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DON BOSCO 2015 | I XXVI Giochi Internazionali delle Polisportive Giovanili Salesiane


Oltre 1500 ragazzi e ragazze si sono sfidati a Torino sotto lo sguardo di don Bosco
È ancora possibile uno sport pulito, rispettoso dell'avversario e soprattutto a misura di giovani. Lo hanno dimostrato i XXVI giochi internazionali della gioventù salesiana. Oltre 1500 ragazzi tra i 14 e i 18 anni si sono confrontati a Torino dal 30 aprile al 3 maggio scorsi sui campi di pallacanestro, pallavolo, tennis da tavolo, calcio e calcio a 5. La manifestazione è stata organizzata da PGS Inter-national. 11 le nazioni europee partecipanti: Spagna, Portogallo, Germania, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Austria, Slovenia, Croazia, Belgio e Italia. 350 partite tra gli atleti suddivisi nelle categorie 1997-1998 e 1999-2000 sono state disputate in una decina di impianti della città.

Come don Bosco lo sport per infondere autostima e fiducia ai giovani

Tutto si è svolto secondo lo spirito di don Bosco, che utilizzava il gioco per infondere autostima e fiducia nell'animo dei giovani. "Le polisportive giovanili salesiane - spiega il presidente nazionale Gianni Gallo - traducono nella pratica quotidiana il suo modello educativo. Il gioco e quindi lo sport diventano un percorso di educazione, di crescita e di fede per i giovani e con i giovani". "Questi giorni di sfide e tornei - continua - ci hanno dimostrato come ci si può fare coinvolgere dallo sport senza cadere in un agonismo esasperato. Ogni partecipante si è sentito coinvolto, a prescindere dal risultato ottenuto dalla propria squadra. Ho visto ragazzi esultare per avere raggiunto un sesto posto oppure loro coetanei lasciarsi sfuggire la lacrimuccia per un secondo gradino sul podio. Ciascuno di loro ha corso per vincere, pur coscienti comunque che una sola squadra avrebbe raggiunto questo traguardo. Non per questo le altre dovevano stare a guardare o, peggio, giocare sporco". Praticate anche solo a livello di oratorio le attività sportive trasmettono valori come sacrificio, costanza, rispetto dell'avversario. "Una maggiore diffusione della pratica sportiva - conclude Gallo - ci renderebbe persone ben diverse e non assisteremmo a scontri come quelli registrati tra tifosi juventini e granata proprio a Torino alla vigilia dei giochi delle PGS". "Durante le gare - sottolineano Alessandro Abate e Giovanni Mascellani, arbitri federali di basket - il doveroso agonismo si è accompagnato al fair play ed al rispetto degli avversari. Mentre le squadre più forti hanno di-mostrato di saper vincere senza umiliare gli sfidanti, quelle più deboli hanno comunque giocato dando il massimo. Non di rado al termine di una partita i ragazzi si fermavano per tifare i coetanei con cui si erano scontrati in precedenza".

Accogliersi reciprocamente e crescere insieme

"L'obiettivo delle PGS - ribadisce Oliviero Alberti, allenatore della squadra di pallavolo femminile "I Gabbiani" di Galliate (Novara) - è innanzitutto educare tramite lo sport. Abbiamo fatto incontrare i giovani attraverso la competizione sportiva per fare condividere loro un percorso di amicizia e di fede". "In questi giorni qui a Torino - concludono Giulia, Concetta, Anilda e Michelle, 17 anni, at-lete dei Gabbiani - abbiamo conosciuto realtà diverse dalle nostre. Dalle sfide in campo è nato un clima di convivenza e confronto tra tutti noi che ci ha fatto indubbiamente crescere". Molti degli at-leti torinesi hanno alternato alle partite in campo il volontariato per i loro coetanei stranieri. "Mettersi al servizio degli altri - sottolinea Olimpia Pelizza, allenatrice dell'Auxilium Monterosa (wolley) e responsabile dei circa 200 volontari dei giochi - è stata un'altra tappa di un cammino di crescita all'interno della pratica sportiva. Una delle tante facce dello sport è proprio spirito di accoglienza e disponibilità nell'aiuto". Ora per tutti l'appuntamento è a Bratislava-Vienna per i Giochi 2016.

GIOVANNI COSTANTINO
redazione.rivista@ausiliatrice.net


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