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      TEMPO di NATALE - ANNO LITURGICO C     |  S. Famiglia - 27 dicembre 2009
     LITURGIA e LETTURE DELLA DOMENICA    
|   Sussidio per l'Omelia


AFORISMI...



""Purtroppo ci siamo così abituati a case senza bambini e a chiese senza poveri, che abbiamo l'impressione di starci bene. I bambini scomodano, i poveri scomodano!". Primo MAZZOLARI.

"Il problema negativo non è quello di un figlio illegittimo, ma quello del genitore illegittimo: cioè il problema di un uomo e di una donna per i quali la nascita di una creatura è soltanto un incidente". Nazareno FABBRETTI.

"Le azioni dei teddy boys e dei blousons noir sono, in larga misura, la reazione di rivolta e di disgusto di una gioventù che si vendica per non aver trovato amore nel proprio focolare". CARD.Leo J. SUENENS.

"Il Messia venne ad erigere un tempio in terra. Questo santuario fu iniziato nella famiglia" KARL KEPPLER."

RIFLESSIONI...


Abbiamo fatto memoria della Nascita di Gesù. L'unico grande dono che il Padre ha voluto per il Figlio nato a Betlemme è stata una famiglia degna di Lui Uomo-Dio.
Il primo miracolo che Gesù fa, sollecitato da sua Madre, è per una coppia di Sposi che sta creando una Famiglia.

La Famiglia nel pensiero di Dio è fedeltà all'Amore, sostenuto dall'Amore di Dio.
Nella preparazione al Natale, abbiamo approfondito la figura di Maria (Immacolata e IV dom Avvento), tutto l'Avvento ci ha aiutato a riflettere sul Dio Bambino. In questa festa della Sacra famiglia vi lascio una lunga citazione che don Pasqual Villanueva Chavez ha detto nell'omelia in questo 18 dicembre quando a Valdocco i Salesiani hanno commemorato i 150 anni della nascita della Congregazione commentando la figura di San Giuseppe.

Dio per salvare gli uomini ha bisogno di uomini. "Mistero della sua bontà: solo Lui può salvare, ma salva soltanto con noi e per noi. Lo ha ricordato il vangelo: Dio si è servito di Giuseppe, uomo semplice e di profonda fede, per portare avanti la sua storia di salvezza incentrata in Gesù. Giuseppe non ostacola il disegno di Dio, entra nel mistero anche senza comprenderlo fino in fondo, si fida del suo creatore e collabora con docilità e fiducia. Dio, per realizzare il proprio disegno, la sua volontà, si serve sempre degli uomini che la accolgono e la fanno, anche se spesso misteriosa e incomprensibile. Giuseppe fu uno di quelli che, con l'obbedienza della fede, visse la sua chiamata nella ricerca di Dio e del suo volere, e portò avanti con Dio il meraviglioso disegno di salvezza. Nel figlio, che non è stato suo né mai lo diventerà in realtà, perché non sarà genitore ma padre, Giuseppe offre qualcosa di sé, la rinuncia a un presente da lui gestito per permettere a Dio di gestire la sua vita e realizzare la sua storia di salvezza.

Giuseppe è giusto non per quello che fa, ma perché rinuncia a portare avanti il proprio progetto personale; non offre a Dio quello che ha, rifiuta di darsi quello che ha sognato, una famiglia propria, un proprio figlio. Fonda così la vita sulla parola di Dio, appena intravista in sogni; non si difende da essa né la interpreta accomodandola ai propri desideri; legge gli avvenimenti e li comprende nella misura in cui interiorizza, appropriandosene, la Parola e la vive nel proprio quotidiano.

Fare la volontà di Dio non lo esilia dal mondo né lo rende indifferente di fronte ai bisogni altrui. Esiste, tuttavia, una condizione previa per arrivare all'obbedienza a Dio, ed è restare in dialogo con Lui. Per riuscire a sapere che cosa vuole Dio da lui, Giuseppe deve impegnarsi ad ascoltarlo: soltanto chi sa ascoltare riesce a sapere a che cosa obbedire; solo colui che si pone in religioso ascolto è 'impiegato' dal Signore per i suoi piani a vantaggio degli uomini, come lo furono Maria e Giuseppe, e come lo furono Giovanni Bosco e i 17 giovani che con lui fondarono la Congregazione Salesiana".

ESEMPI UTILIZZABILI


Il secchio di Nazareth
S. Vincenzo Ferreri raccontava questa breve storia: la Madonna di buon mattino prende il secchio per andare ad attingere l'acqua. Giuseppe le vien dietro per toglierle quel secchio mano e portarlo lui, ma il Bambino Gesù se ne impadronisce prima di tutti dicendo: "Vado io a prendere l'acqua". O Signore, perché ti metti a fare questi lavori? Perché non ci pensate voi, Maria e Giuseppe? Essi rispondono: "Noi volevamo farlo, ma Lui non ce lo permette". Perché mai Gesù Bambino? "Perché i giovani sappiano un giorno", ribatte il Cristo, "che io ho lavorato, e lavorato aiutando i miei in casa, innanzitutto, e senza vergognarmene

Consacrazione
La solidarietà tra i popoli e in ogni società nasce sempre dalla solidarietà familiare intesa come effetto dell'unione di tutti i familiari con Dio, nel mondo soprannaturale. A questo fine la beata Aletta, madre di S. Bernardo, seguiva l'uso bretone di consacrare a Dio i suoi sette figli appena nati: per quello che riguarda Bernardo, futura gloria di Cìteaux, questa saggia madre "Lo alzò verso il cielo quanto più poteva e lo consacrò al Signore perché fosse santo". Una delle grandi promesse che Gesù fece alla sua confidente di Paray-le-Monial, S. Margherita Alacoque, è questa: "Benedirò le case dove sarà esposta e venerata l'immagine del mio Cuore

Ho pensato ai miei vecchi genitori
Tre giovani africani furono fatti entrare nella capanna delle riunioni. Il Capo era seduto in fondo, circondato dai vecchi guerrieri. I ragazzi gli s'avvicinarono. - Per sei giorni - egli disse, parlando lentamente - siete stati lasciati nella foresta per mettere alla prova le vostre capacità, affinché noi potessimo giudicare se siete degni di essere considerati guerrieri. Siete ritornati sani e salvi, nonostante i mille pericoli. Ma non basta. Che cosa avete fatto per meritare il nome di guerrieri?
Tra l'attento silenzio degli uomini della tribù, i ragazzi narrarono le loro imprese. Uno aveva ucciso un leopardo, un altro aveva lottato con un pitone. Solo il terzo dei ragazzi non parlò.
- E tu, Mamadù, che cosa hai fatto? - chiese il Capo.
- Ho preso un orcio di miele dalle api selvatiche - rispose sommessamente Mamadù.
I ragazzi sorrisero. Che cos'era rubare del miele dalle api? Ci voleva pazienza, audacia anche, ma non era una prova degna di un guerriero della tribù.
- Perché hai preso il miele e non hai cacciato qualche animale feroce? - chiese il Capo.
- Tu sai - rispose Mamadù - che i miei genitori sono vecchi e malati; dovevo pensare a loro e l'ho fatto portando loro il miele.
Il Capo si alzò. Tese la lancia verso Mamadù e disse: - Prendila, perché fra tutti tu sei il più degno. Prima di essere cacciatore, un uomo deve essere uomo. E c'è solo un modo per sapere quando egli è tale: quando sopra ogni cosa egli mette l'amore e il rispetto per i propri genitori. - ALBERTO MANZI.

                                                                         D. TOMMASO DURANTE sdb |  E-mail:  tduranteicp@pcn.net 

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