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  ARCHIVIO RMA 2013 : SALESIANITA'-DON BOSCO-FAMIGLIA SALESIANA-GIOVANI -                                          EDUCAZIONE - DON BOSCO 2015 - ....
TUTTO E' PIU' SEMPLICE CON UNA MADRE ACCANTO


A partire dal 1846 la presenza e le premure di mamma Margherita e di altre donne rendono familiare il clima educativo di Valdocco arricchendolo di accoglienza, amore ed attenzioni che solo il cuore di una mamma sanno garantire.

Una grave malattia…

È la prima domenica di luglio del 1846. La giornata è immersa in un'afa soffocante. Don Bosco arriva a sera completamente stremato dalla fatica e dal caldo opprimente. A stento riesce a raggiungere la sua stanzetta che la marchesa Barolo continua a riservargli presso il Rifugio. All'improvviso crolla al suolo svenuto. La diagnosi è drammatica: pleurite con febbre alta ed emottisi. Malattie che in quel tempo comportano il rischio della morte sicura. In un lampo la notizia si diffonde gettando i suoi ragazzi nella più cupa costernazione. La marchesa Barolo si dimostra madre affettuosa mettendo a disposizione dell'infermo un medico ed un infermiere che non abbandona mai il suo capezzale. I ragazzi assediano la stanza a cui è fatto loro divieto assoluto di accedere. La situazione è disperata. A Don Bosco viene portato il Viatico e somministrato il sacramento dell'Unzione degli infermi. Nel tentativo di salvarlo i ragazzi pregano con la forza della disperazione e si impegnano in propositi più grandi di loro. Promettono a Dio ed alla Madonna le cose più strampalate ed inverosimili pur di strappare la grazia della guarigione. Ma nonostante tutto la situazione precipita e gli sbocchi di sangue sono sempre di più devastanti. Durante la drammatica notte di un sabato di fine luglio 1846, mentre i medici curanti sono convinti che l'infermo non vedrà la nuova alba, Don Bosco cade in un sonno profondo. Così egli ricorda quei drammatici momenti nelle Memorie dell'Oratorio di San Francesco di Sales: "A tarda notte mi sentii la tendenza a dormire. Presi sonno, mi svegliai fuori di pericolo. Il dottor Caffasso ed il dottor Botta al mattino nel visitarmi dissero che andassi a ringraziare la Madonna della Consolata per la grazia ricevuta". Scampato il pericolo su insistenza dei medici, dell'Arcivescovo e di Don Cafasso, da agosto a novembre si reca in famiglia per completare la convalescenza. Ai Becchi si ritrova circondato dall'affetto di ben nove nipoti, figli dei fratelli Antonio e Giuseppe; tuttavia la migliore medicina è l'affetto di mamma Margherita che non lascia nulla di intentato per favorire la sua completa guarigione. L'Oratorio nel frattempo continua le sue attività grazie all'impegno di Don Borel e di altri sacerdoti amici: Don Pacchiotti, Don Bosio, il teologo Vola, Don Trivero. Ma l'assenza di Don Bosco si fa sentire. Alcuni giovani più coraggiosi, a piedi, cominciano ad andarlo a trovare. L'affetto dei familiari, la vicinanza dei ragazzi, l'aria salubre, il riposo e la cucina di mamma Margherita, giorno dopo giorno, lo rinfrancano e gli ridanno le forze. Comincia a fare delle passeggiate. Durante una di queste subisce un tentativo di rapina da parte di un ex ospite della Generala. Una volta riconosciuto il lestofante finisce, in ginocchio, per confessarsi. Don Bosco lo aiuta a sistemarsi raccomandandolo ad un imprenditore caritatevole. Durante le sue camminate il suo pensiero corre sempre a Valdocco. Viene a sapere che due stanze della casa Pinardi sono tornate libere. Subito le blocca. Nella sua mente prende vita il progetto di dare ospitalità a quei ragazzi che non hanno fissa dimora. Comincia a cullare l'idea di invitare la sua mamma a seguirlo a Torino. Ma dove trovare il coraggio per azzardare una simile proposta?

…e la presenza di mamma Margherita danno nuovo impulso all'Oratorio trasformandolo in una famiglia.

Mamma Margherita ai Becchi è una regina. Non le manca nulla. Il figlio Giuseppe, le nuore ed i nipoti l'adorano. Inoltre, ormai, va per i 58 anni. Con il cuore ingolfato e la voce tremula trova il coraggio di renderla partecipe dei suoi progetti. La risposta che riceve lo lascia di sasso. Così la riassume nelle sue Memorie: "Se ti pare tal cosa piacere al Signore, io sono pronta a partire in sul momento". Così, al mattino presto del 3 novembre 1846, mamma Margherita, accompagnata da Don Bosco, lascia per sempre i Becchi con destinazione Valdocco. Il viaggio viene fatto a piedi portando solo alcuni utensili da cucina ed un cesto con un po' di biancheria. All'imbrunire giungono, stanchi, a destinazione. L'ambiente che trova è ben lontano dalla tranquillità e dal silenzio dei Becchi. Anche per Don Bosco la poesia del ritorno dura poco. I problemi cominciano ad assediarlo con tutta la loro cruda durezza. Così egli li descrive: "Ma come vivere, come mangiare, come pagare i fitti e provvedere a molti fanciulli, che ad ogni momento domandavano pane, calza menta, abiti o camicie, senza cui non potevano recarsi al lavoro? Avevamo fatto venire da casa un po' di vino, di meliga, fagiuoli, grano e simili. Per fare fronte alle prime spese aveva venduto qualche pezzo di campo ed una vigna. Mia madre avevasi fatto portare il corredo sposalizio, che fino allora aveva gelosamente conservato intero. Alcune sue vesti servirono a formare pianete; colla biancheria si fecero degli amitti, dei purificatori, rocchetti, camici e delle tovaglie". Mamma Margherita non perde tempo e si tuffa subito nel caos dell'Oratorio lasciandosi prendere completamente da quei ragazzi che lo stesso Don Bosco non esita a definire "fior di monelli" che tutto guastano e tutto mettono sottosopra. La sua presenza materna, ben presto aiutata da altre mamme, trasforma il caos in una famiglia. In lei molti giovani ritrovano la figura materna che è insostituibile nel dare senso pieno alla vita ed è indispensabile per trasmettere tutta la forza necessaria per essere in grado di relativizzare le difficoltà e di oltrepassare qualsiasi ostacolo che la vita riserva ad ognuno.

                                               Ermete Tessore - tessore.rivista@ausiliatrice.net


        RIVISTA MARIA AUSILIATRICE  2013 - 1  
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