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      TEMPO di NATALE - ANNO LITURGICO C      |  Santo NATALE - 25 dicembre 2009
     LITURGIA e LETTURE DELLA DOMENICA C  
|   Omelia di approfondimento


DIO CI AMA!

VANGELO : "Il Verbo si fece carne e abitò tra noi" (Gv. 1,1-18)
l Vangelo di questa Messa ci presenta il prologo del Vangelo di San Giovanni.
Secondo una diffusa opinione tra gli esegeti odierni, più che vedere nel Prologo una prefazione o un'introduzione a tutto il Vangelo, si deve vedere in esso un inno a Gesù recitato nella liturgia dalle comunità cresciute alla scuola di San Giovanni.

L'inno è sorto in un particolare ambiente della primitiva comunità cristiana, animata dalle idee del discepolo prediletto. L'evangelista lo ha poi messo all'inizio del suo Vangelo e lo ha collegato ad esso con incisi redazionali, che riguardano la figura di Giovanni Battista
(Se si tolgono alcuni versetti (vv. 6-8.13.15 e forse 17), abbiamo un inno ritmico a Gesù Verbo di Dio, celebrato nelle sue relazioni con Dio, con la creazione e con gli uomini. Il pensiero si sviluppa in ondate successive e lo stacco non è netto e definitivo, perché l'idea successiva è già contenuta in quella precedente.

Possiamo dividere l'inno in tre strofe:

* la prima tratta dell'essere preesistente del Verbo presso Dio (1,1-5);
* la seconda descrive il destino storico del Verbo (6-13);
* la terza afferma il suo significato salvifico per gli uomini (14-18). )

Il Prologo di San Giovanni è di una così grande densità per il suo contenuto teologico, che non può certamente essere oggetto di una esegesi particolareggiata in un'adunanza liturgica. Dev'essere piuttosto oggetto di una prolungata e amorosa meditazione personale.

"E il Verbo si è fatto carne".
Gesù è venuto per incontrare ciascuno di noi. Ci è stato insegnato a ripetere: "Gesù è venuto per me"; e questo certo non in senso egoistico.
La fede ci insegna che un giorno tutti gli uomini dovranno presentarsi davanti a Gesù per fare i conti e discutere la loro vita con Lui. Noi però non vogliamo attendere quel giorno.
E' preferibile discutere oggi la nostra vita con Gesù: ci si presenta sotto le sembianze di un tenero Bambino. Sarà più facile intenderci...

Da quando è nato il Bambino di Betlemme che cosa è cambiato in ciascuno di noi? Possiamo rispondere in termini radicali: tutto e niente! Dipende da me e da voi: il dilemma è qui: o accettare o rifiutare Gesù nella nostra vita.
Possiamo accettarlo come Paolo e allora diremo: "Non vivo più io, ma è Gesù che vive in me" (Gal. 2,20); "Per me vivere è Gesù" (Fil. 1,21). Programma troppo arduo? Eppure Paolo scriveva queste frasi a gente uscita da poco dal paganesimo, tuttora avvolta da vizi piuttosto gravi (basti pensare agli indisciplinati di Tessalonica, all'incestuoso di Corinto...).
Paolo invita ad imitare il suo esempio: "Fratelli, siate miei imitatori, come io lo sono di Cristo" (Fil. 3,17).

Il Natale è un avvenimento gioioso: è una festa: il Figlio di Dio diventato Figlio dell'Uomo si fa nostro amico e compagno di viaggio, nostro socio nell'avventura terrena.
Spesso noi ci lamentiamo della solitudine, della difficoltà di comunicare con gli altri, dell'incomprensione . Ed è vero, perché gli amici non si trovano ad ogni passo: chi trova un amico, trova un tesoro!...

Non è facile stabilire un rapporto di amicizia con Gesù, persuaderci della sua presenza a livello psicologico, giungere a parlare con Lui non con un monologo, ma con un dialogo.
IL Natale è un'ottima occasione per dare inizio a questo clima di familiarità.
Dobbiamo desiderare di entrare in amicizia intima, personale con Gesù e farne richiesta a Lui stesso. Dobbiamo svolgere una specie di autoeducazione.

Il Natale provoca qualche cosa di analogo anche per il cristiano, per il religioso: dobbiamo educare il Bambino Gesù in noi stessi, farlo crescere in noi e negli altri.
Quando si ha una lieta notizia, si sente il bisogno di comunicarla agli amici, a tutti. Dal nostro stesso volto, anche se non parliamo, traspare la gioia che è dentro di noi. Se si è lontani, si corre a portare il lieto annunzio agli altri.
Quando si ha il cuore pieno di Gesù, perché si è entrati nella sua amicizia personale, si sente il bisogno di comunicarlo a tutti.

Così Isaia vede i messaggeri, che vengono ad annunciare la pace e la gioia al suo popolo tribolato e definisce "belli i loro piedi". Dio stesso si è fatto premura di rivelare agli uomini, sia per mezzo di Angeli, sia con altri segni, la nascita di Gesù: uno squarcio di gloria ha avvolto la nascita di Gesù.

Anche in questo Natale la Chiesa ci invita a "cantare un canto nuovo" al Signore. Non si tratta solo della nostra voce, ma della nostra vita, che deve diventare un cantico di lode. Per molti è solo un giorno di letizia esteriore. Dobbiamo aiutare tanti fratelli a scoprire la vera realtà del Natale: Gesù amico delle nostre anime.

Noi siamo i portatori di un messaggio di salvezza, che non possiamo tenere solo per noi, perché esso è destinato a tutti gli uomini e la sua diffusione è affidata a ciascuno di noi.

Gesù è veramente "Emanuele", cioè Dio con noi; da lui abbiamo ricevuto, e riceviamo, "grazia su grazia". C'è quindi in noi un sacro dovere di riconoscenza di comunicare ai nostri fratelli la gioia che ci deriva dalla redenzione.

Dalla grotta di Betlemme tutti partono missionari: i pastori, i Magi, gli Angeli. Dal Natale dobbiamo sentire questo invito ad essere nel mondo, ritornato pagano, i portatori della fede, dell'amore e della gioia.

E allora che cosa è il Natale per noi? Che cosa è quel Bambino appena nato a Betlemme? Ce lo dice San Paolo: "Si sono manifestati la bontà di Dio, Salvatore nostro e il suo amore per gli uomini" (Tit. 3,4).

Natale è la manifestazione dell'amore di Dio, la personificazione dell'amore di Dio. Ora siamo certo: Dio ci ama. Non a parole. E' sceso Lui stesso sui nostri passi erranti. E' venuto in mezzo a noi: "Piantò le sue tende tra noi" (Gv. 1,14).
E' diventato uno di noi, per poterci amare con un cuore d'uomo, per farci sentire la vicinanza del suo amore, la tenerezza del suo affetto.

Stacchiamoci, almeno per poco, dalla cornice con cui abbiamo alterato la festa di Natale.
Lasciamo stare le luminarie, le cornamuse e anche i presepi di gesso o di legno. Chiudiamo gli occhi alla luce esteriore e immergiamoli nella luce di Dio. Gustiamo la gioia di sentirci amati - e quanto! - da Dio, in Gesù, nostro fratello, nostro amico. Sentiamo il battito di quel cuore, ancor tenero, e diciamo con fede: "E' per me!".

NB/ Qui si potrebbe usare la conclusione riportata sotto (1) - Oppure come segue:

La commemorazione del Natale ripete questa proposta dell'amore divino per ciascuno di noi: Gesù è nato, il prezzo del riscatto è stato pagato, ora tocca a ciascuno di noi attingere l'amore da quel Cuore divino e portarlo a tutti: dobbiamo portare Gesù alle anime, diventando Suoi apostoli.
I veri amici di Gesù sono tutti apostoli.


Il ragazzo Guido di Fontgalland si immolava per salvare anime.
Il pomeriggio di un giorno andò col fratello ad un circo equestre. Alla istitutrice che gli domandava che cosa aveva visto, rispose: "Invece di guardare gli esercizi equestri, cercavo di contare quanti erano i ragazzi e le persone grandi, e quante di esse amavano il buon Gesù: domani nella mia Comunione pregherò per quelli del circo".
Le sue preghiere servirono a convertire un fanciullo del circo di nome Ugo e con lui un giovane della compagnia equestre di nome Tom Tim Pouce.

Impariamo anche noi dai piccoli, come si ama veramente Gesù e ci si sacrifica per salvare le anime.
La Madonna che ci ha regalato Gesù Bambino, insegni anche a noi come si fa a portare Gesù a tutte le anime.

(1) Seconda conclusione:

Per questo, ogni giorno nella S. Messa, Gesù ripete misticamente la sua nascita, unita alla sua passione e morte: perché vuol nascere in ciascuno di noi. Tra poco nella S. Messa sarà sul nostro altare, pronto per essere mangiato da noi... Ecco il nostro Natale realizzato in pieno, non ridotto ad una semplice rievocazione storico-sentimentale...

Sgorga quindi spontaneo dal nostro cuore un inno di ringraziamento alla Madonna, che ci ha portato Gesù, nostro cibo, nostro amico, nostro TUTTO.

                                                                                                                         D. SEVERINO GALLO sdb, (+ 2007)

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