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      TEMPO ORDINARIO - ANNO LITURGICO C  | 31 gennaio 2010 / 4a Domenica
     LITURGIA e LETTURE DELLA DOMENICA   | Omelia di approfondimento


QUAL E' LO SPECIFICO DEL VIVERE CRISTIANO?

La Liturgia della Parola di questa quarta domenica del tempo ordinario mi ha richiamato alla memoria un brano del bellissimo libro di Ignazio Silone dal titolo "L'avventura d'un povero cristiano" in cui lo scrittore abruzzese scrive testualmente: " Dio ha creato le anime e non le istituzioni.

Le anime sono immortali, non le istituzioni, non i regni, non gli eserciti, non le chiese, non le nazioni… Se il cristianesimo viene spogliato delle sue cosiddette assurdità per renderlo gradito al mondo, così com'è, e adatto all'esercizio del potere, cosa ne rimane?

Voi sapete che la ragionevolezza, il buonsenso, le virtù naturali esistevano già prima di Cristo, e si trovano anche ora presso molti non cristiani.

Che cosa ci ha portato Cristo in più? Appunto alcune assurdità. Ci ha detto: amate la povertà, amate gli umiliati e gli offesi, amate i vostri nemici, non preoccupatevi del potere, della carriera, degli onori, sono cose effimere, indegne di anime immortali…".

Le letture di oggi confermano queste parole.

All'interrogativo: " Qual è lo specifico del vivere cristiano?" ci presentano tre risposte diverse ma complementari.

Luca ci ricorda che la peculiarità del credente è vedere Gesù come Messia e Figlio di Dio che porta a compimento, e supera, tutto l'insegnamento di fede contenuto nel Vecchio Testamento.

Questa certezza deve essere proclamata senza paura apertamente anche a costo di essere cacciati o minacciati di essere lanciati, senza paracadute, in qualche precipizio. Essere cristiani è questione di fegato!

Paolo, nel brano tratto dal famosissimo capitolo 12 della prima lettera ai Corinzi, ci rinfresca la memoria facendoci un dettagliato elenco di che cosa non è essenziale per l'autentico discepolo di Cristo.

Non è importante essere profeta, indovino scienziato o tuttologo; non conta essere poliglotta; essere filantropo, mecenate o benefattore non è indispensabile: l'unica cosa ineliminabile è la carità non intesa come bella virtù a cui tendere a livello intenzionale ma come relazione reciproca da vivere nella condotta.

La carità non è roba per gente che ha latte nelle vene ma per tipi in grado di realizzare sogni audaci:

controllo delle proprie reazioni per radicarsi nella pazienza;
autostima matura in grado di liberarsi da qualsiasi forma di gelosia infantile;
umiltà intesa come limpido riflesso della verità e non come maschera della propria vanagloria;
capacità di relativizzare i contrasti senza cadere nell'ira;
ricordo sereno perché sedimentato nel perdono;
rettitudine nemica dell'ingiustizia; radicalità nel cercare e vivere la verità.

L'essere vicendevolmente caritatevoli non è, ci ricorda Geremia, una semplice pia esortazione ma un preciso dovere della nostra vocazione cristiana, assegnatoci da Dio, ancor prima che noi fossimo formati nel grembo di nostra madre.

Questa missione la possiamo compiere a condizione che ci cingiamo i fianchi, ci rimbocchiamo le maniche, schiodiamo i glutei dalle nostre comode poltrone e siamo disposti, senza paura, a vivere e proclamare la Parola. Di bronzo dobbiamo avere non la faccia ma la determinazione che ci spinga a dire, forte e chiaro, a re e caporali, a capi e leccapiedi, a frati e monache, a sacerdoti e guru, ai singoli individui e alla moltitudine, quanto è gradito, o sgradito, a Dio. Solo a queste condizioni il vivere sarà degno del nostro essere cristiani.

Il Vangelo non è fatto per bradipi e tapiri ma per persone disposte a farne veramente un lieto e forte annunzio e non una felpata regola di buona educazione.

La Parola di Dio è martello e non piuma, è dinamite esistenziale e non camomilla letargica, è cartavetro anti ipocrisia e non specchio per anime belle.

Come Geremia ognuno di noi è stato "stabilito come profeta delle nazioni".

In che cosa consiste il nostro profetizzare?
E' qualcosa che affascina perché è testimonianza di carità vissuta o è roba che spappola per banalità e contro testimonianza di vita?

                                                            D. ERMETE TESSORE sdb - E-Mail:  ermete.tessore@31gennaio.net

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