Home Page    |   Home Page - Ita  |    Home Page - Liturgia della Domenica   |  Anno Liturgico  C - 2009   |

      TEMPO di AVVENTO - ANNO LITURGICO C     |  4a DOMENICA - 20 dicembre 2009
     LITURGIA e LETTURE DELLA DOMENICA      
|   Omelia di approfondimento


"Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo"

In questa quarta domenica di Avvento, che precede immediatamente il Natale, la liturgia colloca in primo piano la figura dolce e luminosa di Maria, e ce la presenta mentre compie un gesto che non è di sola cortesia, ma di amore, di squisita carità, verso la cugina Elisabetta, incinta di Giovanni Battista; rimarrà presso di lei per tre mesi, per confortarla ed aiutarla nelle faccende domestiche.

Questa visita di Maria ad Elisabetta è un episodio tutto pervaso di gioia e di esultanza: appena giunge Maria, il bimbo che Elisabetta porta in seno sussulta di gioia; il precursore avverte la presenza di Gesù e ne gioisce; Elisabetta, illuminata dallo Spirito, comprende di trovarsi davanti alla Madre del Messia, esulta ed esclama a gran voce: "Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo"; Maria stessa esulta con il cantico del Magnificat, inno di lode e di riconoscenza al Signore per le grandi opere che ha compiuto in lei e nella storia della salvezza del suo popolo.

La presenza di Gesù è fonte di gioia per tutti; lo è anche per noi, se gli apriamo il nostro cuore.
Se pensiamo che a quei tempi le donne non godevano di molta considerazione, soprattutto se senza figli, è grandemente significativo il fatto che siano due donne le protagoniste e le prime testimoni della venuta del Signore; due donne semplici, povere e sconosciute, tagliate fuori del giro dei potenti. Dio le ha scelte per preparare la venuta nel mondo dell'eterno suo Figlio fatto uomo.

Così ha scelto la piccola ed insignificante Betlemme, quale luogo della sua nascita; una povera grotta ad accoglierlo, dei semplici e poveri pastori a riconoscerlo per primi. Queste sono le preferenze di Dio: non la potenza, ma la debolezza e la fragilità; non gli onori, il prestigio, ma l'umiltà; non la ricchezza e l'avidità, ma la povertà ed il distacco; non il dominio, il potere, ma la mitezza ed il servizio per amore.
"E tu Betlemme di Efrata, così piccola per essere fra i capoluoghi di Giuda, da te mi uscirà Colui che deve essere il dominatore di Israele … Egli starà là e pascerà con la forza del Signore". Nascendo a Betlemme, Gesù realizza questa profezia di Michea.

Nella 2a lettura, l'autore della Lettera agli Ebrei ci indica quale sia stata la disposizione d'animo fondamentale di Gesù dal primo istante della sua vita terrena fino al Calvario: fare la volontà del Padre. "Entrando nel mondo, Cristo dice: ecco io vengo per fare o Dio la tua volontà". Gesù ripeterà sovente, nella sua vita, queste espressioni "mio cibo è fare la volontà di Colui che mi ha mandato" "Io faccio quello che il Padre mi ha comandato"; fino all'offerta suprema nell'orto degli olivi: "Padre mio, se è possibile, passi da me questo calice! Però non come voglio io, ma come vuoi tu".

Facendo propria la volontà del Padre, Gesù accetta, fin dall'inizio, di immolarsi e di sacrificare quel corpo che ha ricevuto da Maria, in sostituzione di tutti i sacrifici antichi, resi inutili, per salvare l'umanità intera. Questo è il dono che Gesù ci porta nel suo Natale.

La disposizione d'animo fondamentale di Maria è identica a quella di Gesù. Maria non vuole essere altro che la serva del Signore, sempre pronta e disponibile a compiere la sua volontà: "Eccomi sono la serva del Signore! Avvenga di me quello che hai detto". E nell'incontro con la cugina Elisabetta, Maria loda il Signore "perché ha guardato l'umiltà della sua serva". Dal momento in cui ha concepito in grembo Gesù, Maria sente il bisogno di donarsi, di mettersi al servizio di altri. E corre in fretta dalla cugina Elisabetta, affronta un viaggio lungo e scomodo, per recarle aiuto.

E alla base di questa disposizione d'animo, di fare unicamente il volere di Dio, e di spendersi per amore del prossimo, sta una fede immensa, incondizionata nella Parola di Dio, una fede che diviene fiducia completa e abbandono totale al Signore. "Beata colei che ha creduto" la saluta Elisabetta. La fede di Maria è disponibilità perfetta ad accogliere l'iniziativa di Dio, e a cooperare all'opera della redenzione: "Eccomi …avvenga in me secondo la tua parola".

Maria ci insegna a credere alla Parola di Dio, a fidarci completamente del Signore, anche quando ci conduce per strade misteriose, oscure, incomprensibili. Maria ci insegna a fare la volontà di Dio, a cercare di capire la volontà di Dio, nel silenzio, nella preghiera, e di compierla con la sua grazia, anche se ciò ci può costare sacrifici e lacrime, convinti che "chi semina nelle lacrime, mieterà con gioia". Maria ci insegna a servire il nostro prossimo, a spenderci per gli altri, a soccorrere chiunque abbia necessità del nostro aiuto.

Se così facciamo, Gesù nascerà veramente anche in noi, e sarà veramente Natale per noi.
Ci accompagni la Vergine Madre che ci porta Gesù

                                                                         D. MARIO MORRA sdb - E-mail:  csdm.valdocco@gmail.com 

|  Home Page     Home Page - Ita   |    Home Page - Liturgia della Domenica   |   Anno Liturgico  C - 2009   |
        Webmaster: scudum@tiscali.it                                     -                           Visita Nr.