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     STUDI / MUSICA E FEDE: Nilolah Rimskij-Korsakov
    
L'ANGELO NASCOSTO DELLA SANTA RUSSIA


Il ritmo ha qualcosa di magico:
ci fa perfino credere che il sublime ci appartenga.

                       
(J. W. Goethe, 1749-1832)

Un territorio sconfinato e una cultura tra le più variegate del mondo fanno di quella enorme porzione d’Europa e d’Asia, detta Russia, un pianeta del tutto a sé e sempre misterioso. Non la capì Napoleone, nei suoi sogni velleitari e patetici (per i quali però l’umanità pagò un prezzo assurdo di sangue), e non la si comprende ancora oggi, pur con i passi in avanti compiuti da personalità d’indubbia intelligenza: si pensi all’era gorbacioviana.

Ma la vecchia, “Santa Russia”, va accostata nei suoi valori estremamente ricchi di spiritualità, di fede e di onestà che soltanto l’arte è riuscita a rivelare. Penoso è il fatto che la cultura russa – fatta di tesori strabilianti di letteratura, di musica, di pittura, di umiltà popolare, di estenuante sofferenza, di esaltante grandiosità, e, perché no, di vodka (elemento connaturale all’animo russo) – abbia conosciuto unarresto categorico dagli anni Venti del secolo scorso.

È forse ancora da scoprire, nella sua portata epocale senza limiti, la Rivoluzione d’ottobre, che cambiò radicalmente il volto di quella immensa nazione. Alla storia, ovviamente, il giudizio sull’atrocità che fu il prezzo della necessità del passaggio d’epoca. Dal massacro dei Romanov (1918) alla realtà odierna, gli enigmi e le ambiguità permangono. Ne fanno le spese l’umanità, la cultura, la fede.

Cento anni fa, il 21 giugno 1908, nella sua casa di Ljubensk, moriva un genio musicale del secolo XIX: Nikolaj Andreevic Rimskij-Korsakov. Non è un nome conosciuto. Se si fossero interpellati i 40mila giovani che hanno partecipato al rave di Milano nel marzo scorso, probabilmente nessuno avrebbe saputo dire chi era stato costui. Altra musica li interessava, fatta anche di mortali intrugli di droghe, tanto che vi perse la vita un diciassettenne. Ma non è inutile chiedersi: se ne sarebbe stato a recitare rosari, Don Bosco, mentre tanti giovani urlavano, più che uno sgangherato coro, un disperato grido d’aiuto? Oppure avrebbe aiutato quei giovani a conoscere ben altre cose, magari anche avvalendosi della musica di questo Maestro russo?

La musica non è soltanto suono, sia pure avvincente, è anzitutto arte, cultura, umanità. Anche quella in apparenza più lontana dalla sensibilità odierna, riesce sempre a gettare un ponte sull’abisso, per quanto profondo, tra natura e grazia.

La vita

Non fu quella di Rimskij-Korsakov una vita universale come quella di Stravinskij, né particolare come quella di Britten. I suoi 64 anni lo videro fuori della patria come ufficiale di marina, dall’estate 1862 al maggio 1865, e per alcuni concerti a Parigi e Bruxelles nel 1889-’90. Nacque il 6 marzo 1844 a Tikhvin, piccolo ma famoso luogo di pellegrinaggio nei pressi di Novgorod, a distanza di ben ventidue anni dall’unico fratello Voin, vissuto sempre in marina.

La spiccata predisposizione per la musica dimostrata dal giovanetto, poté perfezionarsi mediante le lezioni che presto gli vennero impartite. La tradizione di famiglia lo iscrisse alla Scuola Navale di San Pietroburgo, dalla quale uscì come graduato nel 1862. Nel frattempo le sue composizioni apparvero più che promettenti al maestro Balakirev, già noto nel fervido laboratorio culturale russo. L’incontro con Balakirev segnò l’ingresso del Nostro nel circolo dei musicisti impegnati a creare le basi di una musica nazionale russa libera dalle convenzioni accademiche.

Questo circolo, formatosi fin dal 1856, venne chiamato “Gruppo dei Cinque”: Milij Balakirev (1837-1910), Cezar Cui (1835-1918), considerati fondatori; poi il più noto, a livello mondiale, Modest Musorgskij (1839-1881), il Nostro e Aleksandr Borodin (1833-1887). Oggi restano soltanto i nomi di Musorgskij e di Borodin; degli altri tre, compreso il Nostro, parlano soltanto le enciclopedie. Eppure la parte di Rimskij-Korsakov nel mondo musicale è tutt’altro che secondaria. Ma oggi le sue opere sono quasi sconosciute in Italia, e il lungo esilio decretatogli dal regime comunista (avverso come ben si sa alla cultura anche solo colorata di tinta spirituale) non ha giovato alla sua conoscenza neppure nell’amata Russia.

Dopo la parentesi della marina militare, Rimskij si dedicò interamente alla musica, e produsse opere e sinfonie di alto livello. Ciò che lo rende ancora oggi famoso sono però non più di tre opere e l’orchestrazione di lavori di portata mondiale come il Boris Godunov di Musorgskij e il Principe Igor di Borodin. Nel 1872 sposò la brava pianista Nadezda Purgol (1848-1919).

Una grave crisi depressiva, causata dalla morte di un figlioletto, rallentò il suo ritmo di lavoro e di insegnamento presso il Conservatorio di San Pietroburgo. Intanto i rapporti con il Gruppo dei Cinque si erano incrinati: la sua scelta di studiare l’armonia e il contrappunto erano in contrasto con le mire anticonformiste di Balakirev, che non approvò neppure la nomina di Rimskij a professore del Conservatorio (1894).

Nel 1905 il Maestro, per avere appoggiato i moti degli studenti democratici e rivendicato l’autonomia del Conservatorio dal controllo imperiale, fu sospeso dall’insegnamento e venne proibita l’esecuzione delle sue musiche. Ma poco dopo, pur guardato con sospetto, fu reintegrato nella carica e poté riprendere l’attività didattica. Continuò fino alla morte, sopravvenuta nella sua casa di campagna, causa un’angina pectoris della quale soffriva da tempo.

Il grande orchestratore

Per musicista si intende in genere colui che compone la melodia e il canto e sceglie gli strumenti musicali più idonei. Il musicista, quindi, svolge una doppia funzione: compositore e orchestratore. Così facevano tutti gli autori di opere. Se un compositore però non coordina l’orchestrazione, avviene come tra architetto e ingegnere. L’architetto, poeta del cemento armato, necessita di qualcuno che calcoli la quantità di cemento occorrente affinché lo stupendo progetto, fatto di impressionante massa d’aria e di portentosi svolazzi, stia in piedi. Il compositore è dunque l’architetto, l’orchestratore, l’ingegnere. Quando morì a causa dell’alcol Musorgskij, il grande affresco storico e romantico del Boris Godunov mancava dell’orchestrazione.

L’esecutore testamentario del sommo tragico e bardo della Santa Russia affidò a Rimskij tutti i suoi manoscritti e gli abbozzi. Tra questi vi era la stupenda Khovanscina e il miracolo del Boris. Per l’affetto che lo legava allo sfortunato amico, Rimskij rielaborò queste opere, conferendo ad entrambe, ma soprattutto al Boris, quella grandiosità e completezza già predisposte da Musorgskij.

Questi sapeva bene ciò che voleva: così nella prima come nella seconda redazione, il Boris (nella sua doppia partitura) non ha bisogno di tagli, aggiunte o correzioni. Per assicurarne la circolazione nei teatri d’Europa, Rimskij fece del famoso zar un’opera nuova. Vi fu una prima edizione, con un numero maggiore di tagli, rappresentata al Marijnskij Teatr’ il 10 dicembre 1896; una seconda, quella definitiva, che fu portata a Parigi il 19 maggio 1908, protagonista il leggendario basso Fiodor Saljapin (1873-1938).

Il blocco portante della partitura restò però immutato, e se l’“ingegnere” ha realizzato le strutture, la bellezza senza pari dell’immagine architettonica mantiene tutto il suo insuperabile fascino. Del resto, comune a Musorgskij e a Rimskij è l’amore per i grandiosi quadri di folla con quell’impiego quasi orgiastico dell’orchestra che eserciterà non poca influenza sulle prime composizioni di Stravinskij.
Rimskij-Korsakov compose una dozzina di opere, passando dal genere fiabesco a quello popolare, storico e satirico. Oggi non più di tre compaiono, come si vedrà, con una certa frequenza, sui palcoscenici d’Europa.

                                                                      
Franco Careglio ofm
                                                                          


 IMMAGINI:
Nikolaj Rimskij-Korsakov nacque nei pressi del celebre Santuario ortodosso di Novgorod. Iniziò a studiare pianoforte a 6 anni. Nonostante l’avvio della carriera militare in marina, continuò ad approfondire lo studio della musica anche durante i 3 anni passati sulla nave-scuola Almaz.
Nikolaj Rimskij-Korsakov (1844-1908) compose una dozzina di opere, passando dal genere fiabesco a quello popolare, storico e satirico.
 Nella foto piccola, il Conservatorio di San Pietroburgo, dove Rimskij-Korsakov iniziò ad insegnare dal 1871. Nel 1905, per aver appoggiato una richiesta di autonomia del Conservatorio giudicata inopportuna, dovette dimettersi dall’insegnamento. Riacquistò il posto, tuttavia, grazie a diverse pressioni esercitate in suo favore.


        RIVISTA MARIA AUSILIATRICE  2008 - 6  
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