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   Verso Don Bosco 2015 / ATTUALITA' SALESIANA :
   DON BOSCO A VALDOCCO

         Acuto cervello e grande cuore

Anche oggi, come ai tempi di don Bosco, occorre entrare in empatia profonda con i giovani e avere un cuore grande, capace di accollarsi i fardelli che schiacciano gli adolescenti in un modo di essere e di vivere senza senso e senza speranza.

Non è mai stato facile educare masse di giovani. Per farlo sono indispensabili grande capacità nel progettare nuovi modi di relazionarsi, fantasia nell'attuare concreti interventi pedagogici, sensibilità nel captare le esigenze dei giovani ed operosa concretezza nel gestirle in modo formativo. Tutto questo deve essere vissuto in modo non paternalistico, ma fraternamente solidale dove tutto viene offerto senza la minima intenzione di ricevere qualcosa in contraccambio.
C'è un bellissimo scambio di battute, narrato dalle "Memorie Biografiche" (II,378), tra don Bosco ed un ignoto ragazzotto, risalente ai primi tempi dell'Oratorio. Il giovanotto viene colto dal prete mentre, in disparte, sta ad osservare gli altri ragazzi che scorazzano, contenti ed allegri, saltando e rincorrendosi in allegria. A don Bosco non sfugge il muto interesse dell'adolescente. Automatico scatta l'invito ad aggregarsi agli altri. Ma all'occhio attento dell'educatore risalta lo stato di indigenza del ragazzo. Il divertimento non è la prima preoccupazione, ma la fame. Non basta preoccuparsi di riempire il tempo libero di attività educative, occorrono pane, letto ed alloggio. Don Bosco interviene con spontaneità, delicatezza e puntualità. "Vieni pure a giocare, che sarai sempre il bene accolto. Ma questa sera per la tua cena e per il dormire ci penserò io. Domani poi ti condurrò da un buon padrone, e avrai alloggio, lavoro e pane".
Molto spesso, nella tradizione salesiana, è stato enfatizzato l'interesse di don Bosco ad educare cristianamente i giovani. Questo è, naturalmente, vero. Ma è sempre stato un punto di arrivo e mai di partenza della relazione educativa. I ragazzi che contattano don Bosco sono "sicut equus et mulus quibus non est intellectus" (MB II, 432). Sono schiacciati da problemi di sussistenza, feriti dalle ingiustizie subite, impauriti dalla durezza di un disumano capitalismo nascente. Se a questo si somma l'analfabetismo e la totale insensibilità per i valori religiosi si ha un quadro non certo ideale per qualsiasi tentativo di evangelizzazione.

Cordialità, accoglienza e risposte ai bisogni primari

Il genio di don Bosco aggira le difficoltà con la cordialità del primo approccio, con la semplicità dell'accoglienza e con la capacità di rispondere concretamente ai bisogni primari. Solo dopo essere stato accettato come amico premuroso, si presenta come prete preoccupato dei valori spirituali. Una esemplificazione concreta del suo modo di agire sono le passeggiate a Superga che caratterizzano la vita dell'oratorio tra gli anni 1846-1859. Centinaia di ragazzi con tamburi, trombe, canti e strilli vari attraversano Torino portando sporte di pagnotte, salami e formaggi vari. Attirano l'ammirata attenzione dei "bogianen" torinesi non per i canti religiosi, ma per il loro comportamento perfettamente normale, libero e rispettoso. Arrivati alla agognata meta prima si sfamano, poi giocano fino a dar fondo alla loro inesauribile vitalità. Solo alla fine don Bosco non impone, ma suggerisce di entrare in chiesa per sintonizzarsi sulla lunghezza d'onda dello spirito ottenendo risultati sorprendenti. È il miracolo educativo ottenuto dalla sinergia di un acuto cervello e di un grande cuore.
Allora, come oggi, la relazione educativa deve radicarsi in una razionalità capace di entrare in empatia profonda con i giovani ed in un cuore grande capace di accollarsi il peso dei fardelli condizionanti che schiacciano gli adolescenti in un modo di essere e di vivere senza senso e senza speranza. L'anno della fede che stiamo per iniziare dovrebbe spingere tutti i membri della famiglia salesiana non solo a disossidare i fondamenti del credere, ma soprattutto ad escogitare nuove dinamiche esistenziali e comportamentali che permettano di incarnare la spiritualità in un nuovo modo di vivere con i giovani spalancando loro nuovi orizzonti che solo l'amore solidale e vicino può realizzare. Prima del catechismo è necessario attivare modi di presenza che possano non imporre, ma far sorgere dal di dentro nuovi modi di essere da cui, in automatico, sorgano nuove relazioni innervate e sostenute da una fede che si a presenza solidale e premurosa.                                    

                                                                                                                              Ermete TESSORE sdb 
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       RIVISTA MARIA AUSILIATRICE  2012 - 6  
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