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ARCHIVIO RIVISTA MARIA AUSILIATRICE  2014
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DON BOSCO 2015 | Da 200 anni un amore più grande che ti guida



L'apertura del Bicentenario
Tornare ai Becchi significa andare alla sorgente del carisma di don Bosco.

Tutta la famiglia salesiana si è ritrovata nella spianata del Colle a Castelnuovo (AT) il 16 agosto scorso per festeggiare insieme il 199° compleanno di don Bosco. Davanti a numerosi giovani provenienti dalle case salesiane del Piemonte ed anche della Polonia il Rettor Maggiore don Ángel Fernández Artime ha aperto le celebrazioni per il bicentenario della nascita di san Giovanni Bosco. "Tornare qui alla frazione dei Becchi, - ha esordito - dove don Bosco nacque e, fanciullo, lavorò nei campi crescendo nella fede e nel suo progetto di apostolato significa andare alla sorgente del suo carisma per scoprire questo grande dono di Dio a tutti i giovani del mondo. Il bicentenario è una sfida per vivere con passione educativa ed apostolica la nostra presenza tra i ragazzi e le ragazze del mondo. Vogliamo riconoscere nelle loro vite il dono di Dio per noi e l'azione dello Spirito in ognuno di loro, condividendone i sogni, le aspettative, i desideri e i problemi. Oggi i nostri confratelli in Sierra Leone trascorrono la giornata di apertura del bicentenario con i ragazzi figli delle vittime dell'epidemia di ebola mentre in Siria, ad Aleppo, resta aperta l'ispettoria salesiana per il Medio Oriente. Dobbiamo aiutare i giovani a sperimentare che come educatori, fratelli, sorelle, siamo disponibili a stare sempre al loro fianco nel cammino della vita perché, proprio come don Bosco, anche noi vogliamo che siano felici ora e per l'eternità".

Il saluto della Diocesi di Torino e l'intervento dell'Ispettore

Intervenendo a nome dell'arcivescovo di Torino monsignor Cesare Nosiglia il vescovo ausiliare monsignor Guido Fiandino ha ricordato come "la nascita di don Bosco è un evento che ha segnato la storia della Chiesa di Torino e via via del mondo intero dove questo santo è stato conosciuto, amato e venerato. Il recente passaggio della sua reliquia ha testimoniato il sentito ricordo e la presenza forte e feconda di bene di don Bosco tra migliaia di persone". Citando l'imminente ostensione della Sindone nel suo messaggio l'arcivescovo ha sottolineato come questa sia stata organizzata in amore di don Bosco. "La Sindone è il segno dell'amore più grande che questo santo ha vissuto nella concretezza del suo servizio e nella devozione per la Sua missione". "Chiediamo quindi a Dio di donare alla Chiesa ed alla famiglia salesiana lo stesso amore di don Bosco per i giovani, per saperli accompagnare all'amore di Cristo con la tenerezza di una madre, la forza di un padre, l'autorevolezza di un maestro e la gioia di un amico".
Introducendo la celebrazione eucaristica nel tempio del Colle don Bosco l'ispettore piemontese don Enrico Stasi ha ricordato "il dono educativo e spirituale sprigionato dalla vita e dall'amore di un ragazzo che aveva un grande sogno e un grande progetto".

Don Bosco: un dono per tutta la Chiesa

Nella sua omelia don Artime ha ricordato come il carisma di don Bosco sia un regalo a tutta la Chiesa in favore dei giovani "formatosi nel tempo, dalle ginocchia di sua mamma Margherita fino all'amicizia con buoni maestri di vita e soprattutto nella vita di tutti i giorni con i giovani". "Don Bosco, padre e maestro della gioventù è un segno della Provvidenza di Dio che non permette mai che nella sua Chiesa vengano a mancare uomini e donne che attualizzano il Vangelo". Docile a quest'azione dello Spirito, don Bosco cercò e accolse ogni ragazzo che non aveva un focolare, una casa, un padre o una madre. Tra quei suoi stessi giovani invitò i più generosi a diventare collaboratori della sua opera, dando così origine alla Società di San Francesco di Sales. Una realtà, la famiglia salesiana, oggi presente in 132 nazioni, chiamata a stare con i giovani specialmente tra i più poveri. Dall'iniziativa di don Bosco nacquero la società di san Francesco di Sales, l'istituto delle figlie di Maria Ausiliatrice, fondata con Maria Domenica Mazzarello, l'associazione dei cooperatori salesiani. "La famiglia salesiana nel mondo - ha detto don Ángel - oggi è un grande albero le cui radici si estendono in tutta la Terra, motivo di speranza, di profonda umanità e di salvezza per molti ragazzi, ragazze, giovani e gente del popolo di Dio". "Uno stile educativo e una prassi pastorale basata sulla ragione, la religione e l'amorevolezza: questo è il sistema preventivo di don Bosco. Portava i giovani a una maturazione umana, all'incontro con Cristo, al vivere la propria condizione di giovani capaci di impiegare le proprie energie in campo professionale e nella società civile, così come nel servizio al prossimo".

Il Bicentenario è impegno di vita

"La celebrazione di questo bicentenario - ha concluso il Rettor Maggiore - non è solo contemplazione e ammirazione della figura di don Bosco. Rappresenta un impegno di vita per tutti noi qui presenti ora. Ci impegniamo oggi ad assumerci l'eredità che don Bosco stesso ci ha lasciato". Al termine della celebrazione il sindaco di Castelnuovo don Bosco, Giorgio Musso, ha conferito a don Ángel la cittadinanza onoraria del Comune astigiano. "Con questo riconoscimento - ha spiegato - vogliamo esprimere la nostra gratitudine a tutti i salesiani ed al loro impegno nel formare i giovani ad essere membri attivi della comunità civile. don Bosco è un figlio del Monferrato, il figlio di un contadino povero della nostra terra. E' stato una persona speciale donata dalla Provvidenza alla Chiesa ed al mondo civile per sollecitare e guidare gli animi dei nostri giovani".

Giovanni Costantino - redazione.rivista@ausiliatrice.net


RIVISTA MARIA AUSILIATRICE 2014 - 6  

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