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      TEMPO DI QUARESMIA - ANNO LITURGICO C  | 7 marzo 2010 / 3a Domenica
     LITURGIA e LETTURE DELLA DOMENICA   | Omelia di approfondimento


LA PAZIENZA DI DIO NON CONOSCE LIMITI, MA...

La liturgia del tempo di Quaresima continua la sua opera di catechesi facendoci meditare oggi sul senso della nostra fede dopo averci ammaestrato sul significato delle tentazioni (prima domenica) e sull'importanza della preghiera (seconda domenica). Fondamentale è il messaggio dell'odierna prima lettura tratta dal libro dell'Esodo.

Il pastore Mosè si spinge con il gregge fino alle pendici del monte Oreb. Probabilmente, durante un temporale, violento ed improvviso, un fulmine si scarica contro un cespuglio rinsecchito e lo incendia. Essendo la zona ricca di elementi bituminosi la combustione è lenta e prolungata attirando, così, l'attenzione del curioso Mosè.

Ma mal gliene incolse! Dio lo aspettava al varco! Sono finiti i bei tempi del suo girovagare libero per il deserto al seguito del gregge. La vocazione di liberare il popolo ebreo dai sorveglianti egiziani e dalle sofferenze lo aspetta e l'unica carta che gli viene messa in mano è quella di presentarsi come l'inviato di Dio.

Ma non di un dio fasullo del valore di quattro copechi, ma di Jahweh che si presenta come "Io sono colui che sono!". Questo, forse, suona bene, ma che cosa vuol dire? Il significato è molto profondo. Con questo modo di definirsi Dio vuole comunicare che Lui ha una Parola sola ed una faccia sola. Quello che promette lo mantiene. Non racconta bugie perché è la Verità. Non fa preferenze perché è il Padre di tutti. Non odia perché è il Perdono.

Non fa sconti perché è la Giustizia. Comprende la debolezza perchè è la Misericordia. Inoltre Pace è il suo modo di relazionarsi. Appunto perché Lui è "Io sono colui che sono", vuole e pretende che chi si riconosce in Lui sia una persona veritiera, leale, giusta, misericordiosa, pacifica, capace di perdono senza nascondersi dietro maschere ed ipocrisie.

Nel deserto dell'esistenza, la vita è dura ed impegnativa e richiede donne ed uomini veri, capaci di mantenersi fedeli all'Alleanza e non quaqquaraquà senza arte né parte. Il mondo necessita non di bigottoni parolai e pelandroni ma di credenti che non hanno paura di battersi per la giustizia e di denunciare profeticamente tutto ciò che sa di ipocrisia, falsità e violenza.

Essere credenti in Dio comporta sapere amministrare il potere senza approfittarne; avere sempre la schiena diritta davanti ai potenti,; non inginocchiarsi davanti a nessuno che non sia Dio; non trasformarsi in accattoni di prebende laiche o religiose; pregare pensando; non appropriarsi di quello che appartiene a tutti. Nell'attraversare il deserto, durante i quaranta anni dell'Esodo, ci ricorda Paolo nella seconda lettura, non tutti riuscirono a portare la pelle nella Terra Promessa.

Quelli che sprecarono il fiato nelle mormorazioni, nei piagnistei esistenziali, nelle paure del rischiare o consacrarono la maggior parte del loro tempo nel tramare alle spalle, ben presto furono incapaci di restare in piedi e scomparirono inghiottiti nel silenzioso nulla del deserto della penisola del Sinai. Anche Gesù, nel brano evangelico, va giù sul pesante.

Il Regno dei cieli da Lui predicato e testimoniato non è fatto per mammolette belle da vedere ma inutili; non è roba per gladioli profumati ma inconcludenti; in esso non c'è posto per edere rampicanti maestose ma parassitarie o per alberi di fico privi di frutto e ricchi solo di foglie per nascondere le proprie nullità.

La pazienza di Dio non conosce limiti, la sua generosità, nel concederci tutto ciò di cui abbiamo bisogno per essere in grado di vivere come suoi degni figli, è sconfinata, il concime della sua grazia non ci viene mai meno. Di questo dobbiamo essergliene grati.

Tuttavia non dobbiamo mai dimenticarci, soprattutto durante questo periodo di quaresima, che di fronte alla nostra sterilità esistenziale non esiterà neppure un istante a mettere mano alla scure.

Questo potrebbe non essere piacevole per nessuno. Il taglio sarà tanto più radicale e profondo quanto più noi, pur essendo stati amati da un amore sconfinato, ce ne saremo brillantemente fregati crogiolandoci nel nulla della nostra incapacità di amare e servire Dio nella nostra persona e nel prossimo.

                                                            D. ERMETE TESSORE sdb - E-Mail:  ermete.tessore@31gennaio.net

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