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   Verso Don Bosco 2015 / ATTUALITA' SALESIANA :
   DON BOSCO A VALDOCCO

        Don Bosco oggi: Recensione del volume

       "Testimoni del Dio vivente", di don Pascual Chávez

Il volume raccoglie conferenze, lettere circolari e scritti del Rettor Maggiore. Dedicato al tema della vita consacrata, in particolare di quella salesiana, è un appello alla santità di tutti i credenti.

Riflessioni e proposte espresse in maniera semplice, quasi sottovoce, com'è nel suo stile, ma che ancora una volta sono eccezionale sollecitazione alla santità. Un invito che il Rettor Maggiore rivolge ai "suoi" salesiani e ai consacrati, e poi, indirettamente, a tutti i cristiani. Questo, in estrema sintesi, è il volume "Testimoni del Dio vivente. Natura e futuro della Vita Consacrata. Una visione Salesiana", di don Pascual Chávez Villanueva, pubblicato dalla Libreria Editrice Vaticana (pp. 400, € 22).
Il libro raccoglie lettere circolari, conferenze e altri scritti che il nono successore di Don Bosco ha indirizzato alla Congregazione, come "espressione della paternità spirituale di un Superiore Generale al servizio dell'identità, della vitalità e dell'unità del carisma". Ora li offre "a tutte le persone consacrate, come riflessione sulla vita religiosa", pensando sia "un dono utile da valorizzare". Un dono, come accennato, utile anche al "semplice" cristiano perché molte riflessioni di don Chávez invitano tutti noi a chiederci come viviamo e come testimoniamo la nostra fede.

Far crescere i giovani (e non solo) in pienezza

Già nella sua prima lettera come Rettore Maggiore, intitolata "Cari salesiani, siate santi!", lui invitava la Congregazione "a fare della vocazione alla santità un programma di vita personale, una proposta educativo pastorale e un elemento di governo". Annotava: "Tutti siamo chiamati alla santità. È la vocazione di ogni vita umana - come tutti sappiamo - che nel Battesimo viene resa idonea a tale obiettivo". E ricordava, tra l'altro, che per papa Paolo VI la proclamazione della vocazione di tutti i battezzati alla santità "è l'elemento più caratteristico dell'intero magistero conciliare e, per così dire, il suo fine ultimo". Tutti i battezzati: non soltanto i vescovi, o i parroci, o i religiosi.
Poi, se il Capitolo Generale 23 dei Salesiani, parlando dei giovani, dice: "Far crescere i giovani in pienezza secondo la misura di Cristo, uomo perfetto, è la meta del lavoro del salesiano", ecco don Chávez osservare: "Questo, che a volte ci può sembrare ancora qualcosa di straordinario, o non adeguato per il nostro tempo, o non adatto a tutti, è invece molto apprezzato da chi prende la propria vita sul serio". E questo "sogno" di Don Bosco e dei salesiani, non è forse anche quello di tanti genitori, di tanti nonni, di tante catechiste, di tanti insegnanti?

Profeti di speranza in un mondo ammalato

Certo, in questi ultimi anni la vita consacrata ha registrato una battuta d'arresto, e qualcuno ha detto che non è "attuale" e non interessa più i giovani. Ebbene, il Rettor Maggiore non nasconde le difficoltà, ma offre suggerimenti. Nel capitolo introduttivo del volume scrive infatti: "Pensando soprattutto alla crisi in atto nei paesi occidentali (calo di vocazioni, età sempre più elevata e unificazione delle province, alienazione delle grandi strutture sempre più vuote ecc.), la domanda più pressante è: dove sta andando la vita consacrata? Poche istituzioni come la vita consacrata all'interno della Chiesa hanno adempiuto così bene il compito di una "accomodata renovatio" Perfectae Caritatis chiesta dal Concilio Vaticano II. Si è trattato di un rinnovamento che si è espresso in forme diverse, a partire dalle Costituzioni, poi l'abito, le forme di governo, l'organizzazione della comunità, l'apostolato".
Don Chávez prosegue: "Forse stiamo imparando che per natura la vita consacrata deve essere sempre in stato di cambiamento, appunto per non perdere la sua identità cristocentrica, la sua istanza profetica, la sua grande riserva di umanità. Dunque, piuttosto che proclamare ai quattro venti la fine o il non senso della vita consacrata, ai nostri giorni è arrivata l'ora di creare forme di vita o ricreare quelle strutture apostoliche che corrispondono meglio al Vangelo, che ci permettono di approfondire le esigenze dell'amore fraterno, della testimonianza apostolica, della semplicità e della donazione di Gesù. In altre parole è giunta l'ora di ricuperare la specificità della vita consacrata, ossia ciò che la può rendere credibile, efficace e significativa. È indispensabile quindi ridefinire l'identità della vita consacrata, che non si fonda sui voti, né sulle Costituzioni, né sull'abito, e neppure sulla missione, ma sul suo peculiare rapporto con Cristo. Occorre ridire ciò che è una persona consacrata, perché i consacrati hanno "qualche cosa di speciale" da offrire al mondo e alla Chiesa; ed è appunto quel "qualche cosa di speciale" che li rende significativi".
Interessante è anche la conclusione. Don Chávez evidenzia tre sfide - una crisi di identità, crisi di visibilità e crisi di credibilità - e conclude: "È tempo di alzare la testa, di manifestare al mondo la felicità della nostra scelta. Noi siamo qui per condividere la gioia di poter dire (…) ad altri: "Guarda, ho trovato colui che cercavo. Vieni e vedi"".
Bastano queste citazioni per intuire che il volume è contemporaneamente un'antologia, un saggio di teologia sulla vita consacrata e una proposta di vita, dove sono racchiuse l'esperienza, la cultura e la sensibilità di chi da dieci anni è successore di Don Bosco (e dal 2006 anche presidente mondale dell'Unione Superiori Generali). Insomma, lo ripetiamo, un libro utile a tutti per essere, come s'intitola un intervento di don Chávez nel 2010, "profeti di speranza per un mondo ammalato".

                                                                                                        Lorenzo Bortolin
 
*** Lo stesso articolo in PDF


       RIVISTA MARIA AUSILIATRICE  2012 - 6  
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