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 TEMPO ORDINARIO  -  ANNO LITURGICO C   | 31 gennaio 2010 / 4a Domenica
                                        
COMMENTO ESEGETICO DELLE LETTURE BIBLICHE 


Introduzione:

Continua la lettura del Vangelo secondo Luca. Nel seguito dell'episodio di Nazaret si profila il destino di Gesù, respinto dal suo popolo, ma salvatore dell'intera umanità.


1a LETTURA:   Ti ho stabilito profeta delle nazioni (Ger 1,4-5.17-19)


Salmo Responsoriale : In te, Signore, mi sono rifugiato
2a LETTURA: 
Rimangono la fede, la speranza, la carità; ma la più grande di tutte è la carità (1 Cor                        12,31-13,13)
Canto al Vangelo: Il Signore mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio a proclamare ai prigionieri la                        liberazione
VANGELO:
Come Elia ed Eliseo, Gesù è mandato non per i soli Giudei (Lc 4,21-30)
         Commento esegetico

La prima lettura (Ger 1,4-5.17-19) prepara la pagina del Vangelo. Gesù, infatti, incontrerà lo stesso destino dei profeti (cf. Lc 13,33). L'inizio del libro di Geremia indica l'epoca della sua missione, nel tempo che precede l'invasione babilonese e l'esilio (fine del sec. 7°, inizi del sec. 6° a.C.). Il profeta è stato chiamato da Dio; anzi, Dio lo ha "conosciuto" prima del suo concepimento e lo ha "consacrato" prima ancora della sua nascita, per fare di lui il "profeta delle nazioni": la sua missione non riguarderà solamente Israele, ma anche i popoli pagani. Davanti a un compito così formidabile e ai molti nemici che incontrerà, Geremia è preso dalla paura. Ma il Signore lo incoraggia: "Non avere paura... Io sono con te per salvarti".
Nel salmo (Sal 70) l'orante esprime la sua fiducia in Dio, "rupe" inespugnabile. Come il profeta e come Gesù, anche i credenti sono certi della sua protezione, nonostante ogni avversità.

La seconda lettura (1 Cor 12,31-13,13) riporta il seguito del discorso di san Paolo sui "carismi", i doni dello Spirito. L'apostolo ha enunciato alcuni principi generali (1 Cor 12,1-30: domeniche 2a e 3a): tutti i carismi sono un dono di Dio; essi sono dati ai singoli per il bene della comunità. Prima delle indicazioni pratiche (c. 14°), Paolo fa un'importante digressione: rispetto ai carismi, l'amore (o carità, agàpe) è "la via più sublime"; ossia: nella vita cristiana ciò che vale di più non sono i doni personali, anche se messi a disposizione dell'intera comunità, bensì la vita di fede, che si esprime nell'amore generoso e disinteressato.
L'"inno alla carità" ha una conclusione interessante, nella quale l'intera esistenza cristiana viene riassunta nel trinomio "fede", "speranza", "amore". Fede significa accogliere il dono della salvezza che Dio ci fa in Cristo. La speranza consiste nel rimanere saldamente ancorati all'amore di Dio, il quale porterà a compimento il suo progetto verso di noi, suoi figli (cf. Rm 8,31-39). La carità è l'amore cristiano, quello che ha in Dio la sua sorgente e in Cristo il modello più alto; è l'amore di Dio riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito (cf. Rm 5,5); è la sintesi e il compimento di tutta la legge di Dio (cf. Rm 13,8-10). Dunque, non un semplice sentimento, ma una realtà che scaturisce da Dio stesso ed è vissuta nelle modalità proprie dell'esistenza umana.
Mentre ne esalta la sublimità, Paolo descrive le caratteristiche e le manifestazioni della carità e afferma che "non avrà mai fine": mentre i carismi sono legati all'esperienza cristiana nel tempo, l'amore non verrà mai meno. La vita futura è essenzialmente una comunione inebriante di amore tra Dio e ciascuno di noi, come pure tra tutti noi. L'amore cristiano ne è l'anticipazione e l'inizio.

Nel Vangelo di questa domenica (Lc 4,21-30) si legge il seguito dell'episodio di Nazaret (vedi domenica terza). Il brano inizia con la solenne affermazione: "Oggi si è compiuta questa scrittura che avete ascoltato", ossia si compie nella stessa persona di Gesù a favore di coloro che lo incontrano (Lc 4,21). È questo un tema fondamentale del terzo Vangelo: in Gesù si compiono le Scritture sacre di Israele, le promesse di benedizione e di salvezza che Dio ha fatto al suo popolo per mezzo dei patriarchi, di Mosè e dei profeti (cf. Lc 24,25-27.44s).
A questo punto Luca registra le diverse reazioni della gente di Nazaret, alle quali Gesù risponde con parole profetiche. La prima reazione è di stupore e ammirazione, dove però s'insinua un certo scetticismo: "Non è costui il figlio di Giuseppe?". Così pensavano tutti nella cittadina dove era cresciuto (cf. 3,23). L'evangelista ha però spiegato chiaramente che egli è stato concepito dalla vergine Maria per opera dello Spirito Santo (cf. 1,34s). Leggendo nel loro pensiero, Gesù cita un proverbio: "Medico, cura te stesso!", un detto che i concittadini pensano di applicare alla presente circostanza. Infatti, essi dicono: "Quanto abbiamo udito che accadde a Cafarnao, fallo anche qui, nella tua patria", nella città dove sei cresciuto e dove abiti. In altre parole, la gente di Nazaret si aspetta dei segni che dimostrino la sua pretesa di portare salvezza, liberazione, guarigione. L'allusione ai fatti di Cafarnao anticipa quanto l'evangelista racconterà subito dopo (4,31-41).
Gesù continua in tono quasi provocatorio: gli antichi profeti non ricevettero buona accoglienza nel popolo; invece, operarono dei miracoli a favore di persone straniere. Il caso di Elia, che risuscitò il figlio di una donna fenicia (1 Re 17), e quello di Eliseo, che guarì il generale di Aram (2 Re 5), sono emblematici. Gesù li ricorda per far capire che lo stesso accadrà ora: poiché il suo popolo lo rifiuta, la salvezza sarà donata ai pagani.
Questo annuncio suscita lo sdegno degli ascoltatori, la cui reazione violenta prefigura il rifiuto di Cristo da parte del mondo giudaico. Nella scena descritta dall'evangelista si profila il dramma della passione, ma anche la vittoria di Gesù sulla morte. Passando illeso in mezzo alla folla inferocita, egli continua il suo cammino, portando nelle altre città e borgate il lieto messaggio della salvezza, che un giorno raggiungerà gli estremi confini della terra (cf. At 1,8).

                                                                             D. FRANCESCO MOSETTO sdb - E-mail:  mosetto@tiscali.it 

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