IL FIGLIO
PRODIGO
VANGELO: "Questo tuo fratello
era morto ed è tornato in vita" (Lc. 15,1-3.11-32
Dio è
paziente. Non solo: ma oggi nel Vangelo viene detto di più:
Dio ci viene incontro, ci chiama , ci sospinge a ritornare.
Per dirci questo Gesù ha perdonato sempre, ha perdonato
tutti, fino a scandalizzare i benpensanti del suo tempo.
L'adultera, Zaccheo, la donna peccatrice, la samaritana, Pietro,
perfino Giuda, sono i monumenti dell'amore misericordioso di
Gesù, incarnazione visibile della bontà di Dio.
Il messaggio odierno della Parola di Dio ci conforta, ci apre
il cuore, ci lascia intravedere la mèta cui siamo diretti:
cioè l'oceano infinito della misericordia divina. "Dio
infatti - ci assicura San Paolo - "ci ha riconciliati con
sé, mediante Cristo (...) non imputando agli uomini le
loro colpe" (2 Cor. 5,19).
Proviamo ad assaporare tutta la dolcezza di questa divina assicurazione.
Lo faremo oggi percorrendo con amorosa riflessione la meravigliosa
parabola del "figlio scialacquatore".
EGLI
PARTI' PER UN PAESE LONTANO
La prima parte
della parabola è la descrizione rapida, efficace della
nostra condizione di peccatori. Il Signore ci ha creati liberi
e rispetta sempre la nostra libertà, anche quando ce ne
serviamo per la nostra rovina.
"Dammi la parte del patrimonio che mi spetta..." (Lc.
15,12). Che cosa mai ci spetta, povere creature che noi siamo?
Non è tutto dono di Dio quanto abbiamo? Ebbene, il peccato
è reso possibile soltanto dai doni di Dio, messi a nostra
disposizione! Noi ci ribelliamo a Dio, servendoci di quanto lui
stesso ci ha messo in mano! E' terribile questo pensiero.
Ci si potrebbe
domandare: perché
Dio permette tanto?
Ma si può
domandare a un padre, a una madre perché amano il loro
figlio, perché non gli rinfacciano gli abbandoni e le
offese?
D'altra parte Dio sa che proprio l'esperienza del peccato con
le amarezze che comporta, è una via per ritornare al suo
amore, unico riposo per il nostro spirito assetato di infinito.
Così è stato del figlio scialacquatore.
L'esperienza del peccato è tragica! Il peccato è
un male enorme. E' miseria, è vergogna, è tormento,
è disperazione. E noi l'apprendiamo direttamente dalla
parola di Gesù, che parla di "una grande carestia",
di "fame", di "porci"...
RIENTRO'
IN SE STESSO
l figlio "scialacquatore"
capì, a proprie spese purtroppo, la miseria della lontananza
dalla casa del padre! Buon per lui che ebbe la forza di ritornare
in se stesso, di capire, di rendersi conto.
Spesso il peccato è un accecamento, una illusione momentanea.
Quando se ne è compresa la realtà, allora non si
può non tornare in se stessi. Ed è la "conversione",
è il cambiamento di mentalità necessario per non
amare più quello che ci aveva affascinati, per ritornare
là donde ci si è allontanati. E' l'inizio della
riconciliazione.
Fermarsi un momento a riflettere, misurare esattamente i termini
della nostra distanza da Dio e della nostra interiore miseria:
ecco il primo passo verso la riabilitazione. Siamo capaci di
farlo?
"ANDRÒ'
DA MIO PADRE E GLI DIRÒ'..." (v,18)
Dopo la riflessione,
la confessione, cioè il riconoscimento umile e aperto
del proprio errore, davanti a Dio, davanti alla Chiesa e davanti
ai fratelli: ecco l'itinerario per ottenere il perdono da Dio.
Ecco la strada che Gesù stesso ci ha tracciato con l'
istituzione del sacramento della penitenza. Anche la riflessione
odierna, dunque, è un invito a valorizzare sempre meglio,
nel suo giusto significato, questo sacramento della nostra riconciliazione
con Dio.
Ecco, è
l'incontro personale con il Padre, è il ritorno a Lui,
dopo l'amara esperienza del peccato, è l'espressione sincera
di una volontà di conversione generosa, è volontà
di riparare il male inferto con la propria colpa ai fratelli,
alla Chiesa intera, è quindi l'impegno preso davanti alla
Chiesa di contribuire alla sua crescita spirituale...
A valorizzare così la Confessione ci deve aiutare il pensiero
della infinita bontà di Dio.
Gesù l'ha magistralmente tratteggiata nel padre della
parabola.
IL PADRE
CORSE INCONTRO AL FIGLIO E LO BACIO'
Qui dovremmo
semplicemente contemplare, in silenzio, adorare e ringraziare.
Nella scena dell'abbraccio del padre al figlio reduce dalle amare
esperienze della colpa, ognuno di noi deve vedere se stesso e
assaporare la gioia di sentirsi tra le braccia del Padre!
"Lo vide": Dio non ci abbandona mai, anche quando noi
ci allontaniamo da Lui. Egli non ci perde di vista anche se noi,
scioccamente, abbiamo la pretesa di fare qualcosa senza di Lui,
lontano da Lui, contro di Lui. Egli continua a seguirci, continua
ad amarci...
"Gli corse incontro": il nostro Dio è e rimane
sempre il Dio dell'iniziativa, il Dio che ama per primo; anche
di fronte ai nostri abbandoni, alle nostre colpe, Egli non si
dà per vinto e non cessa di richiamarci, di offrirci il
suo perdono.
"Lo baciò":
il perdono che Dio ci offre non è meschino, non è
esoso, non è parziale: Dio dimentica, Dio riabilita completamente,
Dio dona più di quando ci siamo allontanati da Lui: "Dove
è abbondato il delitto, sovrabbonda la grazia" (Rom.
5,20).
Il vestito più bello, l'anello al dito, i calzari, l'uccisione
del vitello grasso, il convito, la festa: sono i particolari
pittorici con cui Gesù vuole assicurarci la generosità
del perdono divino.
Se non ne fossimo convinti Egli stesso ci ripete: "Ci sarà
più gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte,
che per novantanove giusti, i quali non hanno bisogno di penitenza"
(Lc. 15,7).
Si poteva
dire di più?
Siamo chiamati
a rallegrare il cuore di Dio, ad alimentare la festa del cielo
col nostro pentimento, col nostro ritorno... Che cosa aspettiamo?
Che cosa ci trattiene dal gettarci nelle braccia di Gesù?
Egli aspetta. Ci chiama. E' pronta la veste. E' pronto l'anello.
E' preparata la festa... Ma, forse, ci trattiene la nostra poca
fede.
E' difficile credere nell'amore di Dio! Più difficile
che credere alla sua giustizia. Quella giustizia che noi tanto
spesso invochiamo, magari solo sulla pelle altrui...
Il nostro cuore
non regge a quello del Padre. Non riusciamo a sopportare quelle
braccia allargate in un gesto smisurato di misericordia. E cerchiamo
di restringere quel gesto, di ridurlo a dimensioni meno scandalose,
più accettabili.
E allora veniamo bocciati all'esame di cristianesimo, anche se
siamo anime consacrate... Non crediamo sufficientemente all'Amore.
Non sappiamo accettare un cuore la cui misura è di essere
senza misura. La cui ragionevolezza consiste nell'essere irragionevole.
Siamo incapaci di "perdonare" al Padre il suo cuore...
La parabola
del figliuol prodigo costituisce la prova decisiva del nostro
"essere cristiani". Un esame estremamente semplice
ed estremamente arduo: siamo capaci di accettare quelle braccia
spalancate in un gesto smisurato di perdono, resistendo alla
tentazione di ridurne l'ampiezza?
Nella casa paterna c'è posto per tutti. C'è un
posto privilegiato perfino per il figlio che ritorna male in
arnese. Non c'è posto soltanto per chi non sopporta il
cuore del Padre.
I bambini innocenti
scoprono più facilmente di noi l'infinita misericordia
di Dio Padre.
Un pomeriggio del gennaio 1951, in una piccola città del
Giappone, una bambina poveramente vestita si avvicinò
all'entrata della prigione e porse un pacco al sovrintendente.
- Da' questo a qualche condannato - disse.
E se n andò.
Era un pacco di libri religiosi con una consolante lettera, che
terminava con queste parole: "... agli occhi di Dio anche
un criminale è suo figlio. E la lettera era firmata: "Una
scolaretta".
Il sovrintendente diede il pacco ad un uomo che era condannato
a morte, per un gravissimo delitto.
Il carcerato, Sakuiche Yamada, rimase profondamente commosso
e scrisse alla bambina una lettera, nella quale tra l'altro diceva:
"Io, perverso criminale, avevo grande paura della morte,
che devo affrontare tra non molto tempo.
Ora il mio timore si è dileguato...Quanto è grande
la misericordia di Dio per me peccatore!... Dio ti benedica!".
La
persona più adatta a farci comprendere la misericordia
e il cuore del Padre è certamente il Cuore della Mamma,
della Madonna.
Se vogliamo quindi comprendere l'infinita bontà del Cuore
di Gesù, dobbiamo gustare le soavi delicatezze del Cuore
della Sua Mamma.
Sia quindi Lei il nostro rifugio, il nostro modello, la nostra
guida al Cuore di Gesù, che è tutto Amore.