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 ARCHIVIO RMA 2013 : SALESIANITA'-DON BOSCO-FAMIGLIA SALESIANA-GIOVANI -                                         EDUCAZIONE - DON BOSCO 2015 - ....
TUTTO E' COMINCIATO.... CON UN URLO!

Ho appena annotato le indicazioni del Santo dei giovani sull'allegria. Provo ad azzardare un titolo.
-Quindi tutto è cominciato da un sogno…
don Bosco sorride e scuote in diagonale destra e a sinistra la testa.
- Più o meno…
- In che senso? Credevo…
- Certo il sogno è stato il grande segnale dall'alto. Ma il vero inizio di quest'opera della Madre di Dio è stato un pochetto meno solenne. Direi anzi che tutto è iniziato… da un urlo.
- Urlo?
Il santo sacerdote annuisce convinto. Socchiude gli occhi.
- 8 dicembre 1941. Chiesa di San Francesco D'Assisi in Torino. Sto preparandomi a celebrare la messa dell'Immacolata e sento urlare nel retro sacrestia.
- Ma certo! Era… - mi lascio prendere dall'entusiasmo ricordando la data che per noi amici di don Bosco è da sempre la grande giornata di festa in cui ricordiamo la nascita dell'oratorio con la stessa gioia con cui festeggiamo Natale… E' il Natale salesiano in effetti…, don Bosco continua:
- era… Giuseppe Comotti, il nostro sagrestano. E stava dando del bestione ad un ragazzetto che era venuto lì a scaldarsi in quel freddo dicembre. Il sagrestano non voleva ospiti non graditi. Gli aveva chiesto se voleva servire messa: il ragazzo aveva detto che non era capace - ammicca il Santo - anche adesso mi pare da voi laggiù lo sappiano fare meglio le bambine… e allora voleva defenestrarlo seduta stante. Madre mia che paura aveva quel povero figliolo.
- E tu ti sei messo in mezzo.
- Ah, Comotti è un brav'uomo. Lo hanno messo a lucidare candelabri anche qui, con tutti i putti che ci sono. Appena gli ho detto che il ragazzo era mio amico lo ha lasciato stare, storcendo un poco il naso, ma lo ha lasciato stare.
- Bartolomeo Garelli.
- Bartolomeo. Un curriculum eccezionale. Muratore d'Asti, senza un padre, senza una madre, non sapeva scrivere, leggere, cantare, fare il segno di croce. Però gli piaceva fischiare. - annuisce soddisfatto.
- Il tuo primo ragazzo: il primo ragazzo dell'oratorio.
- Oh, siamo ancora un pelo distanti da arrivare all'oratorio. E' stato il primo incontro tra due vite: un giovane che aveva bisogno di una famiglia e di un padre e un povero prete che voleva costruire la casa per quella stessa famiglia. Una combinazione di ingredienti perfetti. Abbiamo recitato un'Ave Maria insieme: il mio primo catechismo giovanile, le cose essenziali sono tutte in quella parole dell'angelo.
- Un'Ave Maria importante - lo incalzo.
- Oh, sì: "tutte le benedizioni piovuteci dal cielo sono frutto di quella prima Ave Maria detta con fervore e retta intenzione". Non sai quante volte l'ho ricordato ai miei figli. Lo scrivi, vero?
- Certo, certo. E poi cosa è successo?
- Ah, per un poco di caldo in più il ragazzo era anche disposto a sorbirsi il mio catechismo. Si passa dalla merenda certe volte per portarli all'Ostia, sai? Non bisogna dimenticarlo: le priorità di un educatore non sempre coincidono con quelle dei ragazzi, ma non per questo sono in contraddizione.
- E quindi gli hai proposto di venire a catechismo da te… così si scaldava un poco.
- Oh sì. Ma gli ho chiesto un prezzo importante. Doveva venire accompagnato da alcuni amici. Se vuoi riempire un oratorio oggi, non devi mica scervellarti nei manuali di pastorale…
don Bosco abbassa la voce: sai anzi tenere un segreto? - Mi chiede avvicinandosi al mio orecchio.
- Ok, certo. Non lo scrivo - prometto.
- Qui - e indica tutto l'ambiente intorno - quei manuali sono proibiti. La Provvidenza è l'unica pastorale che conta…
- Ops. Sicuro che non devo scriverlo?
- Ah - alza entrambe le mani - io in ogni caso nego tutto.
Sorrido e lo invito a riprendere:
- Dicevi, per riempire un oratorio oggi…
- Ecco sì. Basta chiedere ai ragazzi che hai la stessa cosa: se ti piace l'Oratorio perché non lo condividi con i tuoi compagni di classe? Con gli amici della palestra? Con la ragazza che ti da ripetizione? Non tutti si fanno contagiare subito, qualcuno ti prenderà in giro: ma nel mucchio di amici qualche nuovo membro della famiglia lo trovi di sicuro. Don Bosco garantisce al cento per cento.
- E Bartolomeo?
- Ah, lui! Non sapeva leggere, non sapeva scrivere, ma a fischiare era davvero un maestro. Il suo rischiamo me ne ha fatti conoscere altri nove, di ragazzi, la settimana successiva. E tutti avevano le stesse necessità, che sono poi diventate la carta costituente dell'oratorio…
- Povertà, ignoranza, anche religiosa… - azzardo.
- E infatti: per questo bisognava lavorare per renderli buoni cristiani e onesti cittadini. La missione era chiara. Il sogno cominciava a diventare realtà.
- E il tuo sagrestano?
Oh, il Comotti, figurati. Se uno lo sopportava appena, quel piccolo esercito di fanciulli in sacristia proprio non lo poteva vedere. Io poi portavo dei dolci che avanzavano al Convitto dove risiedevo allora e i ragazzi riuscivano a fare un tappeto di briciole che non immagini. La gioia di quell'inizio veniva subito segnata da una difficoltà: non avremmo certo potuto continuare a trovarci in quella sacristia. Anche perché l'effetto contagio del fischio di Bartolomeo continuava a crescere…
- E quindi sei dovuto andare a chiedere aiuto in qualche alto palazzo.
don Bosco ride di gusto.
- Grave errore, infatti. Io cercavo in alto, Dio aveva già preparato tutto in basso: un tettoia in zona Valdocco…
Qualcuno bussa alla porta e ci interrompe.

                                                           Diego Goso - dondiegogoso@icloud.com
           


        RIVISTA MARIA AUSILIATRICE  2013 - 03  
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