Che
cosa è successo in una mattina come questa,
duemila
anni fa?
È una mattina
in cui tutti corrono. La prima è una donna, Maria di Magdala,
colei che dopo l'incontro con Gesù, non ha potuto fare
a meno di seguirlo. Mentre tutti gli amici di Gesù si
erano vilmente dileguati, terrorizzati e demoralizzati, lei con
altre donne aveva assistito alla morte di Gesù, anche
se prudentemente da lontano.
Per questo le donne saranno le prime a sapere. Saranno loro a
dare il primo sconvolgente annuncio. Maria di Magdala ha continuato
a cercare, quindi trova. E si precipita a scuotere gli altri
che probabilmente non cercavano più e si preparavano a
lasciare la città, alla chetichella, come i due di Emmaus.
Anche Pietro e Giovanni
corrono, vedono la tomba vuota e le vesti abbandonate in un modo
che attesta che il corpo di Gesù non è stato rubato,
ma che Gesù se n'è semplicemente andato, lasciando
i suoi abiti nell'ordine e nel posto in cui li indossava.
I due apostoli "credono" e incominciano a capire. Pensavano
che la loro avventura fosse finita e invece è appena incominciata.
Il credere è qualcosa che mette in azione il di dentro:
è questione di amore. Non è semplice adesione intellettuale.
È aderire,accogliere un evento storico sconvolgente.
Gli apostoli ripartono di corsa, ma per annunciare al mondo il
messaggio di Gesù. E nessuno li fermerà più.
Al tempo della propaganda
antireligiosa, in Russia, un commissario del popolo aveva presentato
brillantemente le ragioni del successo definitivo della scienza.
Si celebrava il primo viaggio spaziale. Era il momento di gloria
del primo cosmonauta, Gagarin. Ritornato sulla terra, aveva affermato
che aveva avuto un bel cercare in cielo: Dio proprio non l'aveva
visto. I1 Commissario tirò la conclusione proclamando
la sconfitta definitiva della religione. Il salone era gremito
di gente. La riunione era ormai alla fine.
" Ci sono delle domande? ".
Dal fondo della sala un vecchietto che aveva seguito il discorso
con molta attenzione disse sommessamente: "Christòs
ànesti", "Cristo è risorto". Il
suo vicino ripeté, un po' più forte: "Christòs
ànesti". Un altro si alzò e lo gridò;
poi un altro e un altro ancora. Infine tutti si alzarono gridando:
"Christòs ànesti", " Cristo è
risorto".
Il commissario si ritirò confuso e sconfitto.
Al di là di tutte
le dottrine e di tutte le discussioni, c'è un fatto. Per
la sua descrizione basterà sempre un francobollo: Christòs ànesti. Tutto il cristianesimo vi è
condensato. Un fatto: non si può niente contro di esso.
C'è uno squarcio nella storia dell'umanità: in
un giorno preciso, in un luogo ben conosciuto. I filosofi possono
disinteressarsi del fatto. Ma non esistono altre parole capaci
di dar slancio all'umanità: Gesù è risorto.
I primi cristiani, pur
volendo far credere alla risurrezione, non la raccontano mai.
È scontata, sicura, certa. Anche i più scettici,
anche gli avversari più acerrimi sono costretti ad ammettere
che qualcosa di straordinario e unico ha cambiato le carte in
tavola ed ha sconvolto i piani umani.
Senza la risurrezione resta difficile spiegare: come gli apostoli
siano ritornati a credere a Gesù dopo la catastrofe della
sua morte; come gli apostoli si siano impegnati così a
fondo per dire che Gesù è risorto. Il fatto stesso
che, quando Gesù è morto, l'abbiano abbandonato,
dice che non erano fanatici o plagiati da Gesù.
Senza la risurrezione
non si può spiegare come gli apostoli, da giovani, non
abbiano avuto il coraggio di morire per Gesù e poi l'abbiano
avuto da vecchi.
Come spiegare la conversione
di Paolo, dopo quello che egli ha fatto per diffondere il Cristianesimo,
senza accettare che fosse convinto di aver veramente visto Gesù
risorto?
Il "fatto" che molte persone, dopo averli conosciuti,
abbiano accettato la loro parola ed abbiano creduto a loro, vuol
dire che li hanno giudicati credibili.
Cosa accadde di così
sconvolgente da trasformare dei poveri individui terrorizzati,
che si sentivano braccati, in temerari che sfidano apertamente
le autorità nelle piazze, senza più paura di nulla,
pronti a tutto?
Cosa vissero di così enorme
da capovolgere il loro terrore in ardente e tenace coraggio?
Cosa si verificò per produrre in loro
un così clamoroso cambiamento, da renderli tutti pronti
a subire, con semplicità e decisione, il martirio?
Conoscevano bene infatti le conseguenze a cui andavano
incontro. Avevano visto il bestiale macello di Gesù. E
nonostante tutto, il loro terrore sparì di colpo. Infatti
furono ripetutamente arrestati, malmenati e avvertiti.
L'unica ipotesi plausibile
è che davvero Gesù sia tornato, vivo, risorto fra
loro. Questo è l'unico fatto che può spiegare un
così repentino e stupefacente mutamento. Se non hanno
mai voluto rinnegare ciò che affermavano di aver visto
e toccato con mano, se non se lo sono rimangiato neanche di fronte
ai tormenti degli aguzzini, significa che dovevano esserne ben
certi e che doveva essere tutto vero.
Vuole dire pure che tutti
loro ritenevano ciò che era accaduto e la missione che
avevano ricevuto più importante di tutti i loro beni,
dei loro stessi affetti familiari e financo della loro vita personale
(perfino della vita dei loro cari che comunque, a causa di quel
loro annuncio e di quella loro azione, in qualche modo esponevano
al rischio, alla precarietà e alle prove).
È difficile trovare una conferma fattuale più grande
e più indiscutibile di questa alle loro testimonianze
concordi. Bisogna riconoscere che la statura morale di cui hanno
dato prova questi testimoni è un argomento di credibilità
senza uguali.
La storiografia comune
(e perfino i processi penali, la giustizia umana) si fonda sulle
testimonianze e giudica "sicuri, veri, certi" quegli
eventi che sono suffragati da testimonianze concordi. Ripeto:
gli amici di Gesù hanno testimoniato concordemente, pagando
con la vita, "contro" la loro stessa reputazione. Contro
se stessi. Cosa che obiettivamente ingigantisce la loro credibilità
e la rende pressoché indiscutibile. Non c'è un
solo evento storico, fra quelli ritenuti certi dalla manualistica
e dagli storici, che sia stato testimoniato con argomenti e garanzie
così formidabili. Da nessuno, mai.
Che cosa è successo
in una mattina come questa, duemila anni fa?
Gesù non è
morto nella serenità. La sua agonia nell'orto degli Ulivi
era stata gonfia di lacrime. Aveva avuto paura, "e il suo
sudore divenne come grosse gocce di sangue che cadevano a terra"
(Vangelo di Luca 22,44).
Supplicava: "Allontana da me questo calice!". Era morto
sulla croce gridando: "Dio mio, Dio mio, perché mi
hai abbandonato?" (Vangelo di Marco 15,34).
Con la nostra domanda tormentosa sul perché del dolore
siamo in buona compagnia. Proprio come Gesù, chi soffre
grida a gran voce: "Dio mio, Dio mio, perché mi hai
abbandonato?"
Un giorno del 1936, Albert
Camus, che si trovava per strada con un amico ad Algeri, assistette
a una terribile scena: un bambino musulmano, urtato violentemente
da un autobus, giaceva sull'asfalto senza dar segni di vita.
Rivolgendosi all'amico e additando il cielo, Camus mormorò
semplicemente: "Come vedi, Egli tace".
"Egli" evidentemente era Dio, che dinanzi al dolore
innocente taceva, non interveniva, come se quella tragedia non
lo interessasse.
E invece Dio ha risposto.
Dio ha risposto a Gesù con la Risurrezione. In essa non
gli ha nascosto il suo volto, ma gli ha spalancato la porta della
Gloria. La risurrezione di Gesù è la risposta esistenziale
di Dio alla domanda del "perché?" sulla croce.
Di una cosa siamo certi: Dio risponde anche alla nostra domanda.
Anche il nostro cammino della croce termina nella Gloria.
"Collocazione provvisoria.
Penso che non ci sia formula migliore per definire la croce:
la mia, la tua, non solo quella di Cristo.
Coraggio! La tua croce, anche se durasse tutta la vita, è
sempre provvisoria Anche il Vangelo ci invita a considerare la
provvisorietà della croce. C'è una frase immensa
che riassume la tragedia del creato al momento della morte di
Cristo: "Da mezzogiorno fino alle tre del pomeriggio, si
fece buio su tutta la terra".
Forse è la frase più scura di tutta la Bibbia.
Per me è una delle più luminose. Proprio per quelle
riduzioni di orario che stringono, come fra due paletti invalicabili,
il tempo in cui è concesso al buio di infierire sulla
terra.
Da mezzogiorno alle tre del pomeriggio. Solo allora è
consentita la sosta sul Golgota! Al di fuori di quell'orario,
c'è divieto assoluto di parcheggio, la rimozione forzata
di tutte le croci. Una permanenza più lunga sarà
considerata abusiva anche da Dio.
Coraggio! Mancano pochi istanti alle tre del pomeriggio! Tra
poco il buio cederà il posto alla luce, la terra riacquisterà
i suoi colori verginali, e il sole della Pasqua irromperà
tra le nuvole in fuga" (Don Tonino Bello, Vescovo).
Che cosa succede oggi,
ricordando quella mattina di duemila anni fa?
È il giorno dei
macigni che rotolano via dall'imboccatura delle tombe. È
la festa degli ex delusi della vita, nel cui cuore all'improvviso
dilaga la speranza.
È l'inizio di un'esistenza nuova, se lo vogliamo. E qualcosa
comincerà finalmente a cambiare.
Aiutaci, Signore, a portare avanti nel mondo e dentro di noi
la tua Risurrezione.
Donaci la forza di frantumare tutte le tombe in cui la prepotenza,
l'ingiustizia, la ricchezza, l'egoismo, il peccato, la solitudine,
la malattia, il tradimento, la miseria, l'indifferenza hanno
murato vivi gli uomini.
E mettici una grande speranza nel cuore. Tu sei risorto: noi
ce la possiamo fare!