantico avversario venne la rovina,
dal grembo verginale della figlia di Sion
è germinato colui che ci nutre
con il pane degli angeli
ed è scaturita per tutto il genere umano
la salvezza e la pace.
La grazia che Eva ci tolse ci è ridonata in Maria.
Dove abbondò la colpa sovrabbonda
la tua misericordia in Cristo nostro salvatore.
(Prefazio II dAvvento)
Un cammino prezioso e sicuro
Lo Spirito Santo ha un cuore
grande e pieno di attenzioni verso coloro che si affidano a lui.
Egli non centellina i suoi doni ma con abbondanza e amore li
regala a chi li chiede con umiltà. Dio Padre, per mezzo
del sua Verbo incarnato, ci vuole offrire il suo amore sponsale:
Ti farò mia sposa per sempre (Osea 2,21).
Il dono dellintelletto ci dà una mano sicura
e penetrante, scrive il Card. Ballestrero, dei misteri che crediamo
e maggiore perspicacia e più grande capacità di
racchiudere Dio nella nostra vita e una felice docilità,
quasi connaturale, di sentirci suoi figli nel Figlio suo.
Il profeta
Osea al capitolo secondo ci fa comprendere come Dio, di sua propria
iniziativa e nonostante le nostre deviazioni, ci introduce alla
conoscenza e alla sperimentazione del suo amore. La penetrazione
intellettiva del mistero di Dio diventa esaltante e luminosa
contemplazione. Lanima rimane passiva, perché è
Dio che agisce con il potere dei suoi doni. Egli esercita una
attrattiva irresistibile, il suo profumo, che non conosce rivali,
ci fa correre e sognare dietro a lui, senza però toglierci
la padronanza e la consapevolezza di noi stessi.
Ecco le sue parole: Io
lattirerò a me, la condurrò nel deserto e
parlerò al suo cuore(Osea 2,16). Quasi con inganno
o come in un agguato, perché diversamente non avremmo
acconsentito. Ci ha sedotti e per noi fu giocoforza accettare.
Nel deserto lontano da tutti e anche da noi stessi, perché
nessuno si intrometta tra noi e lui. Ecco, ora egli parla al
nostro cuore. Non è possibile sottrarci, è troppo
forte, è troppo bello.
A questo punto noi siamo pronti a fare qualsiasi pazzia pur di
scappare con lui, lontani dal nostro egoismo e verso il Monte
delle Beatitudini.
Ti farò
mia sposa per sempre, nella giustizia e nel diritto, ti farò
mia sposa nella benevolenza e nellamore (Osea 2,21).
Si fidanza a me, come se egli fosse il mio primo amore. Il mio
passato di infedeltà viene abolito, cancellato, Egli è
fedele sempre e ancora più misericordioso. Ti farò
mia sposa. E la dote che egli mi porta sarà la giustizia,
il diritto, non beni materiali ma le disposizioni interiori per
essere a nostra volta fedeli allalleanza: la legge scritta
nel cuore, il cuore nuovo e lo spirito nuovo.
Egli ci attira,
si fidanza con noi, ma se non ci dona lo Spirito Santo che trasformi
il nostro cuore di pietra in cuore di carne, non avremo mai la
possibilità di corrispondere al suo amore, di fuggire
con lui nel deserto per questo incantato fidanzamento basato
nella fedeltà reciproca e in una profonda conoscenza.
Lintuizione del grande
mistero e, daltra parte limpossibilità da
parte nostra di potercene impossessare, si accompagnano con lesperienza
reale della benevolenza e dellamore dello sposo-Dio. Il
Signore mi usa le sue cortesie, la sua misericordia, la sua amicizia,
la sua solidarietà. Egli mi ama di vero e profondo amore,
mentre anchio ormai posso fargli il dono dellanima
mia, posso offrirgli la mia amicizia, labbandono completo,
la mia tenerezza.
Posso dirgli: Ti amo e mi sento pronto a fare ogni
giorno la sua volontà nella carità per il prossimo,
con gioia ed entusiasmo.
LOracolo
di Osea termina così: e amerò Non-amata e
a Non-popolo-mio dirò: Popolo mio, ed egli mi dirà
Mio Dio (Osea 2,26). Quando Dio ama la Non-amata, vuol
dire che lamore è capace di fare nuove tutte le
cose: e quando a Non-popolo-mio egli dice: Popolo mio, vuol dire
che per davvero noi siamo il popolo di sua conquista, gente santa,
sacerdozio regale come afferma Pietro (1 Pt 2,9). E quindi possiamo
rivolgerci a lui per dirgli: Dio mio, tu sei il mio Dio e nessun
altro fuori di te.
Adesso il dono dellintelletto
per una più penetrante intuizione di quanto Dio ci ama
e ci ha rivelato, per mezzo di Gesù, suo Figlio, un giorno
la visione faccia a faccia, senza più veli senza misteri.
Lo vedremo così come egli è e lo ameremo di purissimo
amore per leternità.
Salmo 33
Benedirò
il Signore in ogni tempo
sulla mia bocca sempre la sua lode.
Io mi glorio nel Signore,
ascoltino gli umili e si rallegrino.
Ho cercato il Signore e mi ha risposto
e da ogni timore mi ha liberato.
Guardate a lui e sarete raggianti,
non saranno confusi i vostri volti.
Gustate e vedete quanto è buono il Signore;
beato luomo che in lui si rifugia.
Don Timoteo Munari
SDB
RIVISTA MARIA AUSILIATRICE
2005-8
VISITA Nr. 