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      TEMPO DI PASQUA C - Anno Liturgico C  |  4 aprile 2010 / 1a Dom. Pasqua
     LITURGIA e LETTURE DELLA DOMENICA       
|   Omelia di approfondimento


Che cosa è successo in una mattina come questa,
duemila anni fa?

È una mattina in cui tutti corrono. La prima è una donna, Maria di Magdala, colei che dopo l'incontro con Gesù, non ha potuto fare a meno di seguirlo. Mentre tutti gli amici di Gesù si erano vilmente dileguati, terrorizzati e demoralizzati, lei con altre donne aveva assistito alla morte di Gesù, anche se prudentemente da lontano.
Per questo le donne saranno le prime a sapere. Saranno loro a dare il primo sconvolgente annuncio. Maria di Magdala ha continuato a cercare, quindi trova. E si precipita a scuotere gli altri che probabilmente non cercavano più e si preparavano a lasciare la città, alla chetichella, come i due di Emmaus.

Anche Pietro e Giovanni corrono, vedono la tomba vuota e le vesti abbandonate in un modo che attesta che il corpo di Gesù non è stato rubato, ma che Gesù se n'è semplicemente andato, lasciando i suoi abiti nell'ordine e nel posto in cui li indossava.
I due apostoli "credono" e incominciano a capire. Pensavano che la loro avventura fosse finita e invece è appena incominciata.
Il credere è qualcosa che mette in azione il di dentro: è questione di amore. Non è semplice adesione intellettuale. È aderire,accogliere un evento storico sconvolgente.
Gli apostoli ripartono di corsa, ma per annunciare al mondo il messaggio di Gesù. E nessuno li fermerà più.

Al tempo della propaganda antireligiosa, in Russia, un commissario del popolo aveva presentato brillantemente le ragioni del successo definitivo della scienza. Si celebrava il primo viaggio spaziale. Era il momento di gloria del primo cosmonauta, Gagarin. Ritornato sulla terra, aveva affermato che aveva avuto un bel cercare in cielo: Dio proprio non l'aveva visto. I1 Commissario tirò la conclusione proclamando la sconfitta definitiva della religione. Il salone era gremito di gente. La riunione era ormai alla fine.
" Ci sono delle domande? ".
Dal fondo della sala un vecchietto che aveva seguito il discorso con molta attenzione disse sommessamente: "Christòs ànesti", "Cristo è risorto". Il suo vicino ripeté, un po' più forte: "Christòs ànesti". Un altro si alzò e lo gridò; poi un altro e un altro ancora. Infine tutti si alzarono gridando: "Christòs ànesti", " Cristo è risorto".
Il commissario si ritirò confuso e sconfitto.

Al di là di tutte le dottrine e di tutte le discussioni, c'è un fatto. Per la sua descrizione basterà sempre un francobollo: Christòs ànesti. Tutto il cristianesimo vi è condensato. Un fatto: non si può niente contro di esso. C'è uno squarcio nella storia dell'umanità: in un giorno preciso, in un luogo ben conosciuto. I filosofi possono disinteressarsi del fatto. Ma non esistono altre parole capaci di dar slancio all'umanità: Gesù è risorto.

I primi cristiani, pur volendo far credere alla risurrezione, non la raccontano mai. È scontata, sicura, certa. Anche i più scettici, anche gli avversari più acerrimi sono costretti ad ammettere che qualcosa di straordinario e unico ha cambiato le carte in tavola ed ha sconvolto i piani umani.
Senza la risurrezione resta difficile spiegare: come gli apostoli siano ritornati a credere a Gesù dopo la catastrofe della sua morte; come gli apostoli si siano impegnati così a fondo per dire che Gesù è risorto. Il fatto stesso che, quando Gesù è morto, l'abbiano abbandonato, dice che non erano fanatici o plagiati da Gesù.

Senza la risurrezione non si può spiegare come gli apostoli, da giovani, non abbiano avuto il coraggio di morire per Gesù e poi l'abbiano avuto da vecchi.

Come spiegare la conversione di Paolo, dopo quello che egli ha fatto per diffondere il Cristianesimo, senza accettare che fosse convinto di aver veramente visto Gesù risorto?
Il "fatto" che molte persone, dopo averli conosciuti, abbiano accettato la loro parola ed abbiano creduto a loro, vuol dire che li hanno giudicati credibili.

Cosa accadde di così sconvolgente da trasformare dei poveri individui terrorizzati, che si sentivano braccati, in temerari che sfidano apertamente le autorità nelle piazze, senza più paura di nulla, pronti a tutto?
Cosa vissero di così enorme da capovolgere il loro terrore in ardente e tenace coraggio?
Cosa si verificò per produrre in loro un così clamoroso cambiamento, da renderli tutti pronti a subire, con semplicità e decisione, il martirio?
Conoscevano bene infatti le conseguenze a cui andavano incontro. Avevano visto il bestiale macello di Gesù. E nonostante tutto, il loro terrore sparì di colpo. Infatti furono ripetutamente arrestati, malmenati e avvertiti.

L'unica ipotesi plausibile è che davvero Gesù sia tornato, vivo, risorto fra loro. Questo è l'unico fatto che può spiegare un così repentino e stupefacente mutamento. Se non hanno mai voluto rinnegare ciò che affermavano di aver visto e toccato con mano, se non se lo sono rimangiato neanche di fronte ai tormenti degli aguzzini, significa che dovevano esserne ben certi e che doveva essere tutto vero.

Vuole dire pure che tutti loro ritenevano ciò che era accaduto e la missione che avevano ricevuto più importante di tutti i loro beni, dei loro stessi affetti familiari e financo della loro vita personale (perfino della vita dei loro cari che comunque, a causa di quel loro annuncio e di quella loro azione, in qualche modo esponevano al rischio, alla precarietà e alle prove).
È difficile trovare una conferma fattuale più grande e più indiscutibile di questa alle loro testimonianze concordi. Bisogna riconoscere che la statura morale di cui hanno dato prova questi testimoni è un argomento di credibilità senza uguali.

La storiografia comune (e perfino i processi penali, la giustizia umana) si fonda sulle testimonianze e giudica "sicuri, veri, certi" quegli eventi che sono suffragati da testimonianze concordi. Ripeto: gli amici di Gesù hanno testimoniato concordemente, pagando con la vita, "contro" la loro stessa reputazione. Contro se stessi. Cosa che obiettivamente ingigantisce la loro credibilità e la rende pressoché indiscutibile. Non c'è un solo evento storico, fra quelli ritenuti certi dalla manualistica e dagli storici, che sia stato testimoniato con argomenti e garanzie così formidabili. Da nessuno, mai.

Che cosa è successo in una mattina come questa, duemila anni fa?

Gesù non è morto nella serenità. La sua agonia nell'orto degli Ulivi era stata gonfia di lacrime. Aveva avuto paura, "e il suo sudore divenne come grosse gocce di sangue che cadevano a terra" (Vangelo di Luca 22,44).
Supplicava: "Allontana da me questo calice!". Era morto sulla croce gridando: "Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?" (Vangelo di Marco 15,34).
Con la nostra domanda tormentosa sul perché del dolore siamo in buona compagnia. Proprio come Gesù, chi soffre grida a gran voce: "Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?"

Un giorno del 1936, Albert Camus, che si trovava per strada con un amico ad Algeri, assistette a una terribile scena: un bambino musulmano, urtato violentemente da un autobus, giaceva sull'asfalto senza dar segni di vita. Rivolgendosi all'amico e additando il cielo, Camus mormorò semplicemente: "Come vedi, Egli tace".
"Egli" evidentemente era Dio, che dinanzi al dolore innocente taceva, non interveniva, come se quella tragedia non lo interessasse.

E invece Dio ha risposto. Dio ha risposto a Gesù con la Risurrezione. In essa non gli ha nascosto il suo volto, ma gli ha spalancato la porta della Gloria. La risurrezione di Gesù è la risposta esistenziale di Dio alla domanda del "perché?" sulla croce.
Di una cosa siamo certi: Dio risponde anche alla nostra domanda. Anche il nostro cammino della croce termina nella Gloria.

"Collocazione provvisoria. Penso che non ci sia formula migliore per definire la croce: la mia, la tua, non solo quella di Cristo.
Coraggio! La tua croce, anche se durasse tutta la vita, è sempre provvisoria Anche il Vangelo ci invita a considerare la provvisorietà della croce. C'è una frase immensa che riassume la tragedia del creato al momento della morte di Cristo: "Da mezzogiorno fino alle tre del pomeriggio, si fece buio su tutta la terra".
Forse è la frase più scura di tutta la Bibbia. Per me è una delle più luminose. Proprio per quelle riduzioni di orario che stringono, come fra due paletti invalicabili, il tempo in cui è concesso al buio di infierire sulla terra.
Da mezzogiorno alle tre del pomeriggio. Solo allora è consentita la sosta sul Golgota! Al di fuori di quell'orario, c'è divieto assoluto di parcheggio, la rimozione forzata di tutte le croci. Una permanenza più lunga sarà considerata abusiva anche da Dio.
Coraggio! Mancano pochi istanti alle tre del pomeriggio! Tra poco il buio cederà il posto alla luce, la terra riacquisterà i suoi colori verginali, e il sole della Pasqua irromperà tra le nuvole in fuga" (Don Tonino Bello, Vescovo).

Che cosa succede oggi, ricordando quella mattina di duemila anni fa?

È il giorno dei macigni che rotolano via dall'imboccatura delle tombe. È la festa degli ex delusi della vita, nel cui cuore all'improvviso dilaga la speranza.
È l'inizio di un'esistenza nuova, se lo vogliamo. E qualcosa comincerà finalmente a cambiare.
Aiutaci, Signore, a portare avanti nel mondo e dentro di noi la tua Risurrezione.
Donaci la forza di frantumare tutte le tombe in cui la prepotenza, l'ingiustizia, la ricchezza, l'egoismo, il peccato, la solitudine, la malattia, il tradimento, la miseria, l'indifferenza hanno murato vivi gli uomini.
E mettici una grande speranza nel cuore. Tu sei risorto: noi ce la possiamo fare!

                                             D. BRUNO FERRERO sdb |  E-mail : bruno.ferrero@31gennaio.net


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Il cristianesimo è la via più semplice verso la verità e quindi verso la felicità: questo piccolo libro cerca di dimostrarlo.
 
                                                          

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