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RIVISTA MARIA AUSILIATRICE  / ARCHIVIO 2015
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DON BOSCO 2015 | La Galleria di don Bosco, principale attrazione dell'Expo Torino 1884
"Don Bosco è un pezzo importante della nostra identità sociale, la sua impronta indelebile è patrimonio di tutti". Parola di Aldo Cazzullo, editorialista del "Corriere della Sera", abituato ogni giorno a raccontare sul quotidiano più letto l'Italia agli italiani. Lo ha fatto anche nei suoi libri. E proprio in uno di questi, "Il mistero di Torino", scritto a quattro mani con Vittorio Messori, scopriamo un episodio inedito della vita del santo: mentre è in corso l'Expo milanese, ecco venire fuori un fatto storico che ne esalta ancora una volta il carisma e l'operosità.

L'Expo di don Bosco

1884. Al Parco del Valentino di Torino si tiene la grande Esposizione nazionale della Scienza e della Tecnica, la prima e la più grande dopo l'Unità e che, naturalmente, vuole magnificare il progresso. Ottiene di parteciparvi anche don Bosco che, accanto alla Galleria ufficiale dell'Esposizione, ne costruisce una, tutta e solo sua, lunga quasi 60 metri: decine di suoi giovani, addestrati a usare macchine modernissime, mai viste in Italia, fabbricano la carta, stampano, rilegano, mettono in vendita edizioni illustrate con fregi e incisioni. Stando a tutte le testimonianze, la Galleria di don Bosco diventa subito la principale attrazione di quell'evento.

Santificare le feste

"Dobbiamo rimettere al centro quella sfida donboschiana di fare dei giovani i veri protagonisti - spiega Cazzullo-. Una comunità che non punta su di loro non vive: sopravvive, senza la sensazione d'essere dentro una storia che va avanti". Non mancò del malumore tra gli organizzatori e il santo: il tutto perché don Bosco faceva fermare e chiudere la Galleria alla domenica, quando i visitatori erano più numerosi, volendo riaffermare l'importanza del riposo festivo. Un'inquietudine che sfociò in una ripicca inaccettabile. Conclusa l'Esposizione, infatti, erano previsti premi per i più meritevoli. Ai salesiani e ai loro impianti, che avevano attirato la maggiore attenzione e il maggiore compiacimento del pubblico, fu negata una delle medaglie d'oro distribuite generosamente e non fu attribuito che un diploma d'onore. Davanti a una così palese ingiustizia don Bosco protestò pubblicamente, e visto che le sue rivendicazioni erano ignorate, diede ordine di non ritirare neanche il diploma.

Il futuro è nella gioventù

Ma la meschineria dispettosa del premio negato non fece altro che sottolineare il messaggio che il santo aveva voluto lanciare: non c'è nessuna incompatibilità tra la nuova società scientifica e tecnica e una formazione a un cattolicesimo pienamente vissuto. "Lui che capì i problemi degli adolescenti nel passaggio dalla società agricola a quella preindustriale, saprebbe ancora interpretare i nuovi orizzonti della gioventù - conclude Cazzullo -. Quali prospettive abbiamo da dare a quanti oggi come ieri girano per le città senz'arte né futuro? Dobbiamo tornare ad aprire le scuole professionali, a costruire laboratori, a realizzare officine, insomma, a offrire un'alterativa a chi ha smesso anche di sognare". Genialità, capacità di inventare risposte sempre nuove ai problemi sociali ed educativi incessantemente emergenti. Tra troppi maestri di sventura e pochi profeti di speranza don Bosco è ancora e sempre punto di riferimento.


Dopo quindici anni a "La Stampa" di Torino, dal 2003 è inviato speciale ed editorialista del "Corriere della Sera". Ha raccontato le Olimpiadi di Atene e di Pechino, gli attentati dell'11 settembre, il G8 di Genova, gli omicidi di Massimo D'Antona e Marco Biagi ad opera delle Brigate Rosse. Recentemente, con il suo ultimo libro dimostra che la Resistenza non è il patrimonio di una fazione; è un patrimonio della nazione.

Andrea CAGLIERIS
redazione.rivista@ausiliatrice.net


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