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      TEMPO ORDINARIO  -  ANNO LITURGICO C   |  31 gennaio 2010 / 4a Domenica
     LITURGIA e LETTURE DELLA DOMENICA C  
|  Omelia di approfondimento


PROFETI - LA CHIAMATA DI DIO

I LETTURA: "Ti ho stabilito profeta delle nazioni" (Ger. 1,4-5.17-19)

Per comprendere la vocazione profetica di Geremia, occorre tenere presenti alcuni dati della sua vita,
Nato ad Anatot (villaggio a pochi Km. Da Gerusalemme), era di famiglia sacerdotale. Fu chiamato alla missione profetica verso i 626 a. Cr., quindi circa 40 anni prima del grande esilio babilonese (587 a. Cr.).
Poteva avere circa 20 anni, perciò era giovanissimo e inadatto per un compito tanto impegnativo, tenendo conto che il regno di Giuda aveva bisogno di una profonda e radicale riforma religiosa, che cozzava contro le correnti lassiste del tempo.
E' facile comprendere come Geremia si senta incapace a questo scabroso ufficio.
Egli ci descrive in prima persona la sua vocazione e ci pone così nella situazione di poter cogliere i lineamenti essenziali della sua missione per gli uomini del suo tempo.
Nel testo liturgico odierno Geremia espone concisamente ai suoi lettori la propria vocazione profetica:

- "mi fu rivolta la parola del Signore " (v. 4).
E' Dio che "parla": l'uomo deve mettersi in "ascolto" per raccogliere il suo messaggio senza titubanze.

- "prima di formarti nel grembo materno, ti conoscevo". Dio, prima di scegliere, ha delle intenzioni profonde sull'uomo. In ebraico "conoscere" significa "amare".
- "prima che tu uscissi alla luce, ti avevo consacrato". In ebraico "consacrare" o "santificare" significa: staccare, separare, mettere in disparte da ciò che è profano, per un compito speciale...

- "ti ho stabilito profeta delle nazioni". In quest'ultima frase è sintetizzato lo scopo che Dio ha avuto nella "conoscenza" di predilezione e nella "consacrazione" di Geremia: voleva costituirlo suo inviato per una missione tanto difficile, che incontrerà l'opposizione di tutti i ceti sociali e religiosi.

E' una vera "guerra" ingaggiata da tutte le forze ostili a Dio contro il profeta e contro il suo messaggio. Il profeta autentico è sempre segno di contraddizione: egli è salvezza o condanna! Chi rifiuta il profeta e il suo messaggio, si condanna da solo.

II LETTURA: Inno alla carità ( 1Cor. 13, 15)

La seconda Lettura meriterebbe un lungo commento da sola. Non è possibile farlo ora; raccogliamo almeno in sintesi il suo contenuto.
L'Apostolo presenta otto caratteristiche negative della carità, vale a dire: ciò che la carità non opera:

- non ha invidia del bene altrui;
- non offende con arroganza;
- non è insolente;
- non manca di tatto nei riguardi del prossimo;
- non agisce con egoismo, con suscettibilità, con permalosità, con malignità.

Poi vengono presentate cinque caratteristiche positive = ciò che la carità sa operare:

- "gode della verità", cioè della giustizia usata al prossimo;
- "tutto copre", cioè dissimula i difetti altrui;
- "tutto crede", interpretando tutto in bene;
- "tutto spera" per il trionfo del bene;

- "tutto sopporta" senza scoraggiamenti.

Nel confronto fra carità-carismi-virtù risulta che la carità dura sempre, mentre i carismi sono destinati a scomparire per la loro intrinseca provvisorietà. La altre virtù, comprese la fede e la speranza, dipendono dalla carità, che le supera tutte.

VANGELO: "Gesù non è mandato solo per i Giudei" (Lc. 4, 21-30)

Il Vangelo di oggi ci presenta una delle prime drammatiche opposizioni incontrate da Gesù nello svolgimento della sua missione.
Gli abitanti di Nazaret, da un lato rimangono incantati per i discorsi di Gesù e dall'altro sono afferrati da un senso odi incredulità e di scetticismo: fino a qualche giorno prima Gesù era stato come uno di loro; come mai ora si mostra così diverso?

Di qui la sfida: quello che hai fatto a Cafarnao, fallo anche qui "nella tua patria". Sentivano di aver dei diritti, di poter chiedere a Gesù più degli altri. E' una pretesa umana ed egoistica di miracoli, e non accettazione del suo "messaggio". Quindi anch'egli rifiuta di compiacere il loro falso patriottismo ed orgoglio. Non fa miracoli e cita il modo di agire dei profeti Elia ed Eliseo verso gli uomini del loro tempo.

Gli abitanti di Nazaret, ritenendosi offesi dalla dura parola di Gesù, reagiscono in maniera drammatica: vogliono far fuori il Maestro; lo conducono verso un precipizio per gettarlo giù. Ma Gesù, con un semplice sguardo, si libera di loro.

Questa Domenica, con i testi che ci offre, mette a fuoco il tema della chiamata, fondamentale nella vita di ogni cristiano. Ne approfittiamo volentieri, con la grazia di Dio.

SIAMO DEI CHIAMATI

La Bibbia offre in molte pagine il tema della chiamata.
Ed è interessante vedere come esso costituisca quasi un genere letterario a sé, con elementi ritornanti che è facile ritrovare in ognuna delle descrizioni.
La vocazione di Geremia è certamente una delle più interessanti, anche perché elimina, per così dire, ogni elemento coreografico - presente invece nella vocazione di Isaia come si potrà vedere Domenica prossima - e si avvicina quindi di più alla nostra comune situazione.
Ogni vocazione, dunque, avviene costantemente attraverso il succedersi di alcuni elementi, ben distinti. Esaminiamoli:

1. All'inizio c'è una manifestazione di Dio, la chiamata appunto, l'incontro del chiamante col chiamato. Il profeta Isaia dirà di aver visto il Signore "seduto su un trono alto ed elevato" (Is. 6,1...)
Gli Apostoli si vedranno accanto Iddio nelle umili fattezze di Gesù di Nazaret, ne udranno il suono dolce della voce umana e ne resteranno affascinati.
Geremia, molto semplicemente, afferma: "Mi fu rivolta la Parola del Signore" (1,4).
C'è dunque all'origine di ogni vocazione una iniziativa di Dio, un atto d'amore preveniente, una manifestazione di un disegno di misericordia, un atto di sovrana degnazione che nobilita ed esalta la creatura.

Essa come reagisce la gesto di Dio?

2. Ecco il secondo momento. La creatura si sente sgomenta. Teme per le sue povere e debolissime forze. E' un vero peccato che la pericope liturgica odierna abbia saltato i versetti 6 e 7. Lì c'era appunto il grido dell'uomo e della sua miseria: "Ahimé, Signore Dio, ecco, io non so parlare...". Anche Isaia dirà: "Ohimé! Io sono perduto, perché sono un uomo dalle labbra impure..." (Is. 6, 5).
Non diversamente esclamerà Pietro: "Signore, allontanati da me che sono un peccatore" (Lc. 5, 8). La reazione della creatura, a cui si svela la magnificenza, la bontà, l'amore di Dio, non può essere diversa. E' l'esperienza di ogni chiamato. E' l'esperienza di ogni povero sacerdote.
Ci verrebbe voglia di gridare con Pietro: "Vattene lontano, Signore; chiama altri più degni, più disposti, più preparati...". E invece il Signore insiste.

3. Il terzo momento è, appunto, l'insistenza di Dio, che "costringe" - è la parola esatta! - costringe la creatura ad accettare il suo dono d'amore. Geremia, il quale aveva accettato riluttante la chiamata, dirà più tardi, quasi con dispetto: "Mi hai sedotto, Signore, e io mi sono lasciato sedurre..." (Ger. 20, 7).
E' proprio così. La creatura, pur sentendo la propria incapacità fino alla sofferenza, fino allo spasimo, non può rifiutare il suo dono. E' il mistero di ogni vocazione... Anche Paolo confessava: "Anch'io sono stato conquistato da Gesù" (Fil. 3, 12).
Quando Dio chiama, per fortuna della creatura, non mostra al chiamato tutta la portata dell'impegno, non gli fa vedere tutte le conseguenze del suo sì. Ed è un bene. Altrimenti la creatura spesso, spaventata, si ritirerebbe.
Dio invece manifesta a poco a poco quanto richiede dal suo eletto, e man mano gli dona le sue grazie. E in tal modo l'aiuta a corrispondergli.

4. Ed ecco, allora, il quarto momento. Iddio rincuora la sua creatura, assicurandole la sua vicinanza, la sua presenza, la sua predilezione e la sua grazia: "io sono con te per salvarti" (Ger. 1, 1)).
E' la dolce e consolante parola che Dio ha ripetuto ai suoi fedelissimi, nel corso della storia della salvezza, a cominciare dalla benedetta fra le donne, Maria: "Non temere, hai trovato grazia presso Dio" (Lc. 1, 28; Gs. 6,16; 2 Re 7,9; Is. 43,2; 43,5).

Ecco perché il chiamato è tranquillo, è sereno, è umile: il Signore è con lui. E' la forza di Dio trasmessa alla creatura. E' Dio che fa, Dio che pianta, irriga e fa crescere (cfr. 1 Cor. 3, 6-7).
E' Dio che dice continuamente: "Gettate le reti per la pesca" (Lc. 5, 4). Se, fiduciosi nella sua parola, faremo quanto di dice, non potremo non stupirci del risultato.
Torno però ad insistere: chiamandoci, Dio non ci rassicura. Non ci fornisce la cartina geografica del viaggio, né il bollettino meteorologico. Ci fornisce, semplicemente, una parola, un invito, un comando: "Vieni, seguimi!".

L'unica informazione che ci dà è il segnale di partenza. Da parte sua, si farà trovare all'appuntamento. Dove e quando crederà meglio.
Non ci dà, in proposito, indicazioni di ora o di luogo. Dio non ci offre nemmeno il cestino da viaggio, debitamente confezionato, con ogni cosa sistemata a puntino, soltanto da scartocciare all'occorrenza, in modo da dispensarci da ogni preoccupazione.

Magari il cibo ce lo farà trovare nel momento più imprevisto e nel modo più inverosimile (pensiamo all'angelo e al corvo di Elia). Ma non intende, in nessun modo, assicurarci contro i rischi del viaggio.
Molte anime consacrate, invece, sentono il desiderio di essere "rassicurate" quando si vengono a trovare in situazioni difficili, di fronte a scelte impegnative, in mezzo a problemi angosciosi.
Certi momenti oscuri del nostro viaggio vanno vissuti lucidamente, dolorosamente, in atteggiamento di pura fede. Bisogna essere capaci di credere nella luce anche quando si attraversa un interminabile tunnel non illuminato, bisogna credere in una Presenza anche quando si fa l'esperienza dell'assenza più desolante.
Bisogna credere al Dio delle lunghe notti, al Dio dei giorni neri. Perché nell'incrocio più oscuro, questo Dio ci afferra la mano e ci dice: "Sono qui! Non temere!" (C. WAGNER).

Fidiamoci di Dio!


Quando, dopo la prima Guerra Mondiale, in una valle bergamasca crollò la grandiosa diga di Gleno, un'enorme massa di acqua precipitò a valle, distruggendo interi paesi.
Sulle acque limacciose si videro galleggiare legnami, masserizie, cadaveri umani, molte carogne, alberi travolti.
Sul fondo valle arrivò anche una culla, con dentro un bambino, che dormiva placidamente...

Anche nelle selvagge convulsioni del mondo, in mezzo alle inimicizie, alle tentazioni più sconvolgenti, ai dolori più atroci, il cristiano e tanto più il religioso che si affida alle braccia di Dio, può vivere in perfetta pace. Dovunque vada, riposa sul Cuore di Gesù, che è la nostra pace.
Ma riposa anche sul Cuore della Madonna, che è pur sempre la nostra dolcissima Mamma.

                                                                                                                         D. SEVERINO GALLO sdb, (+ 2007)

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