TEMPO ORDINARIO - ANNO LITURGICO C | 28 marzo 2010 / 6a
Domenica LITURGIA
e LETTURE DELLA DOMENICA |
Sussidio per l'Omelia
AFORISMI...
""Il cristianesimo
non ha inventato la croce, ma il coraggio di portarla. Il che
è ben diverso". R. PLUS
"L'idea dell'inferno non
è legittimata né dal giudizio, né dal castigo
di Dio, ma dalla libertà umana. Dio non può salvare
l'uomo contro sua voglia e non può forzarlo a entrare
in paradiso. L'uomo è libero di scegliere i tormenti fuori
di Dio, piuttosto che la beatitudine in Dio. L'uomo ha, in qualche
modo, diritto all'inferno: perché è libero! "
N. A. ßERDIAEV
"Non c'è che una
tristezza: quella di non essere santi! ". L. BLOY
"Credere è anche
esser capaci di sopportare i propri dubbi". ROMANO GUARDINI.
RIFLESSIONI...
La Liturgia di oggi ci introduce
nella Settimana Santa, e la Passione di Luca che leggiamo, ci
dice che siamo chiamati a partecipare, tutti. Davanti a Gesù
che vive il dramma della Passione, siamo chiamati ad essere attori
e non spettatori, e forse non dovremmo dare per scontato che
ci saremmo schierati dalla parte dei buoni.
La Passione di Gesù ci offre tante possibilità
di riflessione, noi possiamo immaginare che cominci con l'Eucaristia
e che termini con la tomba vuota.
Il Vangelo di Luca l'abbiamo letto e continueremo a leggerlo
nella liturgia domenicale, e siamo chiamati a leggere la Passione
secondo Luca. Ricordiamoci che nel periodo pasquale leggeremo
anche alcune pagine degli Atti degli Apostoli, attraverso le
quali Luca ci parla della Comunità cristiana e del suo
impegno coerente nel vivere la buona notizia.
Gesù impersona la Fedeltà alla legge, la fedeltà
al Padre, e la fedeltà alla salvezza dell'uomo. Il Gesù
di Luca è un Gesù innocente e coerente.
Viene per esempio accusato di non pagare il tributo a Cesare,
ma poco prima aveva detto "date a Cesare quello che è
di Cesare e a Dio quello che è di Dio". (20,25)
Il demonio, che dopo le tentazioni si era allontanato da Gesù
"fino a tempo opportuno" (4,13), torna adesso ed entra
in Giuda Iscariota (22,3), e tenta di vagliare Simon Pietro (22,32).
Il Gesù che ci viene presentato è il Gesù
della Salvezza e del perdono, pensiamo al ladrone che si fida
di Lui, e che si sente dire "oggi sarai con me in Paradiso"
(23,43).
ESEMPI
UTILIZZABILI...
La benedizione del Liberatore.
Nella parrocchia di Saint Louis, a Marsiglia, è stato
dipinto un affresco di grandi proporzioni: un operaio in tuta
da fatica si arrampica per un'erta scoscesa trascinando un grave
peso, mentre la luce di Cristo lo investe. Sotto sta scritto:
"Che la mia pena, aggiunta al tuo sacrificio, serva alla
liberazione di tutti i nostri fratelli".
E' la celebrazione del trionfo del Messia Liberatore dal suo
popolo, osannato dalla folla col grido: "Benedetto colui
che viene nel nome del Signore". Qui S. Agostino annota:
"Benedire il Signore vale quanto vivere in modo che Dio
venga benedetto dai nostri stili di vita". Così dovremmo
vivere per partecipare davvero alla redenzione universale.
Le Palme
Solo Giovanni scrive di "palme" nel suo Vangelo (Gv
12,13), mentre Matteo parla di "rami tagliati d'albero"
(Mt 21, 8),
Marco riferisce di "fronde che avevano tagliato dai campi"
(Mc 11, 8) e Luca non si occupa di questo particolare (cf. Lc
19, 35-41). La palma è segno caratteristico di vittoria
per atleti e guerrieri dell'antichità greco-latina, ma
diviene simbolo di martirio nell'iconografia cristiana: infatti,
per contatto con i sepolcreti dei martiri nelle catacombe, assume
in seguito il carattere dell'immortalità, dell' ascensione
spirituale, cioè del trionfo alla fine dei tempi. Per
C. G. Jung, "la palma è simbolo dell'anima".
In riferimento all'ingresso trionfale di Gesù a Gerusalemme
prefigura la risurrezione pasquale, con la vittoria sulla morte,
sul male e sul maligno, quindi anche il trionfo conclusivo della
redenzione alla fine del mondo.
Come si trovano "palme" nelle mani di Simone Maccabeo
e di tutti i suoi, al momento dell'ingresso trionfale in Gerusalemme,
dopo la cacciata pacifica dall'Arca dei pagani che l'abitavano
(cf. 1Mac 13, 49-52), così troveremo "palme"
nelle mani degli eletti in Cielo, secondo l'Apocalisse: "...
in piedi dinanzi al trono e dinanzi all'Agnello, avvolti in vesti
candide e con palme nelle mani" (7, 9).
Dal Monte degli Ulivi.
"Era ormai vicino alla discesa del monte degli Ulivi"
(Lc 19, 37)... quando incominciarono le grida di giubilo nell'accogliere
il Messia: la vicinanza del monte ricoperto d'uliveti giustifica
l'estensione del simbolo di trionfo e di vittoria a quello di
pace, che è proprio dell'ulivo. Angelo Silesio scriveva
a questo proposito: "Se io alla tua porta posso vedere legno
d'ulivo dorato, ti chiamerò Tempio di Dio; così
templi siamo noi infatti, se amiamo, e onoriamo il Gran Re facendolo
dimorare in noi con la pace
"Amalo".
Si racconta che Madre Teresa, mentre raccoglieva un moribondo
su un marciapiede di Calcutta, venne chiamata per un'altra urgente
e drammatica necessità. Si guardò intorno e fermò
un passante perché la sostituisse nel soccorso che stava
prestando. "Ma io non so che cosa fare, non l'ho mai fatto.
Non so nemmeno da che parte cominciare", annaspava l'improvvisato
samaritano. E Madre Teresa, che già correva verso il bisognoso,
voltandosi gridò: "Amalo".
Il Capolavoro di Dio.
Gesù, il Maestro, un giorno, sentendosi molto stanco,
volle riposare un po'in un campo d'ulivi. Fu allora che Giovanni
gli si avvicinò e gli disse: "Maestro, da molti giorni
ci tormentiamo per sapere se tra le cose create ce ne sia una
che Iddio stimi più di ogni altra". Gesù rispose:
"Sì, c'è".
"Per me - dichiarò subito Andrea - non c'è
al mondo cosa più grande dei cielo splendente di stelle",
e dicendo questo era certo di avere l'approvazione di Gesù.
Ma Gesù disse: "Quello che tu cerchi d'indovinare,
Andrea, si trova sulla terra ed è più ammirabile
dei cielo stellato".
Pietro allora disse: "Sono le montagne il capolavoro di
Dio. Che cosa c'è infatti di più grandioso e di
più forte di una montagna?". Rispose Gesù:
"Quello che tu cerchi d'indovinare, Pietro, è più
bello".
Fu la volta di Giovanni. "A parer mio, niente è più
incantevole di un fiore". Ma Gesù: "Il capolavoro
di Dio è più bello dei fiore".
Anche Giuda volle far sentire la sua voce: "L'oro! L'oro!",
disse. "L'oro è bello è poi ha valore. Con
l'oro si può avere tutto: una bella casa, una moltitudine
di servi, campi ricchi di messi, greggi lanosi ... ". Ma
Gesù, con voce accorata: "No, no! Quello che tu cerchi
d'indovinare ha più valore dell'oro".
" Il sole! - gridò allora con esultanza Matteo. -
Nessuno ha pensato al sole. Ma il sole è più pregevole
dell'oro, più bello dei fiore, più forte della
montagna. Chi può vincere il suo splendore? E non è
al sole che le piante e gli animali e le creature tutte debbono
il calore che permette loro di vivere?". Gesù rispose:
"Quello che tu cerchi d'indovinare, Matteo, è più
splendente e più caldo dei sole".
I discepoli tacquero. Ma di lì a poco, Pietro, che voleva
sapere ad ogni costo, ruppe il silenzio e rivolgendosi ancora
a Gesù: "Maestro, gli disse, noi non sappiamo più
che altro pensare. Ma qual è dunque il capolavoro di Dio
più ammirabile dei cielo stellato, più forte delle
montagne, più pregevole dell'oro, più bello dei
fiore, più caldo e più splendente dei sole?".
Gesù rispose: "Il cuore. Il cuore degli uomini in
cui risiede il regno di Dio". - (GEZA GARDONY - traduzione
dall'ungherese di Renzo Pezzani).
D. TOMMASO DURANTE sdb | E-mail: tduranteicp@pcn.net
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