Io sono
con te per salvarti
In un passo autbiografico il
profeta Geremia ricorda il momento in cui, in un'esperienza profonda
di incontro con Dio, ha percepito la sua vocazione. Prima che
Geremia esca alla luce e sia riconosciuto da un padre, Dio, il
Padre, lo "conosceva"; anzi, prima ancora che cominci
a vivere nel grembo materno, Dio lo "conosce" e sa
già quale missione affidargli.
Geremia scopre con immenso
stupore con quanto amore è stato voluto e quale disegno
Dio da sempre ha pensato per lui: portavoce di Dio non solo presso
il suo popolo, ma anche presso i pagani. Questa misione di profeta
"scomodo" gli procurerà resistenze e persecuzioni,
che sul suo animo mite e fragile avranno un effetto devastante.
Dio però, anche se non gli risparmierà la sofferenza,
lo assicura che starà sempre al suo fianco.
Geremia è figura di
Cristo, ma in un certo senso anche dei cristiani, chiamati ad
annunciare il Vangelo con la parola e con la vita in un ambiente
spesso refrattario e ostile. Testimoni coraggiosi e fedeli che,
anche se non di rado soli e in minoranza, sanno contestare il
male e riaffermare oggi valori irrinunciabili, quali ad es. il
diritto alla vita, la sacralità del matrimonio, il valore
dell'essere genitori, la giustizia, la fraternità etc.
Domenica scorsa Gesù
applicava alla sua persona e alla sua missione il noto testo
di Isaia secondo il quale il futuro Salvatore, inviato da Dio,
avrebbe portato il lieto messaggio ai poveri. La solenne dichiarazione
di Gesù viene ripresa all'inizio del brano di questa domenica.
La reazione dell'uditorio
è dapprima favorevole. Lo stupore può condurre
alla fede in Gesù, ma può anche degenerare nel
rifiuto. In effetti, gli abitanti di Nazaret si meravigliano
che tali parole escano dalla bocca di un compaesano, di uno di
loro, di cui conoscono il padre.
Come può Dio manifestarsi
in un uomo che ha origini così umili? E' lo scandalo dell'Incarnazione,
Gesù smaschera il loro atteggiamento interiore: la "salvezza",
che Isaia annunciava, essi la riducono a miracoli di guarigione
a loro esclusivo favore. Vorrebbero accaparrarsi Gesù
per motivi campanilistici.
La sua risposta riguarda i
suoi concittadini, ma anche tutto Israele: con la sua affermazione
egli delinea il suo destino di profeta inascoltato e rifiutato
dai suoi.
La missione di Gesù
non si limita al solo Israele, ma è universale. I profeti
Elia ed Eliseo fecero del bene a persone che non appartenevano
al popolo eletto: la vedova fenicia e Naaman il Siro. Così
anche Gesù, compie miracoli a Cafarnao, dove abitano moltissimi
pagani, mostrando che la salvezza di Dio è destinata a
tutti i popoli.
La sua missione non deve privilegiare
un dato territorio, ma si rivolge alle persone. Non è
un diritto che i nazaretani possano accampare, ma un dono di
Dio. Proprio per evidenziare tale gratuità, Dio ha scelto
come destinatari dei suoi miracoli i lontani e gli esclusi.
I nazaretani comprendono e
vogliono scacciare Gesù. Anzi, tentano addirittura di
ucciderlo. La strada dell'evangelizzazione universale passa attraverso
la sofferenza, o meglio attraverso la fedeltà fino alla
morte di Gesù e dei suoi inviati.
Il Vangelo si annunzia per
amore e con amore. Solo l'amore è credibile. Ogni credente
è chiamato, a rendere credibile l'amore, a farsi testimone
credibile di quella carità che non avrà mai fine,
perché è stata essa stessa a raggiungerci per prima
e ad indicarci il sentiero della vita.