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 ARCHIVIO RMA 2013 : SALESIANITA'-DON BOSCO-FAMIGLIA SALESIANA-GIOVANI -                                         EDUCAZIONE - DON BOSCO 2015 - ....
          
Don Bosco santo o furbacchione?

La santità di don Bosco è il risultato di un grande lavorio esercitato su un carattere non facile e su una personalità complessa. Non ha nulla della mielosità con cui è stata avvolta per un periodo fin troppo lungo.


Il giovane prete piemontese che con tenacia ed intelligenza riesce a dar vita all'oratorio di Valdocco, superando difficoltà e contrattempi di ogni genere, che tipo di persona è: un santo fin dal seno di sua madre?; un furbacchione che riesce a catturare l'attenzione su di sé?; è un prete un po' matto ed originale?; è veramente un uomo solo di Dio? A leggere, attentamente e criticamente, i suoi scritti giovanili, si ha la vaga impressione che la sua "santità", indiscutibile, sia ancora un po' acerba e venata da alcune scorie di "umanità".

Un santo fiero della sua umiltà.

Dalle Memorie dell'Oratorio balza agli occhi una certa sua predisposizione alla autoreferenzialità. Pone la sua persona al centro di tutto. Non parla dei suoi tanti e validi collaboratori che pure hanno avuto un ruolo importante ed insostituibile nella fondazione di Valdocco. I fari della luce della ribalta sono fissi su di lui. Tutti gli altri sono relegati al ruolo di comprimari avvolti dalla penombra e dal silenzio, nonostante che si siano spesi, con generosità e fatica, nell'assecondarlo nelle sue prime esperienze educative. Un'altra sua caratteristica è quella di sopravvalutare i risultati oggettivamente realizzati. Dalle sue parole si ricava l'impressione che gran parte dei giovani della Torino di allora si raduni nei suoi oratori. Le statistiche demografiche, invece, ci dicono che fra gli anni 1846-1856 la frequenza oscilla fra i 600-1200 giovani. Questi numeri rimangono costanti anche negli anni 1880-1890 nonostante che la popolazione della capitale sabauda passi dai 136.000 ai 230.000 abitanti. In termini percentuali solo l'1,3% della gioventù frequenta gli ambienti salesiani. In Torino ci sono molte altre agenzie che si occupano dell'educazione giovanile, ma non vengono mai menzionate.

Un santo geniale nel farsi conoscere e nel farsi aiutare economicamente.

Dalla lettura delle letture Cattoliche e del Bollettino Salesiano, pubblicato a partire dall'agosto 1877, si colgono gli aspetti più originali e moderni della sua santità. don Bosco si dimostra un autentico genio nell'ambito della comunicazione e della pubblicità. Il dissolvimento dello Stato Pontificio crea in tutta Europa un diffuso e radicato senso di solidarietà nei riguardi del Papa sfrattato dal Quirinale e relegato, quasi in prigionia, in Vaticano. Questa profonda empatia si traduce in una concreta solidarietà che alimenta un vasto flusso di denaro con destinazione Roma papalina. Il giovane prete piemontese capta questa insperata predisposizione alla liberalità verso le strutture ecclesiastiche e riesce attirare su di sé l'attenzione di numerosi e munifici benefattori. Nello stesso periodo l'Opera della Propagazione della Fede, con sedi principali a Lione e Parigi, genera un vasto movimento di sensibilizzazione nei riguardi della missioni. Il battesimo dei cinesini, la scoperta dell'Africa selvaggia ed in gran parte sconosciuta da parte di audaci evangelizzatori, la costruzione di ospedali e strutture educative a favore di popolazioni lontane riaccendono sopiti sentimenti di carità solidale. Don Bosco coglie la palla la balzo e dà vita alle spedizioni missionarie che aprono alla giovane congregazione gli sconfinati orizzonti della Patagonia e dell'America del sud. Il Bollettino Salesiano si trasforma in un gratuito strumento di propaganda che mette a disposizione di Don Bosco, tramite molti cooperatori e benefattori, le ingenti somme di denaro richieste dalle nuove fondazioni missionarie. Altro aspetto molto curato è quello dello scrivere, personalmente, un gran numero di lettere autografe. Questo gli permette di tessere una vasta rete di persone sensibili ai bisogni materiali che la nascente congregazione deve affrontare. Si tratta di un lavoro snervante, faticoso, intriso di furbizia e di saggezza che mette a dura prova il suo organismo spremendolo oltre ogni regola di prudenza. Tutto questo solo sotto lo stimolo insopprimibile del "da mihi animas". Sotto questo aspetto la santità di don Bosco brilla trasparente ed indiscutibile. A duecento anni dalla sua nascita è con questa santità che dobbiamo noi tutti misurarci non solo a livello di buone parole e di mielose intenzioni, ma di condotta e comportamenti concreti e verificabili nella vita reale di tutti i giorni.

Ermete Tessore - tessore.rivista@ausiliatrice.net
           RIVISTA MARIA AUSILIATRICE  2013 - 4  
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