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      TEMPO ORDINARIO - ANNO LITURGICO C   |  31 gennaio 2010 / 4a  Domenica
     LITURGIA e LETTURE DELLA DOMENICA    
|   Omelia di approfondimento


GESU' RIFIUTATO DAI SUOI COMPAESANI DI NAZARET

Il vecchio Simeone, il giorno della presentazione del bambino al tempio, definisce Gesù "segno di contraddizione"; il Vangelo di Luca ci presenta oggi in che cosa consista questa contraddizione.

Nella sinagoga di Nazareth, Gesù applica a sé la profezia di Isaia: "Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l'unzione, e mi ha inviato per annunziare ai poveri il lieto messaggio, per proclamare ai prigionieri la liberazione…"

Le parole di Gesù: "Oggi si è adempiuta questa scrittura che voi avete udita con i vostri orecchi", suscitano reazioni diverse negli ascoltatori; ammirazione ed entusiasmo "per le parole di grazia che uscivano dalla sua bocca", e per l'autorità con cui parlava, tanto che si domandavano "non è il figlio di Giuseppe?"

Ma anche reazione di rifiuto e di avversione, così forte da volerlo scagliare dalla rupe.

Questa violenta reazione di rigetto è determinata dal fatto che Gesù si rifiuta di compiere, nella sua terra, i miracoli compiuti altrove, e si azzarda ad affermare che Dio non ha confini territoriali, e compie le sue meraviglie dove vuole, anche in terra pagana; ricorda, a mo' di esempio, Elia inviato alla vedova di Sarepta di Sidone, nonostante fossero molte le vedove a soffrire la fame in terra di Israele, ed Eliseo che guarisce il Siro Naaman, e non i tanti lebbrosi di Israele.

Per Dio non vi sono preferenze o privilegi; lo Spirito di Dio soffia dovunque, anche fuori della Chiesa; perciò noi, che facciamo parte della Chiesa, dobbiamo fare molta attenzione a cogliere i segni della sua presenza ovunque si manifestino, con grande umiltà, mettendo al bando ogni forma di presunzione e di vantata superiorità.

"Nessun profeta è bene accetto nella propria patria"…Gesù è rifiutato e finirà in croce. È la sorte comune a tutti i profeti. Anche Geremia, del quale ci parla la prima lettura; chiamato da Dio e consacrato alla missione profetica fin dal grembo materno Geremia ha il triste destino di essere rifiutato in ogni sua dichiarazione.

Ciò che però lo anima nella sua difficile missione è la coscienza di essere mandato da Dio, e di essere sostenuto dalla stessa forza di Dio: "Ti muoveranno guerra, ma non ti vinceranno, perché Io sono con te" lo assicura il Signore.

Lo Spirito Santo nel Battesimo, e soprattutto nella Cresima, ha reso ognuno di noi partecipe della missione profetica di Gesù, per cui ognuno di noi è un profeta, inviato nel mondo ad annunciare il regno di Dio, ad essere portavoce del suo messaggio di salvezza, e ad essere esecutore del suo disegno di amore.

Partecipi della missione profetica di Gesù, non possiamo esimerci dall'essere partecipi anche della sorte riservata ad ogni profeta, fatta di incomprensione, rifiuto e anche di persecuzione. La missione profetica del cristiano però si esprime e si concretizza essenzialmente nella carità, ossia nella pratica dell'amore.

S. Paolo, nella 1Cor, ci presenta l'elogio della carità: virtù soprannaturale, per la quale abbiamo la capacità di amare Dio com'è in se stesso, e il prossimo in Dio e per Dio. È un dono divino gratuito "La carità è stata riversata nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato donato".

È superiore a tutti i doni, o carismi, che possiamo avere da Dio, è la "via migliore" ed "il vincolo della perfezione" perché ci unisce direttamente a Dio e fa convergere verso di Lui tutte le nostre forze e le nostre azioni. Senza la carità a nulla servono gli altri doni: né il parlare in varie lingue, né la profezia, né la scienza, né il distribuire le proprie sostanze ai poveri. Senza la carità, per assurdo, neppure giova il martirio, dare cioè il proprio sangue in testimonianza di Gesù.

Questo discorso di Paolo, però, che ci sembra un po' paradossale, si fa concreto e pratico quando enumera le caratteristiche, le manifestazioni della carità, dell'amore cristiano verso il prossimo.

La carità è paziente, tutto sopporta, non tiene conto del male ricevuto; la carità è benigna, benevola, tutto copre con la sua indulgenza, tutto spera, ha sempre fiducia nelle persone; la carità non è invidiosa del bene altrui, ma ne gioisce come fosse proprio; la carità non si vanta, non si gonfia di orgoglio, ma è umile e riconosce in sé e negli altri i doni di Dio; la carità non manca di rispetto, non ferisce le persone, ma rispetta la loro dignità; la carità non cerca il proprio interesse, cerca solo il bene altrui; la carità non si adira, non è suscettibile e non reagisce in modo inconsulto; la carità non tiene conto del male ricevuto, non conserva rancori e risentimenti; la carità non gode dell'ingiustizia che viene fatta al prossimo, ma si compiace della verità, del trionfo di ciò che è vero, giusto e degno.
Su questo elenco possiamo e dobbiamo fare spesso il nostro esame di coscienza; ci troveremo facilmente, al di là di tante illusioni, ancora lontani dal praticare la carità come ci viene presentata da S. Paolo, e quindi lontani dall'essere cristiani autentici.

Rivolgiamoci con fiducia allo Spirito Santo, che è Spirito di amore e di pace, e invochiamolo sovente: "Vieni Santo Spirito, riempi i cuori dei tuoi fedeli ed accendi in essi il fuoco del tuo amore" della tua carità! Amen.

                                                                         D. MARIO MORRA sdb - E-mail:  csdm.valdocco@gmail.com 

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