NOI
DAVANTI A CHI CI INGINOCCHIAMO?
Non vi è
nulla di più drammatico del momento della nascita e della
morte. Dal fatto che il nascere ed il morire fanno parte della
natura, deriva che sono esperienze uniche ed irripetibili, da
vivere nella solitudine e nel mistero.
La moderna
scienza medica ha reso meno traumatici questi due istanti insostituibili
dell'esistenza, ma non ha intaccato minimamente lo spasimo dell'attesa,
né diradato la nebbia del timore che li circonda tuttora.
Anche nel Natale
c'è ben poco di umanamente rassicurante.
Incerto è
il luogo dell'accadimento (stalla o grotta?);
misterioso
è il concepimento verginale;
senza identità
precisa sono i pastori (razza poco raccomandabile per la mentalità
del tempo);
creature spirituali, e quindi sfuggenti,
sono gli angeli;
senza contorni netti le persone
di Maria e di Giuseppe.
Ad aumentare
la confusione presto arriveranno da non si sa dove, portando
non si sa cosa, tre oscuri personaggi che la tradizione ha chiamato
Magi senza spiegare che cosa questo termine veramente significhi.
Insomma grande
è il mistero che veleggia su Betlemme e dintorni. E poi
perché proprio Betlemme, piccolo villaggio insignificante,
aggrappato ad una collina posta ai limiti del deserto di Giuda
arido e sassoso?
Lo stesso legame
biblico con il re Davide (personaggio storico o mito?) appare
molto fragile ed aleatorio per giustificare la nascita dell'Emmanuele
nell'antico abitato di Efrata. Se ci avviciniamo al Natale con
la nostra mentalità logica e razionale, ci cacciamo nel
ginepraio delle domande senza risposta e delle affermazioni non
supportate da documenti storici.
Il panorama
cambia radicalmente se ci lasciamo prendere per mano da Matteo
e Luca e ci facciamo illuminare da Giovanni.
Fidarsi degli
evangelisti vuol dire trovare il coraggio di fare il salto, assolutamente
necessario, nel mondo della sola fede.
Solo così
nel Bambinello sapremo cogliere non solo i suoi aspetti umani,
che ci spalancano l'universo dei sentimenti e della tenerezza
che ci spingono verso il tanto decantato, ma inconsistente, "volemose
bene" tipico della pubblicità natalizia, ma soprattutto
il Verbo che si incarna nella nostra natura per liberarci dalle
ricadute umilianti dell' amara realtà di essere peccatori.
Con l'Incarnazione
il peccatore, da essere impuro cacciato ai margini della società
civile del tempo dominata dal formalismo legalistico, viene messo
al centro dell'interesse e chiamato ad essere testimone ed annunciatore
della Buona Notizia.
I pastori ed
i magi hanno alle spalle una robusta fama di essere dei ladri
e degli imbroglioni tanto da essere catalogati nel genere delle
persone da evitare da parte dei "puri". Ogni contatto
con loro richiede una pronta purificazione rituale, al pari della
malattia della lebbra.
Eppure sono
loro che affollano la scena della nascita di Gesù; sono
loro che si fidano degli angeli facendo proprio l'invito ad andare
a Betlemme; sono loro che non si limitano a gioire per la nascita
di un bel bambino ma bucano il mistero riconoscendo in Lui il
tanto atteso Messia.
Accanto a Giuseppe
e Maria non ci sono i giusti, i retti, i puri, i potenti, i benpensanti,
i moralisti. Il silenzio, l'umiltà, il bisogno di perdono
e di pace, la sete di giustizia, l'attesa del Messia, la vigilanza
esistenziale non trovano spazio nel cuore di chi non si sente
bisognoso di essere liberato dal male. Chi non ha sperimentato
sulla sua pelle la fragilità e le contraddizioni del vivere,
non aspetta nessun Salvatore.
Chi sta appallottolato
nel tepore del proprio egoismo narcisistico è blindato
nelle sue certezze e non ha bisogno di nessuna Buona Notizia.
Chi bazzica nelle sale parto degli ideologismi bislacchi disdegna
il Logos che si fa carne.
Lo straordinario
del Natale di Betlemme è che chi, pastori e magi, non
ha libero accesso al Dio del Tempio, diventa ospite privilegiato
del Dio che si fa uomo.
Noi davanti
a chi ci inginocchiamo?
Quale Dio adoriamo?
Il nostro cuore è tempio o capanna?
Il
nostro Natale è semplice appuntamento di calendario o
rendez-vous con Colui che, solo, può liberarci dalle nostre
miserie?
Nel Bambinello chi vediamo?