Omelia per
la Messa dell'Aurora
In questa liturgia eucaristica, chiamata "dell'Aurora",
la Chiesa propone alla nostra riflessione il racconto evangelico
di S. Luca, che pone in primo piano i pastori ed il loro comportamento
all'annuncio della nascita del Salvatore.
I pastori sono una categoria
di persone poco considerata, anzi disprezzata dai rabbini perché,
a motivo del lavoro svolto seguendo le greggi, non sono assidui
alle riunioni della sinagoga, né tanto scrupolosi nell'osservanza
delle minuziose prescrizioni della Legge riguardanti la pulizia
e l'igiene.
Ma, proprio a questa categoria di persone, prima che a tutte
le altre , viene recato il lieto annuncio degli angeli: "Vi
annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo;
oggi vi è nato nella città di Davide un Salvatore".
I pastori rappresentano i "poveri",
gli umili, i disprezzati, i "piccoli". Ad essi, dirà
Gesù, il Padre ama rivelare i suoi misteri, perché
non sono chiusi nel loro orgoglio e prigionieri dei loro pregiudizi.
Ai pastori l'angelo dà un "segno" per riconoscere
il neonato salvatore. Niente di eccezionale, anzi, un fatto molto
comune: "Troverete un bambino avvolto in fasce, che giace
in una mangiatoia".
Niente di più. Eppure i pastori ritengono sufficiente
questo "segno", lo accolgono senza riserve, perché
il loro cuore è semplice, senza pretese, sgombro da qualsiasi
preconcetto.
I pastori "trovano il bambino che giace in una mangiatoia".
Nella fragilità e nella piccolezza di un bimbo si rivela
la presenza di Dio, e i pastori non si meravigliano, non si scandalizzano,
ma hanno, nella loro semplicità, gli occhi per riconoscerlo!
Occorre avere la semplicità
dei pastori per riconoscere la presenza di Dio nel volto di ogni
uomo, anche se sfigurato dalla miseria o dal vizio.
"Dopo averlo visto (i pastori) riferiscono ciò che
del bambino era stato detto loro". Hanno scoperto qualcosa
di immensamente grande e sentono il bisogno prepotente di comunicarlo
a tutti.
I pastori, comunicando con entusiasmo ciò che hanno "visto
e udito", suscitano stupore e meraviglia in tutti coloro
che li ascoltano, ma pochi li seguono; stupore e meraviglia purtroppo
rimangono sentimenti superficiali e passeggeri.
È il rischio che anche
per noi il Natale sia solo l'emozione di un momento che passa,
senza lasciare traccia nel profondo dell'anima.
Ben diverso è l'atteggiamento di Maria, e l'evangelista
Luca lo sottolinea. Ella non solo riceve il messaggio dei pastori,
ma lo custodisce nel cuore, lo medita, lo approfondisce nella
fede. Maria collega e mette in relazione le cose udite dai pastori
con quanto già le era stato rivelato del bambino, con
quello che le Scritture e i profeti avevano preannunciato di
Lui. Il racconto dei pastori fa comprendere meglio anche a lei
il piano di Dio intorno a quel suo bambino. "Maria è
la donna del silenzio meditativo che vive la beatitudine di coloro
che 'ascoltano la Parola con cuore buono e perfetto e la custodiscono"
.
I pastori "glorificano"
e "lodano Dio per tutto quello che hanno udito e visto".
Uniamoci anche noi alla loro liturgia di lode e di ringraziamento
a Dio perchè nella nascita di Gesù "si sono
manifestati la bontà di Dio e il suo amore per gli uomini",
Dio ci ha realmente salvati "per sua misericordia mediante
un lavacro di rigenerazione" (il battesimo), e ci vuole
tutti "eredi della vita eterna" (2" lettura).