L'INFERNO ESISTE?

Nel luglio del 1999, il Sommo Pontefice Giovanni Paolo II, nella sua catechesi settimanale, diceva che “la dannazione rimane una reale possibilità, ma non ci è dato di conoscere, senza speciale rivelazione divina, se e quali esseri umani vi siano effettivamente coinvolti”.
Queste parole hanno suscitato notevoli difficoltà.
Nella catechesi indicata, il Papa ci ha fatto comprendere che “le immagini con cui la Sacra Scrittura ci presenta l’Inferno devono essere rettamente interpretate”.
Occorre dunque distinguere alcuni aspetti, considerati espressamente dal discorso del Papa:


“La dannazione non va attribuita all’iniziativa di Dio”: nella condanna, è la creatura che si chiude all’amore del Padre, amore che Lui offre a tutte le sue creature; la dannazione dunque, non è un “castigo di Dio”, ma è una libera scelta della singola persona.

Tra le creature che hanno definitivamente detto di no a Dio, vi sono alcune “creature spirituali che... vengono chiamate demoni”: pertanto, è solo tra gli esseri umani che non sappiamo se esistano dei dannati!

 Abbiamo dunque, la certezza di fede che l’Inferno c’è e che esistono dei dannati; ma non sappiamo se questo Inferno sia un luogo, o sia semplicemente “la situazione in cui venga a trovarsi chi liberamente e definitivamente si allontana da Dio”: non lo sappiamo con sicurezza, anche se il Papa si orienta preferibilmente a considerare l’Inferno come una situazione di vita piuttosto che come un luogo.

Nel presentare l’Inferno, “la Sacra Scrittura si avvale di un linguaggio simbolico, che si preciserà progressivamente”. Tra i simboli più conosciuti, troviamo l’immagine del “fuoco inestinguibile”, che esprime il fallimento e la sofferenza di colui che si autoesclude da Dio, sorgente della vita e della gioia.


Dunque, l’Inferno esiste?

Esiste come “una reale possibilità”, che si avvera da tempo nei demoni, e che si potrebbe avverare anche in alcuni uomini che lo volessero scegliere: ma speriamo e preghiamo e lavoriamo perché questo non avvenga!

Così, non dobbiamo pensare che questa speranza non ci interessi personalmente: nel Breviario Romano, la Chiesa supplica più volte, secondo il cuore di Dio stesso, “che tutti gli uomini siano salvi” (cfr. 1 Tim 2,4; Vespri del secondo e terzo lunedì). Questo perché la Chiesa è chiamata a proclamare il Regno di Dio, ad annunziare la santità presente nel mondo e ad amministrare i segni della Grazia divina che raggiungono l’uomo per trasformarlo nel Cristo risorto e glorioso. La Chiesa non è chiamata a proclamare, nella sua infallibilità, la condanna di Dio su qualche uomo, ma solo la santità raggiunta da qualcuno dei suoi figli. Perché questa è la natura della Chiesa, il suo compito e la sua missione.
Se questo è il desiderio di Cristo e della sua Chiesa, possiamo forse desiderare il contrario o anche solo pensare che si tratti di un sogno irrealizzabile? Gesù ripete che “tutto è possibile per chi ha fede” (Mt 9,23).
Se fatichiamo a formulare questa preghiera di vero cuore, stiamo attenti che non s’insinui anche in noi la stessa gelosia del fratello del figliol prodigo, che non voleva rallegrarsi con il padre perché suo fratello che era morto, era tornato in vita (cfr. Lc 15,25-32).
La misericordia di Dio non ci deve dispiacere, ma deve renderci felici perché un giorno tutta la famiglia umana sarà radunata attorno all’unico banchetto del Cielo. E poi, di questa misericordia non ha bisogno soltanto il figliol prodigo, ma anche il figlio che è rimasto sempre nella casa del padre, e quindi ne abbiamo bisogno tutti noi!

                                                                                      
Antonio Rudoni SDB


IMMAGINE: Danza Macabra, Chiesa della SS. Trinità, ISTRIA
RIVISTA MARIA AUSILIATRICE 2002-8

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