GESU'
RIFIUTATO DAI SUOI COMPAESANI DI NAZARET
Il vecchio Simeone, il giorno
della presentazione del bambino al tempio, definisce Gesù
"segno di contraddizione"; il Vangelo di Luca ci presenta
oggi in che cosa consista questa contraddizione.
Nella sinagoga di Nazareth,
Gesù applica a sé la profezia di Isaia: "Lo
Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato
con l'unzione, e mi ha inviato per annunziare ai poveri il lieto
messaggio, per proclamare ai prigionieri la liberazione
"
Le parole di Gesù: "Oggi
si è adempiuta questa scrittura che voi avete udita con
i vostri orecchi", suscitano reazioni diverse negli ascoltatori;
ammirazione ed entusiasmo "per le parole di grazia che uscivano
dalla sua bocca", e per l'autorità con cui parlava,
tanto che si domandavano "non è il figlio di Giuseppe?"
Ma anche reazione di rifiuto
e di avversione, così forte da volerlo scagliare dalla
rupe.
Questa violenta reazione di
rigetto è determinata dal fatto che Gesù si rifiuta
di compiere, nella sua terra, i miracoli compiuti altrove, e
si azzarda ad affermare che Dio non ha confini territoriali,
e compie le sue meraviglie dove vuole, anche in terra pagana;
ricorda, a mo' di esempio, Elia inviato alla vedova di Sarepta
di Sidone, nonostante fossero molte le vedove a soffrire la fame
in terra di Israele, ed Eliseo che guarisce il Siro Naaman, e
non i tanti lebbrosi di Israele.
Per Dio non vi sono preferenze
o privilegi; lo Spirito di Dio soffia dovunque, anche fuori della
Chiesa; perciò noi, che facciamo parte della Chiesa, dobbiamo
fare molta attenzione a cogliere i segni della sua presenza ovunque
si manifestino, con grande umiltà, mettendo al bando ogni
forma di presunzione e di vantata superiorità.
"Nessun profeta è
bene accetto nella propria patria"
Gesù è
rifiutato e finirà in croce. È la sorte comune
a tutti i profeti. Anche Geremia, del quale ci parla la prima
lettura; chiamato da Dio e consacrato alla missione profetica
fin dal grembo materno Geremia ha il triste destino di essere
rifiutato in ogni sua dichiarazione.
Ciò che però
lo anima nella sua difficile missione è la coscienza di
essere mandato da Dio, e di essere sostenuto dalla stessa forza
di Dio: "Ti muoveranno guerra, ma non ti vinceranno, perché
Io sono con te" lo assicura il Signore.
Lo Spirito Santo nel Battesimo,
e soprattutto nella Cresima, ha reso ognuno di noi partecipe
della missione profetica di Gesù, per cui ognuno di noi
è un profeta, inviato nel mondo ad annunciare il regno
di Dio, ad essere portavoce del suo messaggio di salvezza, e
ad essere esecutore del suo disegno di amore.
Partecipi della missione profetica
di Gesù, non possiamo esimerci dall'essere partecipi anche
della sorte riservata ad ogni profeta, fatta di incomprensione,
rifiuto e anche di persecuzione. La missione profetica del cristiano
però si esprime e si concretizza essenzialmente nella
carità, ossia nella pratica dell'amore.
S. Paolo, nella 1Cor, ci presenta
l'elogio della carità: virtù soprannaturale, per
la quale abbiamo la capacità di amare Dio com'è
in se stesso, e il prossimo in Dio e per Dio. È un dono
divino gratuito "La carità è stata riversata
nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è
stato donato".
È superiore a tutti
i doni, o carismi, che possiamo avere da Dio, è la "via
migliore" ed "il vincolo della perfezione" perché
ci unisce direttamente a Dio e fa convergere verso di Lui tutte
le nostre forze e le nostre azioni. Senza la carità a
nulla servono gli altri doni: né il parlare in varie lingue,
né la profezia, né la scienza, né il distribuire
le proprie sostanze ai poveri. Senza la carità, per assurdo,
neppure giova il martirio, dare cioè il proprio sangue
in testimonianza di Gesù.
Questo discorso di Paolo, però,
che ci sembra un po' paradossale, si fa concreto e pratico quando
enumera le caratteristiche, le manifestazioni della carità,
dell'amore cristiano verso il prossimo.
La carità è paziente,
tutto sopporta, non tiene conto del male ricevuto; la carità
è benigna, benevola, tutto copre con la sua indulgenza,
tutto spera, ha sempre fiducia nelle persone; la carità
non è invidiosa del bene altrui, ma ne gioisce come fosse
proprio; la carità non si vanta, non si gonfia di orgoglio,
ma è umile e riconosce in sé e negli altri i doni
di Dio; la carità non manca di rispetto, non ferisce le
persone, ma rispetta la loro dignità; la carità
non cerca il proprio interesse, cerca solo il bene altrui; la
carità non si adira, non è suscettibile e non reagisce
in modo inconsulto; la carità non tiene conto del male
ricevuto, non conserva rancori e risentimenti; la carità
non gode dell'ingiustizia che viene fatta al prossimo, ma si
compiace della verità, del trionfo di ciò che è
vero, giusto e degno.
Su questo elenco possiamo e dobbiamo fare spesso il nostro esame
di coscienza; ci troveremo facilmente, al di là di tante
illusioni, ancora lontani dal praticare la carità come
ci viene presentata da S. Paolo, e quindi lontani dall'essere
cristiani autentici.
Rivolgiamoci con fiducia allo
Spirito Santo, che è Spirito di amore e di pace, e invochiamolo
sovente: "Vieni Santo Spirito, riempi i cuori dei tuoi fedeli
ed accendi in essi il fuoco del tuo amore" della tua carità!
Amen.