IL NATALE
E' VICINO: DISPONIBILITÀ' - FEDE
1 LETTURA: "E tu, Betlemme..." (Mic.5,2-5)
Nella prima lettura il profeta
Michea rivolge la parola alla piccola città di Betlemme
e, in uno stile oscuro e misterioso, fa una predizione:
a) Annuncia
il Re di Israele:
Una donna, non ben precisata,
darà alla luce un bambino in Betlemme-Efrata. Betlemme
era stata la patria di Davide, il quale d'altra parte era conosciuto
come proveniente da Efrata (cfr. 1 Sam. 17,2).
Le "origini" del fanciullo sono dunque antichissime
e non ben determinate; e questo sta a significare che egli proviene
da una stirpe molto lontana.
Il suo dominio si estenderà non solo su Giuda, ma su tutto
Israele, al pari di Davide, che aveva governato su tutto il popolo
d'Israele.
La nascita di questo discendente di Davide avrà un grande
peso sulla storia: Israele sarà riunito sotto questo sovrano,
il quale darà pace e sicurezza al popolo in qualità
di buon pastore.
b) Il profeta
Michea sa dal Signore che Egli non sospenderà la sua attività
salvifica: stanno per compiersi nuovi interventi di Dio!
Ancora oggi, il Signore interviene
come salvatore nel nostro presente. La sua attività non
è finita. Secondo la profezia di Michea, la liberazione
si farà mediante un figlio della stirpe di Davide.
2 LETTURA: "Ecco, io vengo per fare, o Dio, la tua
volontà" (Ebr. 10,5-10)
L'autore della lettera agli
Ebrei cerca di spiegare ai suoi lettori, che cosa significa Gesù;
che cosa porti di nuovo rispetto alla rivelazione dell' A.T.
A tale questione di fondo, l'Autore dà una risposta fondamentale:
Gesù porta il compimento della vecchia economia.
Il brano odierno presenta una discussione rigorosamente teologica.
Citando il passo di un salmo, l'Autore dimostra come il sacrificio
di Gesù ha ormai rimpiazzato tutta la liturgia dell' A.T.
L'argomento viene sviluppato punto per punto.
- Il dialogo avviene tra il
giusto e Dio nel Salmo 40, viene applicato a Gesù. Dio
non si aspetta da Lui alcun sacrificio, ma vuole la sua carne,
cioè Lui stesso, la sua vita (v. 7).
- Il giusto si abbandona a Dio con
obbedienza totale. E' questa la parola programmatica, nella quale
si compendia e si esprime tutta la vita di Gesù.
Le conseguenze
sono decisive:
- l'autosacrificio obbediente
di Gesù ha sostituito in pieno tutte le vittime, e perciò
tutta la liturgia sacrificale dell'Antico Testamento.
- Scopo dei sacrifici
dell'Antica Alleanza era quello di rendere gli uomini accetti
("santi") a Dio. Tale scopo è stato mediante
il sacrificio di se stesso compiuto da Gesù.
A Dio non interessano tanto
i doni che gli offriamo o le parole che sappiamo dirgli, quanto
piuttosto la nostra reale obbedienza, che impegna tutto il nostro
essere, tutta la nostra vita.
Questo si mostra in maniera evidente in Gesù: Egli non
presenta a Dio delle vittime, ma immola se stesso.. Basta questa
sola immolazione per santificare tutti gli uomini.
Solo mediante il sacrificio che Gesù ha fatto di se stesso
noi possiamo santificarci.
NB/ Tutta
questa precedente parte, a seconda dell'uditorio, si può
tralasciare...
VANGELO: "Maria si mise in viaggio..." (Lc.
1,39-48)
Per comprendere meglio il significato
dell'incontro tra la Madonna ed Elisabetta, teniamo presenti
questi elementi: il movimento del bambino nel grembo materno,
viene preso da Elisabetta come "segno" della presenza
del Signore.
Elisabetta, ripiena di Spirito
Santo, incomincia a profetare.
Ispirata dallo Spirito, non solo benedice la Madonna a causa
della sua privilegiata maternità, ma fa anche una confessione
di fede cristologica in Gesù Signore ( Kyrios), chiamando
Maria "Madre del mio Signore".
La Madonna viene dichiarata beata per la sua fede. Prima ancora
che si realizzi quanto predetto dal Signore per mezzo dell'Angelo
(1,32), ella ha già aderito a quella parola, non perché
sappia, ma perché crede.
La fede, sia nell'Antico che
ne Nuovo Testamento, si fonda sulla certezza che Dio abita in
mezzo agli uomini. Nell' A.T. la tenda, il tempio, l' Arca erano
i "sacramenti", i segni di tale misteriosa presenza.
Nel N.T. questa presenza si manifesta nella persona di Gesù,
portata prima da Maria, arca della Nuova Alleanza, e prolungata
poi nella Chiesa, di cui Maria è modello. In sintesi,
il Vangelo odierno, vuol dire che la Madonna portò Gesù
a S. Elisabetta e Giovanni sussultò di gioia
Ma la Madonna vuol portare Gesù anche a noi.
Il Natale
è vicino!
E' la magica parola che risuona, in
questi giorni, dentro di noi e intorno a noi.
La liturgia quotidiana è piena di questo ripetuto annuncio
di gioia e di salvezza. Anche altre voci si aggiungono, tuttavia,
a turbare questa atmosfera interiore, che dovrebbe essere tutta
spirituale e tesa verso l'alto, e sono le voci dell'éra
consumistica, le voci del godimento, del terrenismo, di cui tutti
siamo un po' inficiati. Dobbiamo guardarci dal ridurre il Natale
a pura esteriorità.
Il Natale
è vicino!
Dobbiamo
perciò intensificare la nostra preparazione. Tutto l'Avvento
è una preparazione al grande avvenimento e alla grazia
del Natale, ma questi giorni devono vederci più impegnati,
più protesi verso Gesù che viene e vuol venire
in noi per rinnovarci.
Prepararsi al Natale significa ravvivare il desiderio:
"Vieni, Signore Gesù...". E' vivo in noi questo
desiderio? E' ardente? E' convinto? O è un semplice ritornello
imparato a memoria?
Che cosa ci
porterà Gesù? Quello che desideriamo... Ci porterà
Se stesso, e in Lui... tutto il resto.
l Natale ci ripete il grande amore di Dio, la sua misericordiosa
iniziativa. Gesù viene con le mani colme d'amore: attende
però la nostra richiesta, attende il nostro desiderio.
E' questo che fa scattare le divine promesse. Anche oggi esse
risuonano al nostro cuore...
"Sarà la pace...",
dice Michea (5,4). La promessa del Signore si concretizza oggi
in questa parola: pace.
Domenica scorsa
ci è stata promessa la gioia, oggi la pace. Gioia e pace:
due cose assolutamente inscindibili.
Non c'è gioia senza pace e, d'altra parte, non c'è
è pace senza una profonda gioia interiore.
Il nostro mondo, purtroppo,
è ancora senza pace. Innumerevoli focolai di guerra tengono
desta tra gli uomini la paura di un conflitto generale. E anche
dove la guerra non è fatta con le armi, ci sono i suoi
deplorevoli sottoprodotti: la guerriglia, la violenza, la contestazione,
il conflitto tra generazioni, i delitti, le rapine, i sequestri
di persona, i dirottamenti aerei, le stragi... Se poi scendiamo nel nostro cuore: anche lì,
vediamo che la pace non c'è. C'è l'insoddisfazione,
la solitudine, qualche risentimento, la continua lotta tra il
bene e il male, che si contendono il dominio di
E allora? Le
promesse del Signore sono fallaci? No, certamente. Tuttavia dobbiamo
dire che il compimento di esse è graduale, è lento,
è in continua realizzazione fino a che sarà giunto
il termine beato, quando Gesù "sarà tutto
in tutti".
Per ottenere questo però
dobbiamo rimboccarci le maniche...
Se la realizzazione delle divine promesse è lenta, ciò
dipende anche, in gran parte, dalla nostra infedeltà e
incorrispondenza. Siamo noi che ostacoliamo l'opera di Dio. Egli
vuole attuare il suo piano con la nostra collaborazione. Siamo
noi gli artefici, con Lui, per mezzo di Lui, del nuovo ordine,
di cui la pace è componente essenziale...
Gesù
è venuto. Siamo noi - le tenebre - che non l'abbiamo accolto;
o, per lo meno, non l'abbiamo accolto pienamente.
La liturgia odierna
ci suggerisce, pertanto, le condizioni per godere noi e far godere
agli altri la pace.
Elenchiamole: Disponibilità
- Fede - Apertura agli altri...
1. Disponibilità.
La seconda lettura mette in
bocca a Gesù queste parole: "Ecco, io vengo (...)
per fare, o Dio, la tua volontà...". La disponibilità
assoluta di Gesù al Padre è il modello della nostra:
"Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Gesù..."
(Fil. 2,5). Dio non vuole qualche opera di bene, non vuole una
parte di noi: vuole tutto; quanto abbiamo e quanto siamo... "Ciò
che conta non è dare molto o poco: ciò che conta
è dare e donare tutto!".
2. Fede.
E' un altro nome della disponibilità
a Dio.
La Madonna viene proclamata beata dalla cugina Elisabetta - e
poi dalla Chiesa - non perché è Madre del Messia,
la creatura del privilegio e della grandezza senza pari, ma perché
"ha creduto" (Lc. 1,45); cioè perché
si è data a Dio senza riserve; si è fidata di Lui;
non ha mai dubitato delle sue promesse...
Invece quanto è languida
la nostra fede! Come ci fidiamo poco di Dio! Come facciamo presto
a dimenticarci di Lui!, delle sue promesse. Soprattutto, come
dimentichiamo presto gl'impegni assunti verso di Lui!
Possiamo allora pretendere la sua pace? Possiamo rimproverarlo
di inadempienza nei nostri riguardi? Solo la fede, accompagnata
dall'umiltà, ci apre a Dio, al suo amore, ai suoi doni.
E ci apre al prossimo. Per servire gli altri, come la Madonna.
3. "Apertura
agli altri".
Guardiamo ancora a Maria! Il
personaggio tipico dell'attesa messianica. La dominatrice dell'Avvento,
l'aurora portatrice del sole. Che fa Maria dopo aver ricevuto
il grande annuncio? Va a servire la sua parente. La Madre di
Dio diventa ancella di una creatura, spontaneamente, generosamente.
Maria, riempita misteriosamente di Dio, divenuta suo ostensorio
vivente, si premura subito di diffondere sugli altri la gioia
che le era sbocciata in seno.
Ed ecco il
risultato: Giovanni Battista esulta di gioia nel seno materno.
La grazia di Gesù, portata da Maria, comincia a santificare
le anime.
Non c'è pace, non c'è
gioia fin tanto che rimaniamo chiusi nel nostro egoismo, nei
nostri privilegi, nel nostro angusto orizzonte. E invece, secondo
il comando di Gesù, dobbiamo aprirci agli altri...
Vogliamo la gioia? Vogliamo la pace? Cominciamo a uscire fuori
di noi, cominciamo a dare, a donarci. Il prossimo Natale è
un'occasione privilegiata.
Vogliamo la gioia? Offriamo la nostra candidatura a compiti gravosi
e antipatici.
La
giornata di Sr. Stella era
cominciata... la sera precedente.
La "notturna" (= la suora della notte) aveva ricevuto
un telegramma da casa in cui si annunciava che la mamma era morente.
Bisognava sostituirla in reparto.
Naturalmente si era fatta avanti lei, Sr. Stella. E non era una
novità, nella piccola Comunità dell'ospedale.
In campo di sostituzioni, di lavori supplementari, compiti gravosi
e antipatici, Sr. Stella avanzava immancabilmente la propria
candidatura. "Ho le spalle robuste...", diceva. E la
candidatura - naturalmente - veniva sempre accettata all'unanimità.
Per via delle spalle robuste di Sr. Stella.
Tutte facevano affidamento su quelle spalle. Erano come punti
fermi, una specie di Amen in ogni imprevisto e in ogni situazione
difficile.
Quella sera, dunque, Sr. Stella rimase solo un quarto d'ora con
le Consorelle, dopo la cena, e poi risalì in reparto.
Sapeva che il giorno dopo non avrebbe potuto riposare, perché
impegnata in sala operatoria. Ma era sicura di farcela.
Vedete: c'è chi trova
la propria gioia nella malattia, nella prova; altri incontrano
la gioia nell'offrire la propria candidatura a compiti difficili
e antipatici.
E noi, in chi cercheremo la gioia?
In Gesù: "delizia di tutti i Santi".
Ma anche nella Madonna: "causa della nostra gioia".
Ci aiuti proprio Lei ad offrire anche noi la nostra candidatura
a compiti difficili e antipatici nella nostra vita per diventare
canali di gioia per tutti.
D. SEVERINO GALLO sdb,
(+ 2007)