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ARCHIVIO RIVISTA MARIA AUSILIATRICE 2014:
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DON BOSCO OGGI | Ci attendono anni molto belli


 

Don Ángel Fernández Artime, nuovo Rettor Maggiore e decimo successore di Don Bosco, ne è certo. E invita tutti, in particolare i giovani, ad essere coraggiosi, generosi, ad essere "sale della terra, luce del mondo".

"Esistiamo non per noi stessi, ma per andare lontano, andare là dove altri forse non potrebbero arrivare e, per quanto possibile, portare frutto. E il frutto è continuare a costruire una umanità migliore, che sia impregnata soprattutto della presenza del Signore Gesù Risorto e della forza del suo Vangelo". Sono alcune delle parole che don Ángel Fernández Artime, 53 anni, ha pronunciato poco dopo che il Capitolo Generale 27 lo ha eletto nuovo Rettore Maggiore e decimo successore di Don Bosco.
Don Ángel Fernández Artime è nato il 21 agosto 1960 a Gozón-Luanco, nelle Asturie, Spagna, ed è stato ordinato sacerdote nel 1987. Ha ricoperto vari incarichi in Spagna e nel 2009 è stato nominato Ispettore dell'Argentina Sud, còmpito che ha mantenuto sinora. Per questo, talvolta ha collaborato con l'allora arcivescovo di Buenos Aires, card. Jorge Mario Bergoglio, oggi Papa Francesco. "Non ho mai immaginato - ha detto - di essere Ispettore, e ancor meno Rettor Maggiore… Sono semplicemente un salesiano, che si è entusiasmato per don Bosco, perché mi piacque come i salesiani mi avevano aiutato a crescere e ad educarmi. Sono un salesiano che si sente più felice di essere salesiano oggi che 35 anni fa, quando ho iniziato. Credo di avere nel cuore una speciale sensibilità per stare con e tra i giovani. Anche se per gli impegni non sempre sono stato in cortile, la mia passione è il cortile, le aule e l'incontro con i giovani".

I giovani siano… apostoli dei giovani

Il pensiero di don Ángel Fernández Artime corre ovviamente alle nuove responsabilità, ma il suo "chiodo fisso" restano i giovani. Ha detto: "Mi appassiona pensare ai giovani del mondo, che ci sono sempre, ci saranno sempre, e sempre vorranno e avranno bisogno di fratelli, amici e padri che possano camminare con loro. Abbiamo il dovere di garantire che il carisma di don Bosco, che lo Spirito ha donato alla Chiesa, non perda nulla della sua forza e della passione per i giovani, né del servizio agli altri". E ha aggiunto che bisogna "essere coraggiosi profeti tra i giovani e soprattutto servitori: qualcosa che ci è peculiare per il carisma e che tanto ricorda papa Francesco con la "periferia" e andare con le "pecore"".
Ai giovani don Ángel chiede di "essere apostoli dei giovani. Apostoli, non soltanto animatori di ruoli sociali. Apostoli che vivono la loro fede con radicalità e il loro impegno cristiano. Io come Rettor Maggiore e tutti i salesiani nel mondo crediamo in voi giovani. Voi siete la nostra passione, l'unica ragione per la quale siamo salesiani oggi. Vogliamo stare al vostro fianco, vogliamo accompagnarvi. Non vogliamo togliervi protagonismo. Invito tutti i giovani ad essere coraggiosi, generosi, ad essere "sale della terra, luce del mondo". Se così sarà, camminando insieme, ci aspettano anni molto belli".

Senza speranza non si è cristiani

La stessa "passione" per la gioventù è espressa da don Stefano Martoglio, che nello stesso Capitolo Generale 27 è stato eletto primo Consigliere regionale della nuova Regione Mediterranea (vi fanno capo i salesiani di Portogallo, Spagna, Italia, Lituania e Medio Oriente). don Stefano, 49 anni, di Comuniana (Torino), è ben conosciuto dai pellegrini del nostro Santuario e dai nostri lettori perché sinora è stato Superiore della Circoscrizione Speciale Piemonte, Valle d'Aosta e Lituania. Sembrano profetiche alcune sue frasi di poco tempo fa. A Torino come altrove, "essere salesiani significa tre cose: continuare ad esserci, specie in questo periodo di crisi; fare sistema, perché quando si va in crisi, si diventa egoisti e quindi occorre cercare di mettersi al tavolo con tutti per cercare energie nuove; dare speranza, che è l'energia prima, perché come diceva Don Bosco, se non hai speranza non sei cristiano. anzi sei già spento". E come don Bosco, due secoli fa, usciva per le strade, si recava sui luoghi di lavoro e nelle piazze per incontrare i giovani, così "oggi sollecita tutti noi ad essere testimoni, ad uscire dai "recinti" per diventare, sul suo esempio, protagonisti del progetto d'amore di Dio su ciascuno di noi".


Lorenzo Bortolin - bortolin.rivista@ausiliatrice.net


RIVISTA MARIA AUSILIATRICE  2014 - 3  
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