""La comunione dei
santi... Chi tra noi è sicuro di appartenervi? E se ha
questa fortuna, quale parte ha in essa? Chi sono i ricchi e i
poveri di questa sorprendente comunità? Chi sono quelli
che danno e quelli che ricevono? Quante sorprese!". G. BERNANOS
"Le infedeltà all'amore
si perdonano moltiplicando l'amore". P. MAZZOLARI .
"Il più grande
peccato è credere che vi possa essere un peccato più
grande della misericordia di Dio". P. MAZZOLARI.
"Due sono le cose durature
che possiamo sperare di lasciare in eredità ai nostri
figli: radici ed ali". HODDING CARTER
" Se tu mi dici: Mostrami
che Dio hai, io ti rispondo: Mostrami che uomo sei! " (Teofilo
d'Ant., Ad Aut. I, 2)
.L'uomo per quante sicurezze
cerchi, vive sempre in una situazione di precarietà; non
siamo mai sicuri di quello che ci attende.
E' in questa situazione di precarietà che siamo chiamati
a convertirci, che vuol semplicemente dire "Ritornare"
al Signore.
Nella prima lettura Dio si manifesta a Mosè per "Colui
che è", che attraverso la mediazione di Mosè
libererà il Popolo dalla schiavitù del Faraone.
Il Vangelo ci aiuta entrare nella cronaca della vita quotidiana.
Gesù nella proclamazione del Regno di Dio presenta alla
sua gente due fatti di cronaca del tempo: il sangue dei Galilei
che Pilato aveva fatto scorrere per sedare una sommossa, e la
Torre di Siloe che crollando fa perire diciotto persone, e li
aiuta ad entrare nella Storia dell'Universo e del Mondo
Quando succedono fatti di cronaca violenta, nei quali viene travolta
la vita all'uomo, capiamo maggiormente il senso della precarietà
e Gesù parlando di questi fatti pensa concretamente alla
Salvezza dell'Uomo: se non fate "penitenza" ( = se
non ritornate a Me), perirete tutti
Il ritorno al Signore diventa evidente anche nella "Parabola
del fico sterile". Questa Parabola dobbiamo capirla nella
sua intensità: Gesù non è il Padrone della
Vigna, in questo caso è Lui il Vignaiolo che zappa e che
mette il concime affinché il fico possa riprendersi e
possa portare frutti.
"Colui che è" si manifesta continuamente anche
a noi e ci chiama al ritorno completo a Lui, e quando ne abbiamo
bisogno si prende particolare cura di ciascuno di noi, perché
portiamo i frutti, con la nostra fattiva collaborazione, per
i quali siamo stati mandati. Gesù "E' il medico"
che non è venuto per i sani, ma per i malati
Sii Misericordioso
"Il padre Teodoro chiese al suo santo abate: - Padre, dammi
il consiglio che stimi il più importante per vivere veramente
da cristiani. Ebbe questa risposta: - Va', Teodoro, abbi misericordia
con tutti: sarai sicuramente gradito a Dio!".
Se vogliamo vivere bene la Quaresima, non dobbiamo indurire il
nostro cuore, ma ascoltare la Parola del Signore.
Preghiamo senza saperlo?
In un'intervista concessa a Nazareno Fabbretti, Giorgio La Pira
rilevava che l'uomo moderno prega più oggi che nel passato,
e senza rendersene conto: basta che apra il giornale!... il monachesimo
antico fuggiva dal mondo per trovare Dio. La nostra preghiera,
oggi, è per molti aspetti il contrario. Bisogna piuttosto
fuggire dall'aristocrazia sterile di certi silenzi disincarnati
e di certe solitudini disumane e ricuperare il senso e la presenza
di Dio nel tumulto e nello scandalo della sofferenza e dell'angoscia
umana. Anche leggendo il giornale si può, si deve pregare.
Davanti ai resoconti dell'odio, della violenza, della stupidità
- anche della carità, della pazienza, della dedizione
e della speranza dell'uomo, davanti cioè alla "cronaca
bianca" - si è meglio in grado di accettare la sfida
che il bene e il male diversamente gettano di continuo alla nostra
sete. Aprire il giornale può essere per noi come per Pietro
nella visione di Giaffa, vederci offrire ogni specie di "animali
immondi" e magari sentirne il vomito; ma anche udire e accettare
l'ordine di Dio: nulla è immondo; prendi e mangia"
(cf. Gazzetta del Popolo, 6/11/1977).
Conversione
Fu chiesto a Malraux: "Quanto tempo occorre per ripulire
Parigi?". La risposta fu prontissima. "Un quarto d'ora,
se ciascuno pulisce davanti alla sua porta e alla sua casa".
La conversione del mondo sta tutta li, in questo sforzo comune
di far piazza pulita del peccato, ciascuno nella propria coscienza.
Il tesoro non più ritrovato
Una signorina, orfana dei genitori, abitava in un castello e
ci teneva molto alla sua nobiltà.
Una volta venne da lei la figlia d'un povero muratore tutta affannata:
Mio padre sta per morire. La prego di venire subito da lui, perché
ha da dirle una cosa molto importante!
Ma la nobile signorina non volle andare.
Non era passata un'ora che la figlia del muratore tornò
ancora trafelata:
- Signorina, la prego, venga in fretta. Sua madre durante l'ultima
guerra ha fatto murare molto oro e argento: un tesoro. Mio padre
glielo avrebbe dovuto dire solo quando lei fosse diventata maggiorenne,
ma, poiché egli sta per morire, glielo vuol dire subito.
Questa volta la nobile signorina corse più che potè,
ma quando arrivò alla casa del muratore era appena spirato.
In seguito essa fece rompere i muri del castello in molti punti.
Troppo tardi. Inutili tutte le ricerche. Non ci fu modo di ritrovare
il tesoro! - (Cf. C. SCHMID in Enciclopedia Catechetica, E.P.).
Dio è benevolo anche
con i cattivi! (Lc 6,35).
Dio, che è padre amoroso di tutti, vedendo troppi infelici
sulla terra, stabilì una schiera di angeli ausiliari e
gli esercitò alla consolazione. Poi gli spedì nel
mondo.
Ad alcuni angeli furono affidati gli orfani e le vedove, che
hanno estremo bisogno di tenero affetto. Ad altri fu demandata
la cura dei vecchi e dei moribondi, la cui solitudine è
senza confini.
Gli handicappati e i malati ebbero la tutela di angeli sensibili
al loro duro dolore. Anche i poveri ebbero potenti avvocati e
benefattori. Sembrava così che ogni sorta di sofferenza
sulla terra avesse almeno un angelo consolatore.
Era rimasta fuori però una sola grande categoria di infelici,
sia perché nessuno li credeva tali, sia perché
tutti stavano alla larga da loro. Ma i loro gemiti non sfuggirono
al cuore del Padre. Chi mandare a consolare la tristezza immensa
dei cattivi, dei peccatori, perché proprio di questi infelici
si trattava? Un angelo? Forse non sarebbe bastato o sarebbe andato
malvolentieri.
Allora Dio, padre di tutti, disse a suo Figlio:
- Nel mondo c'è della gente che nessuno vuol consolare:
i peccatori. Va' tu, figlio a portar loro la gioia d'una nuova
vita, d'un nuovo amore.
Il Figlio di Dio non aspettava altro, anche perché, per
salvarli, c'era bisogno proprio di lui. Con l'aiuto dello Spirito
consolatore, scese dal cielo, visse tutta la vita con i peccatori,
li trattò da amici, morì per loro, per tutti, perché
tutti sono peccatori.