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      TEMPO ORDINARIO -  ANNO LITURGICO C   |  15 ago. 2010 / 20a Dom.- Assunzione
     LITURGIA e LETTURE DELLA DOMENICA C  
|  Omelia di approfondimento


        
        ESULI IN CAMMINO VERSO LA PATRIA

La Festa dell'Assunta coincide col tempo del ferragosto. Si può avere l'impressione che queste due ricorrenze siano in contrasto.

Il ferragosto è una festa tutta mondana, che disperde la gente per le montagne e le spiagge marine, in cerca di diversivi e di divagazioni.
La solennità dell'Assunzione, invece, invita al raccoglimento, alla preghiera.

La celebrazione religiosa viene a dare un senso cristiano al ferragosto e riconduce nei giusti limiti la mondanità, insegnando che si può servire il Signore nella gioia.
L'anno liturgico è costellato di feste che onorano la Madonna col ricordo dei momenti più espressivi della sua vita e dei suoi titoli più gloriosi. Vi sono, però, due solennità alle quali la Chiesa dà maggiore rilievo. La festa dell'Immacolata Concezione e quella della sua gloriosa Assunzione. La prima celebra la Vergine Santa nel suo ingresso alla vita terrena; la seconda invita i fedeli a celebrare il suo ingresso nella gloria celeste.

Nella seconda Lettura della Messa, San Paolo fa un richiamo alla risurrezione di Gesù. Dice: "Cristo è risuscitato dai morti, primizia di coloro che sono morti".
Gesù è il vincitore della morte, il primo dei risorti. Ha vinto la morte per sé e l' ha vita per tutti quelli che credono in Lui; Maria Santissima è stata la prima a risorgere dopo Gesù.
Non si può affermare che sulla Madonna sia pesata la condanna che tocca tutti gli altri mortali, perché la morte è la conseguenza del peccato e la gloriosa Madre di Dio, esente dal peccato, era fuori della legge comune.

Nei primi secoli si celebrava il transito della Beata Vergine chiamandolo "Festa della Dormizione".
Secondo la fede comune nella cristianità Ella ha chiuso la vita terrena addormentandosi in un placido sonno; è stata quindi una fine senza esaurimento, senza travagli e senza dolore.
Non conosciamo neanche con certezza dove è spirata. A Gerusalemme c'è la chiesa dove si venera la tomba e una pia tradizione ritiene che lì abbia riposato il suo corpo verginale, nell'attesa di essere portato in Cielo; ma non ci sono prove sicure che lo confermino.

Secondo la testimonianza dei Santi Padri fin dai primi secoli nella Chiesa è stata generale la convinzione che Dio ha voluto la Vergine SS.ma partecipe della gloria del suo Figlio, chiamandola alla risurrezione per essere assunta anche col corpo a prendere possesso del suo trono di gloria accanto a Gesù.

Papa Pio XII, nella solennità di tutti i Santi dell'anno 1950, basando la definizione sui testi chiari della divina rivelazione, ha proclamato "dogma di fede" che "l'Immacolata Madre sempre Vergine Maria, terminato il corso della vita terrena, fu assunta nella gloria celeste in anima e corpo".
Quando una dottrina è dichiarata "dogma di fede", porta il sigillo dello Spirito Santo e i fedeli la debbono accettare come sicura, perché è passata sotto il giudizio del magistero infallibile della Chiesa.

Nel Vangelo, S. Luca descrive l'incontro della Madonna con S. Elisabetta nella casa di Zaccaria, dopo l'Annunciazione dell'angelo. Divinamente ispirata, la madre di Giovanni Battista ha salutato la cugina come "Madre del Signore e benedetta fra tutte le donne".
In risposta, dal cuore della Vergine è sgorgato il cantico di lode all'Altissimo con le sublimi parole: "L'anima mia magnifica il Signore… perché ha fatto in me cose grandi…".
La Madonna è il capolavoro dell'onnipotenza e dell'infinita misericordia di Dio. Nella vita di Maria le meraviglie succedono alle meraviglie: Immacolata e ricolma di grazie nel suo concepimento, scelta per essere la Madre del Verbo, Vergine nella sua maternità, sposa eletta dello Spirito Santo, proclamata da Gesù morente "Madre dei credenti", l'Assunzione l'ha innalzata alla massima glorificazione; in Cielo siede Regina degli Angeli e dei Santi, mediatrice d'ogni grazia.

Aveva seguito il suo Gesù sulla via del Calvario, aveva preso posto davanti alla croce, con il Figlio divino, aveva condiviso le umiliazioni e i dolori della Passione. Mentre Gesù offriva al Padre il sacrificio della sua vita, Maria offriva il sacrificio del suo cuore. Era giusto che, in premio della fedeltà alla sua vocazione e della generosità nell'accettare la volontà di Dio spinta fino al massimo sacrificio, Dio elevasse alla massima gloria anche il suo corpo.
Viene quindi spontaneo ricordare le altre parole di San Paolo, che troviamo nella stessa lettura: "A causa di un uomo, venne la morte, a causa di un uomo verrà anche la risurrezione dei morti, e come tutti muoiono in Adamo, così tutti riceveranno la risurrezione da Cristo".

L'Assunzione è la festa della gioia, per i figli è un bisogno del cuore, godere della gloria della propria madre. C'è anche per noi un altro motivo d'esultanza. L'Assunzione della Vergine santa dà sostegno alla nostra fede e alla nostra speranza nella risurrezione e nella nostra assunzione nella stessa gloria. Il destino della Madre è anche il destino dei figli. L'Assunta dal Cielo ci attende.

San Giovanni, nel libro dell'Apocalisse, descrive una meravigliosa visione: una donna vestita di sole, con la luna a sgabello dei suoi piedi e la fronte incoronata da dodici stelle.
In questo quadro è ben raffigurata la Madonna sul suo trono di gloria. La luce che la investe è figura della grazia di cui è stata ricolma; la luna a sgabello dei suoi piedi è il segno della sua dignità di Regina e della sua potenza d'intercessione.
Dai Santi Padri è chiamata "l'onnipotenza supplicante". La corona di dodici stelle rappresenta le eccelse virtù, che l' hanno elevata al di sopra di tutti i Santi.

Ora la solennità che stiamo celebrando ci conduce a pratiche conclusioni. Cantiamo con Lei l'inno di ringraziamento a Dio e lodiamo il Signore per le meraviglie che l'Onnipotente ha compiuto nella sua creatura prediletta.
Da questa valle di pianto, nella dura lotta con le avversità che incontriamo tutti i giorni, rivolgiamo alla Vergine la nostra fiduciosa preghiera. E' la stella alla quale dobbiamo guardare per tenerci sempre sulla giusta rotta e possiamo sempre contare sulla sua protezione, per giungere al porto della salvezza.

Nei passi più difficili, invochiamola con la filiale confidenza di S. Bernardo, suo tenero devoto: "Ricordati, o pietosissima Vergine, che non si è mai udito che alcuno, ricorrendo al tuo patrocinio, sia stato abbandonato".
Come Lei siamo disposti a rispondere il nostro "sì" alla volontà di Dio e, fedeli alla nostra vocazione, coscienti delle nostre responsabilità, impegniamo generosamente tempo e talenti al servizio di Dio e del prossimo.


Un grande artista, abituato a dipingere i suoi quadri davanti al ritratto di sua madre, arrivato al vertice della celebrità, era orgoglioso nell'attestare che lo sguardo di sua madre l'aveva fatto pittore.
Col pensiero diretto al Cielo, teniamo sempre il nostro sguardo rivolto a Maria. E' il modello più affascinante d'ogni virtù umana e cristiana. In Lei troviamo lo specchio nel quale possiamo sempre guardarci: è l'esempio ideale d'umiltà, di semplicità, di pazienza.di carità.

Ad Efeso, dove, secondo una tradizione, la Madonna ha dimorato con S. Giovanni, alcuni anni fa è stata ritrovata una statua di bronzo oscuro, forse del 300. Non è di gran valore artistico, ma rappresenta una caratteristica molto espressiva. La mano destra ha l'indice puntato in su. Con quest'atteggiamento la B. Vergine dal cielo ci chiama a volgere sempre in alto lo sguardo e il pensiero. Ai piedi della statua si legge questa scritta: "Vita, dolcezza e speranza nostra".


Il Paradiso sia la nostra grand'aspirazione e la Madonna ci aiuti a raggiungerlo.


Si racconta che Don Cafasso diventava materno alla vigilia dell'esecuzione del condannato. Si metteva vicino al pagliericcio, dove giaceva il condannato e non lo lasciava finché non prendeva sonno. Per addormentarlo, come una buona mamma, gli faceva discorsi commoventi.
Diceva ad uno dei condannati: "Sentite, in queste occasioni io non presto la mia assistenza per niente. Se vi domandassi un piacere, me lo neghereste?".
E il condannato: "Che piacere posso farvi al punto in cui mi trovo?".
"Il piacere è questo: appena sarete morto, voi andrete in Paradiso… Sì, in Paradiso, ripeto, subito, di volo, senza passare per il Purgatorio.
Quando sarete in Paradiso, vi recherete subito a ringraziare la Madonna".
"Ma come", diceva l'altro, "prima la Madonna e dopo il Signore?".
E Don Cafasso: "Sì, dalla Madonna prima del Signore; state certo che il Signore non si offenderà e, se dovesse offendersi, direte che fu Don Cafasso a consigliarvi così.
Quando sarete davanti alla Madonna, v'inginocchierete ai suoi piedi: la ringrazierete e le direte di preparare un posto anche per me".

Cari Fratelli e Sorelle, in questa gran solennità, chiediamo anche noi alla Madonna che ci prepari un bel posto accanto a Sé in Paradiso. Lei non ci negherà certamente questo favore, perché è Mamma… e poi oggi è la Sua Festa.

                                                                                                                         D. SEVERINO GALLO sdb, (+ 2007)

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