MORALE
PASQUALE DELL'ANIMA RISUSCITATA:
"Questo
è il giorno che il Signore ha fatto: rallegriamoci ed
esultiamo".
E' lo squillante grido erompente
dalla liturgia odierna. E' il delizioso ritornello che martellerà
la nostra anima durante tutto il periodo pasquale: gioia celestiale
per la risurrezione del Signore.
Dopo il lungo periodo di tristezza e di austerità, dopo
la lugubre settimana della Passione, eccoci alla purissima gioia
della risurrezione, inaugurata solennemente questa notte col
triplice grido dell'Alleluia.
Festa di gioia, dunque, è oggi, festa del tripudio e del
melodioso inno di riconoscenza al nostro Dio: "Celebrate
il Signore, perché è buono, perché eterna
è la sua misericordia" (Salmo responsoriale). Nessun'altra
festa più di Pasqua è capace di manifestare al
nostro spirito la meravigliosa bontà del Signore. Ma perché
questo sia possibile , dobbiamo sforzarci di penetrare un po'
nel mistero che oggi celebriamo.
ANDIAMO
AL SEPOLCRO DI GESÙ
Con le donne, di cui parla
Luca nel Vangelo, o con la Maddalena, di cui parla Giovanni,
andiamo anche noi al sepolcro di Gesù. Non già
con gli aromi sepolcrali per rendere omaggio al suo corpo esanime,
ma con la fede nella sua parola.
"Il Figlio dell'uomo... il terzo giorno risusciterà"
(Lc. 18,33). Con la fede della Madonna che, per questo, non era
nel gruppo incamminato al sepolcro, ma godeva già col
Figlio le gioie della risurrezione.
Osserviamo la pietra ribaltata,
i soldati fuggiti in preda al terrore, l'ingresso del sepolcro
folgorante di luce. Accostiamoci. Anche a noi l'angelo del Signore
ripeterà: "Perché cercate tra i morti colui
che è vivo? Non è qui, è risuscitato"
(Lc. 24,5-6).
E' il grande annuncio che ben presto si diffonderà tra
gli sbigottiti discepoli di Gesù e causerà quel
convulso via vai al suo sepolcro, quella ridda di supposizioni,
quella incertezza mista di gioia e di paura...
Il Vangelo dei prossimi giorni ci racconterà tutte le
apparizioni del Risorto e, insieme a tutti gli onesti, saremo
obbligati, saremo obbligati a concludere che se c'è un
fatto certo, questo è la risurrezione di Gesù.
"Non è qui!... E' risorto !".
NB/ Quanto
segue (ed è tra parentesi) si può tralasciare per
non prolungare troppo l'Omelia...
(Per comprendere la grandezza
di questo annuncio ritorniamo, solo per un attimo, al Venerdì
Santo. A che cosa era ridotto Gesù?
Pensiamo. La croce, lo strazio delle sue membra, la gioia satanica
dei suoi crocifissori, l'empia affermazione della loro vittoria,
il ghigno beffardo del principe delle tenebre... Poi la mesta
ombra del sepolcro. La fine?
Gesù ha risposto a satana,
ai suoi nemici, ai suoi discepoli, al mondo intero alla storia
con l'improvviso tuono della sua risurrezione. Il sepolcro vuoto
ne è la testimonianza, lo spavento delle guardie ne è
la conferma...
Non è vero che Gesù non sia comparso ai suoi nemici
(come fu detto non molto tempo fa...): infatti regala la sua
prima apparizione proprio alle guardie... Ma queste furono messe
a tacere con un pugno di soldi. E così coloro che avrebbero
potuto diventare i primi testimoni della risurrezione, ne divennero
i primi... mercanti...
Con la sua risurrezione Gesù
passa dall'ignominia all gloria, dalla morte alla vita, dalla
sconfitta alla vittoria.
"Noi sappiamo che Cristo è veramente risorto"
grida esultante la Sequenza della Messa odierna.
Questo è il nostro grido. E' la sicura professione della
nostra fede. La rinnoviamo oggi con tutto lo slancio del nostro
cuore: Cristo è risorto! "Noi siamo testimoni...
e (Gesù) ci ha ordinato di annunciare al popolo e di attestare"
(At. 10,39.42) la sua risurrezione.
Paolo VI nel 1964 esclamava:
"Noi siamo testimoni di questo fatto. Siamo la voce che
si perpetua di anno in anno nella storia (...) siamo la voce
che ripete la testimonianza irrefragabile di coloro che per primi
lo videro con i propri occhi e lo toccarono con le loro mani
(...), siamo i trasmettitori da una generazione all'altra(...)
del messaggio di vita della risurrezione di Gesù. Siamo
la voce della Chiesa (...): Gesù è risorto"
(PAOLO VI, 29-3-1964).
"Se Cristo non è risorto è vana la nostra
fede" (1 Cor. 15,17); Paolo ha ragione. Ma è anche
vero che, per noi, sarebbe vana la sua risurrezione senza la
nostra fede; cioè senza accettarlo come ragione dei "sì"
e dei "no" della nostra vita della nostra morte. ).
CERTEZZA
CHE DA' GIOIA
La risurrezione di Gesù
è una certezza che dà una indicibile gioia.
In un pomeriggio
domenicale, un uomo entrò nella canonica del parroco di Ars e gli domandò: - Signor Curato,
credete proprio a tutto quello che dice il Vangelo?
- Ma certo, figlio mio.
- Ma è proprio sicuro che Gesù dopo la sua morte
è risuscitato?
- Sicurissimo.
- Proprio sicuro come è sicuro che domani, dopo la Domenica,
ci sarà un Lunedì?
- No, molto più sicuro.
- Come il sole che ora tramonta e sorgerà di nuovo domani
mattina?
- No, molto più sicuro, perché può darsi
che dopo una domenica non ci sia un Lunedì, e che dopo
un tramonto non ci sia un'altra aurora. Ma non può assolutamente
darsi che le parole di Gesù non si realizzino.
- Quali parole? - domandò allora quell'uomo.
- Queste, per esempio: "Dopo tre giorni risusciterò
da morte".
Quell'uomo, commosso, se ne partì,
ma con le stesse convinzioni del Santo Curato d'Ars
(TROCHU, Il Curato d'Ars).
Solo se abbiamo in noi questa
certezza possiamo ripetere con gioia: "Questo è il
giorno che ha fatto il Signore: rallegriamoci ed esultiamo".
Oggi è il compleanno del mondo. E' la festa che celebra
la nascita di un mondo nuovo. Sì. Questo è il "giorno
" per eccellenza. Il giorno che ha fatto il Signore.
Gli altri giorni li abbiamo fatti noi. So o opera nostra. I giorni
del tradimento, dell'abbandono, della fuga, del rinnegamento,
dell'odio, della viltà, del peccato: li abbiamo inventati
noi. Fanno parte del nostro "vecchio" calendario.
Oggi, invece, è il giorno creato dal Signore. E' il primo
mattino del mondo. E' un giorno "nuovo". E' il primo
giorno della nuova creazione.
Noi abbiamo inventato le tenebre. Lui ci offre la luce. Non abbiamo
accumulato sozzure. Lui ci inonda di acqua purificatrice.
Noi abbiamo creato la morte. Lui ci regala la vita. Noi ci siamo
specializzati a combinare guai, nel rovinare ogni cosa. Lui ha
provveduto a "rifare", a proprie spese, tutto da capo.
Noi abbiamo fabbricato l'odio. Lui ha risposto col perdono. Noi
abbiamo scelto il peccato. Lui ha reagito con la misericordia.
Noi l'abbiamo condannato. Lui ci ha "graziati".
Questo è il giorno del "passaggio". Passaggio
dall'uomo vecchio all'uomo nuovo. Traslochiamo dal mondo vecchio
a un mondo nuovo.
"Cristo nostra Pasqua"... (1 Cor. 5,7).
Pasqua, letteralmente, significa "passaggio". Ora,
Gesù è il nostro "passaggio".
In Lui passiamo da uno stato di separazione a un rapporto di
comunione. Da una situazione di morte alla vita.
La pietra tombale è quella che ci murava nel nostro mondo
vecchio, fatiscente, inabitabile. Lo stesso mondo decrepito,
soffocante, in cui siamo rimasti imprigionati.
Gesù ha scaraventato lontano quel masso. E noi siamo usciti
con Lui fuori dalla prigione. Lui ci ha fatti passare in un mondo
nuovo. Lui, il nostro passaggio.
Attraverso questo "passaggio" siamo usciti dall'oscura
cella dei nostri difetti, delle nostre passioni, e a stento gli
occhi riescono a sopportare la luce che ci viene incontro all'uscita.
Gesù, oggi, ci offre il "suo" giorno.
Ci consegna un mondo nuovo. E l'unica raccomandazione è
quella di non tornare indietro. Neppure per recuperare le nostre
cianfrusaglie . Dobbiamo tagliare i ponti col vecchio, con l'odio,
con le divisioni, con le nostre meschinità.
Non rimpiangere il nostro calendario.
NB/ Qui, per i semplici fedeli,
si può concludere con la:
1. CONCLUSIONE.
Si tratta di seguire il "suo"
calendario, scandito dalla novità: "Camminate in
novità di vita", ci esorta San Paolo. Dobbiamo abituarci
alla luce, all'amore, alla libertà.
Far Pasqua vuol dire cambiamento
radicale di vita. Così la nostra risurrezione sarà
evidente. I nostri fratelli vedranno le nostre opere buone e
ne daranno gloria a Dio.
"Così quando Cristo, nostra vita, apparirà
nella gloria, anche voi comparirete con Lui rivestiti di gloria".
A Coblenza,
un giovane studente, orfano di padre, vivace ed intelligente,
si diede ad una vita di peccato ed era perciò il martirio
di sua madre.
Un giorno commise un grave delitto, e perciò fu condannato
al carcere. La madre cadde ammalata di crepacuore; sentendosi
vicina alla morte, chiese ed ottenne di vedere suo figlio.
Quando questi entrò nella stanza della madre, ella aveva
perduto la parola; però lo riconobbe e gli diede uno sguardo
lungo e pieno d'angoscia; poi morì.
Il figlio profondamente sconvolto e commosso, rientrò
in carcere.
Era vicina la Pasqua: si confessò, ricevette la S. Comunione.
Scontata la pena, riprese i suoi studi, si fece Sacerdote e missionario;
convertì molti peccatori. Fu il Padre Staslacher della
Compagnia di Gesù.
Ecco una risurrezione
vera, evidente, costante. - Qual è la nostra risurrezione?
Cari fratelli, chiediamo alla
Madonna che ci aiuti a risorgere a vita nuova e ad essere luminosi
testimoni di Gesù Risorto.
2 CONCLUSIONE:
Non rimpiangere il nostro calendario.
Si tratta di seguire il "suo" calendario, scandito
dalla novità: "Camminate in novità di vita",
ci esorta San Paolo. Dobbiamo abituarci alla luce, all'amore,
alla libertà.
In breve possiamo compendiare così la morale pasquale
dell'anima risuscitata:
a) Novità di vita, nella grazia,
nel fervore, nella rinnovata adesione a Gesù: "Togliete
via il vecchio lievito, per essere pasta nuova" (1 Cor.
5,7).
b) Vita di gioia: un risorto non può
essere triste! "Non temete! Sono io!", ci ripete Gesù.
Qualunque cosa accada, c'è Lui, il Risorto, il vincitore
del Maligno, il restauratore d'ogni cosa... Come si fa ad essere
tristi, quando si è capito chi è Gesù e
che cosa Egli vuole per ciascuno di noi? Quando si sa che ci
chiama ad essere Suoi prediletti, sue anime consacrate?
c) Vita di luce: "Un tempo eravate
tenebre, ora siete luce nel Signore. Comportatevi perciò
come figli della luce..." (Ef. 5,).
L'anima consacrata è
luce nei pensieri, luce nelle parole, luce nelle azioni, luce
che illumina il mondo.
d) Vita di lotta:"Rivestitevi dell'armatura
di Dio, per poter resistere alle insidie del diavolo" (Ef.
6,11) Il possesso della vita pasquale, non è un possesso
pacifico, perciò bisogna lottare continuamente.
e) Vita di testimonianza: come gli Apostoli,
anche noi dobbiamo annunciare al mondo la risurrezione di Gesù.
E come? Con le nostre parole e con la nostra vita, entrambe specchio
della nostra fede, nell'esercizio di una carità costante
(Cfr. L.G.: 38).
f) Vita celestiale: "Cercate le
cose di lassù" (Col. 3,1). Gesù è nella
gloria del Padre e là ci attende. Dove possono essere
i nostri cuori se non dove è il nostro tesoro?...
Siamo risuscitati per vivere sempre. Ora la vita eterna è
quella di lassù, con Gesù, con la Madonna , Regina
gloriosa e trionfante.
Siamo fatti per la vita, non
per la morte.
Nel giugno del 1985 un bambino di 11 anni, Aniello Taurasio,
è rimasto ferito dopo essere caduto dal quarto piano insieme
con la madre, che si era lanciata nel vuoto nell'intento di suicidarsi.
Il bambino aveva tentato di salvare la donna, aggrappandosi ai
vestiti...
Un amore tanto più grande delle forze di un piccolo undicenne
non è servito a sventare il gesto insano di una madre.
Il piccolo si è salvato, ma la madre è morta.
Siamo fatti per la vita: il
ragazzo l'aveva intuito. Giocò il tutto per salvare la
vita della madre, ma non ci riuscì.
Gesù invece si è
lanciato nel pauroso abisso in cui era caduta l'umanità.
Ma il suo sacrificio ha salvato il genere umano."Per le
sue piaghe noi siamo stati guariti" (Is. 53,5).
Pasqua, Festa della vita nel
senso più reale. Gesù è risorto, l'uomo
risorge. Pasqua, Festa della gioia più squillante.
Ci aiuti la Madonna a trasformare
tutta la nostra vita in un gioioso "Alleluia di Pasqua",
in attesa di poter cantare con Lei l'estasiante "Alleluia
del Cielo".